L’esordio del partito democratico

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Alcune considerazioni al volo sulla giornata di ieri.

Ci dicono che il governo è caduto per colpa dei centristi e non della sinistra. Però poco tempo fa era stato Bertinotti a dire che Prodi era finito. In aula un senatore di rifondazione (mi pare, o forse del pdci) ha detto più o meno: “ci chiedono di sostenere il governo settori che fino a pochi giorni fa ci chiedevano di uscirne”. Tanto per capire che aria tirava.

Ma il punto centrale, per me, è un altro. Fra camera e senato almeno 7 oratori della ex maggioranza hanno accusato il PD in generale e Veltroni in particolare di aver causato la rottura dell’alleanza, la fine dell’unione e, implicitamente, del progetto ulivista nato nel 95-96. Cesare Salvi è stato durissimo, ha parlato quasi solo contro il PD e contro Veltroni, e non a caso il ministro Mussi era seduto al suo fianco e non sui banchi del governo. Accuse strumentali, si potrebbe dire. Ma nessuno li ha smentiti, nessuno ha replicato. La Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato, che ha parlato per meno della metà del tempo che aveva a disposizione non ha speso neppure mezza parola per difendere Veltroni e le scelte del PD.

A me sembra che i dirigenti del nuovo partito non possano far finta di niente. E’ caduto malamente e rovinosamente il governo guidato dal presidente ed ispiratore del partito democratico, a causa, per opinione non contraddetta degli alleati, delle iniziative del segretario del partito democratico. E’ il progetto stesso del nuovo partito a subire un duro colpo, secondo me. Prodi, che è stato l’anima del progetto ulivista e del PD, esce distrutto dalla giornata di ieri e consegna alla storia l’immagine di un centrosinistra che chiede sacrifici alla gente per consentire alla destra di beneficiarne. Un ruolo di cui non essere tanto fieri. Prima di stabilire le strategie (ahahah) del futuro, il centrosinistra dovrà fare una riflessione seria su tutta la politica di questi anni, e sul valore della sua classe dirigente.

Scusate se non uso mezzi termini.

17 risposte a L’esordio del partito democratico

  1. maria scrive:

    Mi chiamavano Cassandra.
    Adesso è chiaro in che palude si trova il PD: ma mentre il padre ispiratore esce dignitosamente di scena, il fiammifero rimane nelle mani del buon Uolter.
    La mancanza di riconoscimento delle sue nobili intraprese non mi stupisce.
    Novello Don Chisciotte potrà cercare di sconfiggere i mulini a vento, ma la tensione e la determinazione (“fummo de Hidalgo” o “utile idiota”) sono già svaporate.

    Le cose che dovevano contare, cioè il conflitto di interessi e la legge elettorale, non le ha fatte nessuno.
    E non arriva dall’oggi al domani un boy scout a mediare soluzioni tra interessi contrapposti, senza voler pestare i calli di nessuno.
    Anch’io non uso mezzi termini. ciao

  2. sandrozagatti scrive:

    Mi chiedo a che percentuale dovra’ ridursi il centrosinistra per capire che serve un ricambio radicale. Penso a quelle che sono le “culture ispiratrici”, le componenti politiche dell’Unione: ex comunisti (tutti), sinistra democristiana, laici estranei all’affarismo (socialisti non craxiani, per capirci), radicali. Faccio un salto con la memoria a venti anni fa e osservo che a Bologna (la culla dell’Ulivo, la citta’ di Prodi e del Mulino) queste forze avevano una consistenza elettorale ben superiore all’80%. Adesso a malapena varcano il 50. Sara’ un segno che questa linea non e’ sufficiente? O no? Quando Walter (toh, lo stesso nome) Vitali divenne sindaco di Bologna il Pci aveva il 44%. Dopo due mandati, quando gli subentro’ Guazzaloca, il pds era intorno al 25%. Ma fu comunque promosso a responsabile degli enti locali del partito ed oggi e’ senatore. Bene. A quanto vogliamo ridurci? Al 15%? La strada imboccata li’ ci porta.

    Il progetto politico di questo centrosinistra si riduce ad un “riformismo conservatore” minimale, continuista, che nella propria azione trascina in avanti ogni cosa, buona o cattiva, del paese, compresi tutti i mali dell’Italia postfascista e democristiana. La metastasi del clientelismo meridionale che fece le fortune della DC e’ stata, con l’ex democristiano Mastella, il male che ha affossato l’ex democristiano Prodi.

