Buon compleanno.

Ancora un po’ intontito dai festeggiamenti e dagli auguri mi accorgo di averne dimenticato uno importante. Ieri la Costituzione della Repubblica Italiana ha compiuto sessant’anni, essendo entrata in vigore il primo gennaio 1948. Lascio volentieri ad altri l’esercizio retorico sui segni che il tempo ha lasciato sul suo impianto: se porta bene la sua età, se ha bisogno di un lifting oppure no, eccetera eccetera. Tanto per cominciare la si dovrebbe leggere dall’inizio alla fine, ed allora mi ripropongo, per quest’anno, di tenerla a portata di mano e, tanto per convincervi che dico sul serio, ricopio qui un articolo preso (quasi) a caso.


Art. 43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Siamo tutti consapevoli che, nei nostri gesti quotidiani, siamo soggetti a poteri economici privati, di cui non conosciamo le origini, le qualità e talvolta neppure il volto. Paghiamo un balzello ai signori dell’economia quando facciamo il pieno di benzina, quando percorriamo un tratto di autostrada, quando apriamo il rubinetto dell’acqua, quando accendiamo il riscaldamento, quando acquistiamo un prodotto reclamizzato in televisione. E via così. E’ bene ricordare che i costituenti vollero che la proprietà delle imprese che gestiscono tali generi di servizi possono essere trasferite allo Stato, cioè a tutti noi. Di questi tempi tale norma appare poco più di una petizione di principio, ma anche in tal caso andrebbe tenuta a mente. Perché se è vero, come è vero, che negli ultimi venti anni la politica ha dilapidato il bene pubblico costituito dalle imprese dello Stato, inseguendo modelli stranieri (non basta copiare il sistema inglese/americano/tedesco/.. per trasformare gli italiani in inglesi/americani/tedeschi/..) e che in molti si sono accorti che sono stati commessi errori macroscopici, è giusto pretendere che si rifletta su di essi, con il coraggio di tornare indietro. Ai tempi delle privatizzazioni la cessione delle imprese pubbliche fu accompagnata da slogan quali “via i boiardi di Stato”, con il risultato che adesso ci ritroviamo assoggettati ai boiardi, sic et simpliciter. Ma mentre i “boiardi di Stato”, ove riconosciuti incapaci o infedeli, potevano essere sostituiti perché lo Stato era il padrone, i “boiardi privati”, essendo essi stessi i padroni, ce li dobbiamo tenere.

E allora, se siamo in grado di riconoscere che errori sono stati fatti, giova ricordare che l’articolo 43 della costituzione ci fornisce lo strumento per porre rimedio, e per tornare indietro. Perché una politica coraggiosa è anche una politica che sa riconoscere i propri sbagli e correggere le proprie decisioni, se serve.

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2 Responses to Buon compleanno.

  1. maria ha detto:

    Con un moto di orgoglio, posso dire di essere contemporanea alla Costituzione italiana.
    Abbiamo la stessa età… ed è un bel traguardo, se ci si arriva in discreta salute, anche se in modo burrascoso.
    Non voglio qui ricordare i meriti, la lungimiranza, la capacità di mediazione che hanno dimostrato i padri fondatori. Non voglio neppure elencare i meriti della nostra Carta costituzionale, che rimane una delle migliori possibili.
    Voglio dire qualcosa di molto semplice sulla conoscenza e la fruizione di Essa da parte dei cittadini.
    Per molti anni, quando insegnavo, ho ritagliato l’ora di Educazione Civica: segnando sul registro “Ed.Civica” e non “Storia”, in quell’ora si studiava solo ed esclusivamente la Costituzione Italiana, arricchita da confronti con altre Carte costituzionali e da una prospettiva europea.
    Mi sono state mandate, dal Dirigente che mi odiava perché gli creavo grane su malversazioni di bilancio, ben tre ispezioni: ne sono uscita indenne, benché notoriamente comunista.
    Poi sono cambiati i tempi: allievi sempre più viziati dal benessere e dai loro genitori, allievi da giustificare, allievi da assecondare, allievi da capire, allievi che vantavano la loro carta dei diritti degli studenti, allievi che ignoravano i diritti dell’uomo, allievi favorevoli alla pena di morte, allievi favorevoli al razzismo.
    Quando mi è stato detto da uno dei migliori della classe, e anche maggiorenne “La Costituzione è una legge dello Stato”…non ci ho visto più…e sono andata rapidamente in pensione.
    Gli sfregi -reali o immaginati- alla Costituzione, la banalità delle motivazione utilitaristiche e privatistiche dei boiardi, i balbettamenti di chi si crede Solone, fanno parte di un quadro di costume artificialmente deteriorato:” mancanza di senso dello Stato”…la nuova etica?
    ciao maria

  2. sandrozagatti ha detto:

    Cara Maria, ti ringrazio per i tuoi interventi, interessanti e mai banali. Sulla diffusa ignoranza costituzionale si potrebbe parlare per giorni e giorni. Io rammento quando l’allora Presidente della repubblica Cossiga disse che esistono due costituzioni, una reale e una materiale. Basterebbe tale ricordo per confinarlo in un ospizio con un mazzo di carte da briscola.

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