Il giudice e Mastella.

Non è possibile non commentare le notizie di stampa sull’indagine a carico del ministro Mastella, anche se, come sempre accade, l’immagine fornita dagli articoli non può riflettere correttamente la realtà giudiziaria. Al riguardo ho sentito ripetutamente proporre la seguente dicotomia: o siamo di fronte ad una persecuzione giudiziaria ordita da pubblici ministeri e giudici in malafede, animati da intenti persecutori di ispirazione politica, oppure l’UDEUR, un partito di governo che esprime(va) nientemeno che il ministro guardasigilli, è, di fatto, un’associazione a delinquere. Va da sé che quest’ultima interpretazione chiama in causa tutti i partiti di governo ed il governo stesso, avendo esso fra i suoi sostenitori dei banditi.

Ho l’impressione che tale impostazione sia fuorviante, ma nondimeno tutto il centrosinistra ed il governo sono chiamati pesantemente in causa.

I brani di intercettazione, le spiegazioni fornite dagli investigatori e, diciamolo, le nostre impressioni sull’universo Mastella, ci offrono un quadro per quanto possibile abbastanza chiaro: il gruppo politico che ruota attorno all’ex ministro costituiva una grande rete clientelare, finalizzata alla raccolta del consenso ed al procacciamento di favori e di affari e consolidata grazie ad essi. E ciò conferma l’idea che, credo, ognuno di noi si era fatta su quella realtà. Non so voi, ma io mi sono sempre chiesto chi fossero gli elettori dell’UDEUR, quali fossero le motivazioni ideali e le linee programmatiche di tale partito, ed ero giunto agilmente alla conclusione che la magistratura ci ha dettagliatamente rivelato.

In molti (da destra e da sinistra) obiettano che le condotte contestate agli indagati rientrano nella normale attività politica, che pressioni, minacce e ricatti sui colleghi sono all’ordine del giorno, che è naturale che un uomo di partito si interessi di nomine, di promozioni, di rapporti con le istituzioni. Anche se in tali quotidiane iniziative il politico eccede nei toni, abusa delle amicizie, delle parentele, del proprio potere (implicito od esplicito), il magistrato che qualifica tali comportamenti in base al codice penale compirebbe quantomeno un’invasione di campo, se non addirittura una persecuzione, una sedizione. Forse è così. Ma se tali metodi diventano sistematici, pervasivi, reiterati, tali da creare una rete permanente di favori e di clientele, ne risulta inquinato l’intero sistema pubblico, e con ciò danneggiati l’intera collettività ed i singoli cittadini, presi uno ad uno. Mettiamoci allora nei panni del magistrato inquirente che si trova di fronte tale situazione. Egli ha due possibilità: riconoscere alla politica una sfera autonoma nella quale l’abuso e la coercizione sono di fatto leciti anche se ciò produce un danno alla società, oppure ascrivere a tali condotte una perniciosità sociale meritevole di essere perseguita a termini di legge. Nel primo caso difficilmente gli verrà rimproverato qualcosa (e la sua carriera non correrà rischi) mentre nel secondo egli espone se stesso ed il suo ufficio alle critiche, ma offre a tutti noi uno strumento di conoscenza (quantomeno) delle istituzioni e delle persone che governano le nostre sorti, nonchè una possibilità di perseguire chi fa un uso distorto, illecito, del potere politico. Altro che dicotomia: egli si trova a camminare su uno stretto crinale, su un discrimine insidioso e viscido, nel quale deve ogni volta valutare e decidere fra rispetto dei ruoli e tutela dell’interesse comune, fra legalità e giustizia.

In base a queste riflessioni non posso far altro che dichiarare la mia incapacità a stabilire in anticipo se la magistratura ha operato nel bene o nel male, anche se credo che l’indagine che ci viene consegnata ha ed avrà un’importanza storica innegabile; e solo giudici e pubblici ministeri potevano fornircela. Non esito invece ad indicare chi sicuramente ha sbagliato: la politica, i partiti del centrosinistra. Perché è irrealistico immaginare che essi non conoscessero i sistemi di Mastella, del suo partito, dei suoi compagni, dei suoi parenti. E’ impossibile che non vedessero la rete di clientele che egli aveva costituito per rastrellare (e grazie a) una fetta di consenso nella sua regione. Ed accettare quel consenso in nome del principio “per battere Berlusconi vanno bene i voti di tutti, anche quelli che porta Mastella” è stata una scelta negativa, che rischia di costare cara a chi l’ha fatta.

