Berlusconi e la legge elettorale.

Non è mai bello citarsi, ma neppure è vietato. Il 15 dicembre scorso, nel post “il consenso deviato”, relativo alla discussione sui modelli elettorali, scrissi queste parole.

Sarà un caso che questo dibattito tanto acceso si sia sviluppato in corrispondenza dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi? Anche se lo si è detto alla noia, sembra che si faccia fatica ad ammettere che l’unica vera anomalia italiana resta la presenza nella competizione politica di un attrattore di consenso del tutto anomalo, con una capacità di raccolta formidabile, che devia il potere così acquisito in favore di un soggetto economico, anziché della collettività. Lo sanno i partiti dell’attuale maggioranza di governo e lo sanno gli (ex?) alleati di Forza Italia che, non appena privati della posizione di potere, si accorgono con finto stupore di dover fare i conti con la forza preponderante del loro dominus.

Ogni meccanismo elettorale premiale ci espone alla preponderanza mediatico-propagandistica di Mediaset e di tutto ciò che ruota attorno ad essa, costituendo di per sé un rischio.

Il Correre della Sera di oggi riporta queste parole di Silvio Berlusconi: “Non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto una decisione criminale come il disegno Gentiloni. Non ci sarebbe alcuna possibilità di dialogo con chi agisse in questo modo”.

Ecco.

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3 Responses to Berlusconi e la legge elettorale.

  1. Chris ha detto:

    Berlusconi non argomenta, ricatta.
    Non capisco come gli italiani non si rendano conto che non è un politico ma solo un affarista.

  2. Fulvio ha detto:

    Chi vi parla è stato, ahimè, ammaliato dalla sirena berlusconiana nel lontano 1994 (per pochi mesi, in verità) ed ora ritengo di aver fatto un grosso errore di cui mi pento, senza vergogna. Non mi piacciono quelli che “rifarei tutto quello che ho fatto nella mia vita”, perché sottintendono di non aver mai sbagliato e ciò mi pare stupido. A mia discolpa solo la giovane età (circa trent’anni) e la prorompente voglia di cambiamento che erroneamente intravedevo in Berlusconi.
    Comunque, per quanto riguarda il caso delle ultime ore, ciò che mi stupisce realmente non è l’uscita di Berlusconi, dal quale non ci si può aspettare qualcosa di diverso dalla tutela del proprio personale interesse, ma la reazione di Veltroni, secondo cui non si può prescindere da Forza Italia per la riforma elettorale…… ma perché ??
    In una democrazia compiuta è doveroso ed auspicabile che riforme che coinvolgono radicalmente la vita istituzionale di un paese vengano condivise con le maggiori forze in gioco, ma, mi chiedo, la nostra è una democrazia compiuta ?

  3. sandrozagatti ha detto:

    Caro Fulvio, sai che lo avevo rimosso. Adesso che lo dici mi sovviene la tua fede berlusconide, non ne parlammo ma mi fu riferita. Siamo fi fronte ad una riedizione (in toni minori) del bel romanzo (e film) “L’amico ritrovato” (facendo le debite proporzioni.

    Concordo con quello che dici. Come ho scritto nell’altro post, ci e’ gia’ cascato D’Alema al tempo della bicamerale con l’argomento che “gli italiani hanno votato Berlusconi e quindi dobbiamo trattare con lui”. Ma basta. Non e’ sufficiente una volta? Facciamo il bis?

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