    La verita’ e’ che la classe di dirigenti del centrosinistra e’ un blocco di raccomandati, brave persone, ma non politici di spessore. Prodi era il pupillo di Andreatta, e solo grazie a lui e’ arrivato dove e’ arrivato. D’Alema e Veltroni giocavano a fare i politici nella fgci quando Berlinguer (che proprio un genio non era) li promosse nel comitato centrale, da dove non si sono mai mossi. Nessuno ha mai dovuto fare poltica per davvero, conquistarsi i voti, convincere la gente. Il risultato e’ che quando sono all’opposizione sanno solo dire che gli altri sbagliano e quando sono al governo non sanno cosa fare. Questa e’ la verita’.

  3. Laura TS scrive:

    bisogna riflettere
    madonna non facciamo altro
    io mi occupo di politica da un tempo relativamente breve
    ma non ho sentito altro che enormi riflessioni
    quasi tutte abbastanza intelligenti a dir il vero

    penso invece che sarebbe ora di agire conseguetemente a tutte le cose che diciamo

    per esempio il rinnovamento della nostra classe dirigente
    per esemepio non allearci più con chi non dimostra coerenza
    tanto, lo abbiamo già provato, non funziona

    per questo sono contenta che veltroni abbia detto che si va come pd
    alle elezioni
    che si va con le liste del pd
    e che poi franceschini abbia chiarito che non ci si allea più con i traditori

    per questo concordo con zucconi quando dice
    “Poi quando Veltroni dice che vorrebbe andare alle elezioni soltanto con il PD senza Secchi, Mastelle, e questi fumisti della sinistra dura e pura che continua a tagliarsi i cotillons per far dispetto alla moglie, gli danno del presuntuoso irrealistico. “

  4. sandrozagatti scrive:

    Non facciamo altro che riflettere ma non vedo grandissimi risultati. Quanto all’idea di andare da soli, vorrei far presente che non e’ una genialata nuovissima di Veltroni. Nel 2001, dopo il “tradimento” di Rifondazione del 1998, l’Ulivo ando’ alle elezioni senza allearsi con la sinistra. E perse. Cosi’ – dopo acuta riflessione – si decise di rifare l’alleanza piu’ grande possibile; adesso si torna a dire di andare al voto senza questi e senza quelli. Come risultato di una riflessione perenne non mi sembra esaltante.

    Io dico che bisognerebbe cominciare a riflettere sui contenuti, non solo sulle alchimie elettoriali, sulle alleanze e sul come si possa vincere senza avere il consenso.

  5. maria scrive:

    Sandro hai ragione: è quello che dico da sempre …CONTENUTI, PROBLEMI VERI. Non alleanze, strategie per non offendere, strategie per accaparrare, compromessi per depistare, compromessi alchemici per non perdere voti.
    Se non si era capito, è questo l’unico contributo che vorrei dare a Cara Democrazia: ma la cosa, mi sembra, viene accolta con smarrimento e con un senso di subalternità rispetto ai partiti organizzati da dei (quasi) cialtroni, forti di una formazione bocconiana o di una lunga militanza.

  6. sandrozagatti scrive:

    Eh, Maria, sarebbe ora. Una politica vera sulla casa (non le minchiate come i contributi per gli affitti o per l’acquisto, che sono soldi che vanno ai proprietari ed agli affittuari e premiano chi fa carte false): piani urbanistici per aumentare l’offerta di immobili e far calare i prezzi. Politiche industriali che favoriscano gli investimenti stranieri (visto che capitali in italia non ce ne sono). Sconfiggiamo l’idea che l’industria è cattiva: l’industria produce, dà lavoro, crea ricchezza e posti di lavoro, anche intellettuale. E ragioniamo senza pregiudizi sul ruolo del capitale di Stato nell’economia. Germania e Francia si tengono ben stretti i settori strategici: lo Stato non fallisce, investe, produce. Una politica sulla scuola che preveda i concorsi per l’assunzione, come dice la Costituzione (basta con l’immissione in ruolo dei precari) e la riqualificazione degli edifici scolastici. Una vera aggressione alla burocrazia, a tutti i livelli. Che si dovessero abolire le province lo disse Ugo La Malfa (dico: Ugo La Malfa!) nel 1970. Direi che è giunta l’ora. Una lotta ai privilegi dei politici che abbia valore retroattivo (dico sul serio: retroattivo!). L’applicazione vera degli studi di settore per la fiscalità delle piccole imprese. Una politica energetica basata sulla produzione di biocombustibili; non serve pensarci su perchè lo dice ed impone la commissione europea, e non servono nemmeno dei premi nobel. Dal momento che basta riempire di cacca un buco e dopo un po’ vien fuori da solo il metano, direi che ce la possiamo fare anche noi. Un sistema giudiziario che perlomeno somigli ad una cosa seria: che consenta di processare chi ruba e di risarcire chi è stato derubato, non viceversa come succede adesso.

    Però bisogna anche dire che dei D’Alema, Veltroni, Turco, Pollastrini, Melandri, Finocchiaro e compagnia non se ne può più. Basta, basta.