5 Responses to Il giudice e Mastella.

  1. maria ha detto:

    Mio fratello è dirigente di una grande azienda farmaceutica, addetto alla distribuzione di farmaci e alla fornitura di servizi sanitari . Per un certo periodo ha avuto in carico Campania e Calabria: ha sempre detto di essere riuscito a sopravvivere a stento ai ricatti, alle pressioni, alle minacce, (sempre invidiando me che ero una statale).
    Per l’incolumità personale e della sua famiglia, nell’area del feudo di cui stiamo parlando, ha dovuto dimostrare simpatia per formazioni politiche ben precise, altrimenti non lo facevano parlare coi direttori sanitari o con i responsabili dei vari settori, non gli facevano trovare posto in albergo, lo lasciavano a piedi in aeroporto o alla stazione.
    Va da sè che, appena ha potuto, ha lasciato ad uno più giovane la cura di quelle terre, dominate appunto, non tanto dalle camorre, quanto dagli interessi clientelari e dagli appetiti mafiosi.
    Adesso Mario mi dice: il magistrato che ha messo nei guai la famiglia Mastella è uno che fra poco va in pensione, è uno che vuol fare un’uscita di scena memorabile, gli elementi a disposizione sono deboli, poi l’iter non riuscirà efficace ad incriminare e condannare…e di nuovo giustizia non sarà fatta.
    Però io dico: per adesso mi va bene così, infatti la solidarietà indiscriminata a Mastella rivela la ragnatela gigantesca di collusioni che reggono la politica.
    Poi mi deprimo e penso: è possibile che la giustizia si muova solo grazie a qualche esibizionista sbruffone, desideroso di popolarità? e in questo modo, giustizia e politica vengano così tragicamente degradate nella percezione comune.
    Libro dei sogni: vorrei una massiccia dose di autorità autorevole (perchè capace) in tutte le istituzioni…non ci sarebbe bisogno della politica!
    E con questo rasserenante pensiero, forse posso fare a meno del lexotan.

  2. Fulvio ha detto:

    La “massiccia dose di autorità autorevole” un po’ mi spaventa, ma capisco che la reazione a quanto raccontato può essere questa.
    A mio parere, invece, occorre opporre “massicce dosi” di valori democratici ed egualitari, fino allo sfinimento.

  3. sandrozagatti ha detto:

    Due posizioni solo apparentemente in conflitto. Servono massicce dosi di onestà, di dignità, di democrazia, dalle quali la stessa politica sappia trarre autorevolezza ed autorità. Siamo ancora davanti al dilemma della magistratura chiamata a supplire il deficit di moralità della politica, cosa che induce (forse) a forzature del codice. Certo il retroterra descritto da Maria lascia poco spazio alle speranze, perchè se questa è la realtà, per un Mastella dimissionario ce ne sono cento o mille pronti a prendere il suo posto. L’autodifesa dell’Udeur sembra lasciare intendere questo: è vero che i nostri metodi sono questi, ma non vi è altro modo qui in Campania per raccogliere il consenso. Mah.

  4. maria ha detto:

    Chiarisco per tranquillizzare Fulvio “autorità autorevole” (in effetti mi lascio prendere da ridondanze retoriche), anche se Sandro ha già spiegato…
    Autorità: intendo quella che prende le decisioni, indica una strada da percorrere, si assume la responsabilità dei procedimenti e dei risultati.
    Autorevole: cioè riconosciuta competente, capace di utilizzare strumenti di analisi, capace di avere una visione del problema al di sopra delle parti, ma anche relativa alle situazioni, capace di onestà e moralità per il bene comune.
    Sto pensando a gran parte dei dirigenti massimi di grandi aziende, agli amministratori delegati e ai loro lacchè…e vedo che il teatrino della politica è la fotocopia ingiallita della corsa degli asini (con ogni rispetto per i medesimi).
    Ognuno per sè a proteggere i propri familiari, ad assumere i propri consulenti, a rilasciare parole stizzite, a tirar fuori dal cappello ricette, a rinunciare per non sconvolgere gli equilibri.
    Scusate, ma io non riesco a perdonare quel genio che ha trovato la formula (abbracciata anche dal nostro Bruno, come da molti altri) secondo cui “La Politica è l’arte del compromesso”: stiamo assistendo ai risultati infatti per il momento e per troppi “la Politica è l’arte di fare i propri interessi e basta”.

  5. sandrozagatti ha detto:

    Vista su blob una leggendaria intervista del figlio di Mastella: “io sono ingegnere elettronico, laureato con 110 e lode. So l’inglese e il francese!”

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