Cara democrazia.

Chiedo scusa agli amici del blog cara democrazia se prendo a prestito per questo articolo il bel titolo del loro bel sito.

Il dibattito politico di inizio anno è animato dalle proposte sul modello di legge elettorale che il partito democratico intende sostenere. Enzo Bianco aveva proposto un modello cosiddetto tedesco con correzione spagnola (in realtà una versione aggiornata della formula Mattarella con innalzamento della quota proporzionale dal 25 al 50 per cento) che, per ammissione dello stesso proponente, era il frutto di una mediazione fra le parti (destra, sinistra, centristi d’ambo le parti, partiti grandi e piccoli) e non il tentativo di dare al paese una buona legge. Ora Franceschini spiazza tutti evocando (a quel che è dato comprendere) una sorta di presidenzialismo alla francese corretto all’italiana, nel quale il corpo elettorale elegge direttamente il primo ministro, che però non sarebbe Capo dello Stato. La reazione prevalente, ispirata da D’Alema, vuole che tale proposta sia strumentale, finalizzata cioè ad azzerare il dibattito politico sull’argomento per arrivare al referendum. Se così è, trova conferma l’ipotesi che l’idea di scrivere una buona legge elettorale non alberga nella mente dei nostri rappresentanti.

Confesso di essere un po’ esasperato da questo vuoto dibattito ma soprattutto sconfortato dal fatto che nessuna proposta sul tappeto pone con serietà il tema della scelta personale dei parlamentari da parte del corpo elettorale. Come ho già scritto nel post “La casta dei somari”, nel succedersi dei sistemi elettorali, i cittadini sono stati progressivamente privati del potere di scegliere, all’interno del partito da essi votato, la persona fisica da cui farsi rappresentare. Dal meccanismo della candidatura e della preferenza multipla con gerarchia di lista al collegio uninominale a turno unico, per finire con l’aberrazione delle liste bloccate, siamo sempre stati chiamati a votare parlamenti precostituiti nella loro composizione personale. Ci è stato possibile indicare lo schieramento, ma non gli uomini e le donne investite della carica di parlamentare.

Mi chiedo se questo non sia stato uno dei principali meccanismi che ha consentito il consolidamento della tanto vituperata “casta”. Della quale si lamentano gli stessi beneficiari, se è vero, come è vero, che da gran parte del centrosinistra vengono lanciati strali contro Lamberto Dini, reo di essersi messo in conflitto con il resto della sua coalizione. Ma Lamberto Dini, entrato in politica come “tecnico” e poi installatosi nei palazzi senza mai doversi sottoporre effettivamente ad un giudizio elettorale autentico, avrebbe il potere che ha in un sistema di selezione basato sulla preferenza personale unica?

E’ chiaro che ogni formula elettorale ha pregi e difetti, e che un sistema migliore di tutti gli altri non esiste. Proprio per questo si dovrebbero individuare le priorità di ciò che si chiede ad una legge: a me sembra che sia fondamentale recuperare lo spirito della rappresentanza personale all’interno del proprio schieramento, con il voto di preferenza. Perché se nel paese è sempre più diffusa la lamentazione (di per sé qualunquistica e che non condivido affatto) secondo la quale “di destra o di sinistra sono tutti uguali”, è segno che all’interno degli schieramenti è necessario effettuare una autentica selezione che non può basarsi sulla cooptazione dall’alto, ma sull’unico criterio indefettibile in democrazia: la scelta da parte dell’elettore. Vorrei infatti ricordare che il verbo eleggere deriva dal latino eligo, che significa letteralmente “scegliere”.

Mi piacerebbe quindi che, nella discussione sulla futura legge elettorale, si recuperasse questo principio, cioè quello della scelta personale del rappresentante, con il meccanismo della preferenza unica. E’ vero che esso offre il fianco a critiche: il voto di preferenza incentiva i comportamenti clientelari e favorisce i candidati abbienti che possono finanziarsi la campagna elettorale. Rispondo che i partiti dovrebbero servire proprio ad evitare questi fenomeni, selezionando accuratamente i candidati e mettendo a disposizione di tutti mezzi economici adeguati. Sentiamo ripetere che un grande problema nazionale (forse “il” problema) è la mancanza di meritocrazia, la tendenza a favorire le persone non in base alle loro qualità ma alle loro protezioni ed amicizie. La politica non fa eccezione ed in essa meritocrazia significa sapersi guadagnare il consenso, per il proprio partito ma anche per se stessi. Non certo con i favori, ma con le idee e con le proprie capacità. Se i partiti vogliono dare esempio, siano coerenti e ripristinino questo principio: basta con i candidati imposti, con le liste bloccate, con le gerarchie di lista et similia; la scelta dei parlamentari sia restituita agli elettori.