  7. Fulvio scrive:

    Grande Sandro ! Sottoscrivo al 1000×1000 tutto quello che dici in questo post !!

  8. sandrozagatti scrive:

    Uè, Fulvio, bentornato! Mi chiedevo dove eri finito..

  9. Aureo scrive:

    probabilmente i tanti big del PD direbbero lo stesso: questo si dovrebbe fare! Ma non si fa. Chiediamoci perché. Come si dice sempre: la situazione è complessa. Ma da qualche parte si deve cominciare. Primo passaggio: chi è responsabile di un processo? Quello là. Bene, se funziona, resta, altrimenti lascia fare a chi fa una proposta che appare migliore alla maggioranza. Secondo punto: in poche parole qualcuno spieghi dove vuole andare e portare il Paese, se chiudere con le oramai sterili contrapposizioni interne delle forze progressiste e riformiste. Terzo: se ci saranno anni di governo del centro destra, che ha già dimostrato di non saper governare in modo appropriato, prepariamoci a trovare una nostra linea, un progetto, e non aggregare la gente contro qualcuno e qualcosa. Non funziona. ma si era capito già prima che una forza politica non può avere come unica ragione d’esistere l’essere contro. Deve essere per. Se non lo faranno loro, lo faranno altri. Ma diciamo chiaro e forte: il voto è un mio diritto /dovere e non verrà più dato contro, ma per. Se meriti, ti voto, altrimenti voto qualcun altro.

  10. sandrozagatti scrive:

    Aureo, quando qualcuno, davanti a un problema, dice che la situazione è complessa, in genere è perchè non è capace di affrontarlo. Perchè qui, oltre alle divisioni, alle liti, alle contrapposizioni eccetera eccetera, ho anche l’impressione di essere di fronte ad una certa incapacità. Innanzitutto incapacità di capire; poi anche incapacità di agire. Devo dire che nel famoso programma di 281 pagine di propositi ce n’erano, ma sempre in astratto. Mi piacerebbe che si dicesse qualcosa di concreto per davvero, e le due o tre cose che ho scritto così di getto, sinceramente non le ho mai sentite. Perchè, per esempio, in tantissime città se uno dice “costruiamo case” viene lapidato. E non ho mai sentito nessuno dire di cancellare i privilegi dei politici con effetto retroattivo.

    Per il resto, come sai, sono d’accordo. Adesso basta con la storia che bisogna votare così o cosà altrimenti vince lo spauracchio Berlusconi (tanto vince lo stesso). Il voto se lo devono guadagnare, anche se sono lì da una vita. Sono parlamentari, non cardinali.

  11. mollica scrive:

    Ho letto da qualche parte che B. ha già stabilito la data delle elezioni: il 13 Aprile.

  12. sconosciuta scrive:

    Le elezioni nuove costeranno al paese 500 milioni di euro!
    Come può Berluscon abbassare le tasse ai cittadini se la sua legislatura si apre con questa spesa?
    Sono delusa, molto delusa dai politici non importa a nessuno di loro dei cittadini.
    Fanno mille promesse in campagna elettorale che poi non vengono mai mantenute.
    Questo vale a tutti i livelli della politica, non solo per quella nazionale, io non vado a votare.
    Penso che gli Italiani non dovrebbero andare a votare.

  13. sconosciuta scrive:

    Da bimba mi piaceva il ghiacciolo alla menta, ma quando non lo trovavo ero costretta a sciegliere tra quello al limone o quello all’arancio.
    Ora non sono più bimba… ma se vado a votare… sono costretta a sciegliere tra limone o arancio, la menta non c’è!

  14. Aureo Muzzi scrive:

    Io preferisco la fragola, ma anche l’arancia, meno il limone. Se non li trovo, salto oppure provo qualche altro gusto. Altrimenti bevo un bicchiere d’acqua. E la vita continua.

  15. Aureo Muzzi scrive:

    La situazione è complessa, ma ci sono state situazioni peggiori. Siamo a un bivio: o prendiamo il gelatoc he ci paice o ce lo facciamo in casa.

  16. Aureo Muzzi scrive:

    La situazione è complessa, ma ci sono state situazioni peggiori. Siamo a un bivio: o prendiamo il gelato che ci piace o ce lo facciamo in casa.

  17. sandrozagatti scrive:

    Fare il gelato in casa è un’ottima idea ma non è detto che venga buono per molte ragioni. Per esempio se si sbagliano ingredienti, oppure se sono quelli giusti ma non freschissimi. Per me l’ultimo gelato che abbiamo fatto era schifosetto perchè fatto con roba non molto fresca, in alcuni casi addirittura avariata. Facendolo con gli stessi ingredienti ma questa volta di giornata io dico che può venire ottimo.

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