L’Italia che ci aspetta

crimine

Da corriere.it

A proposito di intercettazioni, Berlusconi spiega che secondo il disegno di legge che proporrà «si potranno ordinare da parte della magistratura solo per indagini su terrorismo, mafia, camorra. Per il resto, a chi le ordinasse 5 anni prigione, a chi le eseguisse 5 anni di prigione, a chi le pubblicasse 2 milioni di multa all’editore». «Noi – ha spiegato il leader di Forza Italia – abbiamo cento motivi per dire no a questa invasione della vita privata».

Spaccio di droga, usura, estorsioni, riciclaggio, truffe informatiche, sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina, eccetera eccetera. Tutto diverrà lecito. Senza intercettazioni, lo sappiamo bene, la polizia giudiziaria è cieca. Questa è l’Italia che ci aspetta, dove le procure si occuperanno solo di insulti fra condomini e di risse fuori dalle discoteche.

Ancora una volta la politica interviene sulla giustizia penale pensando a se stessa e non all’interesse generale. E il crimine ringrazia.

10 risposte a L’Italia che ci aspetta

  1. sconosciuta scrive:

    Cento motivi?
    A me ne viene in mente uno solo:
    Berlusconi tutela se stesso ed i suoi amici di merende!!!

  2. sconosciuta scrive:

    Ero convinta che il nostro fosse un paese democratico non governato da un regime politico in cui tutti i poteri sono concentrati in un solo organo individuale, che li esercita al di fuori d’ogni controllo.
    Dittatura…

  3. maria scrive:

    Ho paura di essere intercettata, infatti dopo che ho ricevuto per posta da alcuni amici, un pacco contenente un grosso tagliando utile a ritirare un vassoio di cannoli siciliani, si aggirano strani personaggi intorno a casa mia e all’entrata del panettiere mi sono stati chiesti i documenti.
    Va bene quella tessera magnetica della Servizio Sanitario, che prima non serviva a un tubo?
    Segnalo anche che, dopo la pubblicazione del post sugli Armeni, i Servizi scocciati delle interferenze sulla priorità di genocidio…mi hanno mandato un primo avviso. Perchè non riesco mai a stare zitta?

  4. sandrozagatti scrive:

    Le “giornate della memoria” non mi piacciono, come non mi piacciono tutte le celebrazioni rituali (dalle Fosse Ardeatine alle foibe, passando per il 27 gennaio). Illustri storici possono spiegare meglio di me le ragioni per cui rischiano di avere un effetto opposto agli scopi di chi le ha volute. Una delle quali è appunto quella di stabilire una gerarchia fra i morti, magari ingenerando una guerra fra morti, per stabilire chi è più morto dell’altro.

  5. donatella righi scrive:

    Forse è così come dici a un livello più elevato, di confronto politico o intellettuale. Per la maggior parte di noi possono significare un “ripasso” benefico di esperienze traumatizzanti e disastrose che è bene “tenere a memoria”, come monito.
    Purtroppo, però, la storia ci insegna che l’umanità, nonostante i ripassi, risulta piuttosto smemorata.

  6. sandrozagatti scrive:

    E’ un argomento su cui si fatica a parlare, perchè ogni parola spalanca un baratro di orrore. Ma anche il tuo ragionamento si adatta a chi è di per sè ricettivo, già predisposto ad un percorso conoscitivo o anche di “ripasso”. Le celebrazioni ufficiali sono invece rivolte a tutti, anche a chi non ha nessun interesse. Ed in costoro, invece di indurre riflessioni, finiscono per generare fastidio. In soldoni e per fare esempi, portare gli studenti ad una celebrazione che si ripete ritualmente ogni anno finisce per banalizzare cose che banali non sono. E magari produrre sentimenti opposti a quelli che si vorrebbero suscitare. Magari sono io a sbagliare, ma a molti storici ho sentito fare questo ragionamento.

  7. donatella righi scrive:

    La banalizzazione o la distanza emotiva dai fatti sono i rischi conseguenti alla ritualità. Tutto dipende da come si svolge la celebrazione. Voglio dire, se consiste in una riproposizione asettica e formale di fatti o idee, l’esito non può che essere, nella migliore delle ipotesi, una passiva adesione.
    Se invece diventa motivo di riflessione, momento nel quale interrogarsi su principi fondamentali della nostra esistenza, occasione di confronto, non vedo perché esimersi dalla celebrazione. Anzi, io proporrei una celebrazione al giorno, magari a scuola, tanto per svegliare un po’ questo gigante beatamente addormentato e rattrappito sui suoi, questi sì, rituali omologanti.

  8. sandrozagatti scrive:

    Giusto. Sta all’intelligenza dei singoli saper proporre le cose nella giusta maniera. Ma d’intelligenza abbondiamo o deficiamo? Quanto alle celebrazioni quotidiane, mi sono prefisso anche io un mio programmino sul blog (ma vado a rilento). Sono partito da Podhum; ho in mente Rab, Wilhelm Gustloff, Cà Berna, gli infoibamenti del 1943, gli ebrei croati e Roatta, Grazioli e Pirzio Biroli, gli stupri di Berlino. E tante altre cose. Col tempo, se lo troverò.

  9. donatella righi scrive:

    Molti di questi che nomini non so nemmeno chi siano.
    Vedi, caro Sandro, che le celebrazioni servono, perlomeno ad allargare la conoscenza.

  10. sandrozagatti scrive:

    Puoi cominciare da Podhum (nel blog). Su Rab c’è molto, molto da dire, e non da celebrare. Quello che penso è che mentre alcune cose vengono ricordate all’infinito, tante altre restano sconosciute.

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