A chi lamenta la scarsa disciplina del senatore Dini chiedo: se per sedere in Senato servissero migliaia di elettori che scrivono sulla scheda il suo nome e cognome, avrebbe la possibilità di ricattare il governo come sta facendo in questo periodo? E si sentirebbe di farlo sapendo di doversi sottoporre personalmente al giudizio delle urne, a destra o a sinistra?

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9 Responses to Cara democrazia.

  1. donatella righi ha detto:

    Solo per ricambiare la visita.
    Poi tornerò con più calma e lascerò una traccia sul sentiero.
    Ciao.
    Donatella

  2. sandrozagatti ha detto:

    Ciao donatella. Il vostro blog è gigantesco, ci si perde. Però ammirevole, peccato non averlo conosciuto prima.

  3. Mario ha detto:

    Caro Sandro,
    ho avuto la ventura, per ragioni professionali, di dovermi occupare di leggi elettorali. Me ne è venuta una tal nausea che, appena ho potuto, ho scordato tutto.
    Ma se ora dovessi esprimere una preferenza, seguendo il tuo metodo, direi. datemi una legge elettorale super proporzionale, che mi consenta di votare un partito che sento vicino alle mie idee (laico-liberali) e che mi consenta di scegliere un candidato. Dopodichè metteteci un bel sbarramento al 7 %. Il mio partito avrà lo 0,5 % dei voti, non entrerà in Parlamento, il gioco continueranno a farlo i soliti noti, ma almeno io sarò contento di aver dato testimonianza. Semplice, no?

  4. sandrozagatti ha detto:

    Caro Mario,
    in questo articolo ho evitato di indicare preferenze circa i modelli, visto che ormai sta diventando una moda, al pari del tifo calcistico. Però nel precedente post “il consenso deviato” ho espresso il tuo stesso parere: torniamo al proporzionalismo degli esordi della repubblica, con voto di preferenza unico (e limite severo per le candidature pluricollegiali) e sbarramento. Cinque per cento mi sembra la soglia giusta, ma forse no.

    Ci sono ragioni ideali astratte ma anche elementi contingenti che inducono a una tale scelta. Qualsiasi meccanismo premiale di tipo maggioritario ci lascia esposti alle conseguenza della predazione della galassia elettoral-mediatica di Berlusconi che, essa e non la presunta vetustà della costituzione, rappresenta l’unica anomalia nazionale.

    E lo dico precipuamente a beneficio degli elettori di centrodestra che sperimentano ora come non mai che la forza del loro dominus è il principale ostacolo per la crescita politica di quello schieramento.

  5. carlo ha detto:

    Sulla proposta del sistema elettorale,alla francese alla tedesca con sbarramento con recupero ecc.ecc. mi ricorda il gioco delle tre carte nel quale chi tiene il banco parla parla parla muove continuamente le carte confonde chi cerca di capire e poi vince sempre il banco,in questo campo i politici che vincitori o perdenti stanno tuti alla stessa tavola, cambiano solo di posto.La gente è confusa da proposre suggerite e cambiate ogni giorno ,neanche ha ben compreso un sistema e già gilene propongono uno nuovo,come se la gente non avesse altro da fare che seguir questo confuso balletto di proposte con relative polemiche .Speriamo che i due schieramente facciano almeno lo sbarramento al 10 per cento così semplificando riusciremo a capirne un pò di più,

  6. sandrozagatti ha detto:

    Caro Carlo,
    hai ragione nel denunciare lo scoramento generale davanti a questo (vuoto) dibattito sui sistemi ([mode qualunquista on] che pensassero a raccattare la monnezza! [mode qualunquista off]). Ma che lo sbarramento provochi una semplificazione per me è abbastanza illusorio. La riprova ce la forniscono i fondatori del ‘partito’ La Sinistra Arcobaleno, che fin dalle prime uscite si è rivelato per quello che è. Non un partito, ma un cartello elettorale di quattro partiti che pesano ciascuno per il 2-5% a testa riuniti al fine di superare qualsiasi sbarramento verrà posto. Dopodichè, una volta in parlamento, ognuno per la sua strada.

  7. Chris ha detto:

    Caro Sandro,
    ben tornato!
    che piacere leggere il tuo blog.
    Bacissimi.

  8. bruno zvech ha detto:

    caro il mio prof, allora non era un caso il tuo navigare…ah questa rete d’amor che tanti ha presi..!

  9. sandrozagatti ha detto:

    Eh, Bruno, hai colto nel segno. Dal chiuso della torre d’avorio spiavo e spio il mondo grazie ai progressi della tecnologia. Ma come vedi si fanno tante belle conoscenze!

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