Berlusconi ed il falso in bilancio

gennaio 31, 2008

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Il recente proscioglimento di Silvio Berlusconi dalle imputazioni di falso in bilancio nel cosiddetto processo SME riportano all’attenzione il tema delle “leggi ad personam” votate nella quattordicesima legislatura con il non celato intento di risolvere le questioni giudiziarie che vedevano imputato il presidente del consiglio all’epoca in carica. La stampa ha infatti riferito che la Corte ha prosciolto Berlusconi poiché le norme del codice civile novellate dalla sua maggioranza non prevedono più come reato i fatti a lui ascritti.

Vale forse la pena di comparare alcune delle norme vecchie e nuove; la materia è complessa e seleziono solo gli articoli principali.

Art. 2621 (Vecchio ordinamento) False comunicazioni ed illegale ripartizione di utili o di acconti sui dividendi.
Salvo che il fatto costituisca reato più grave, sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da L. 2 milioni a L. 20 milioni (2640):
1) i promotori, i soci fondatori, gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i liquidatori, i quali nelle relazioni, nei bilanci o in altre comunicazioni sociali, fraudolentemente espongono fatti non rispondenti al vero sulla costituzione o sulle condizioni. economiche della società o nascondono in tutto o in parte fatti concernenti le condizioni medesime;
2) gli amministratori e i direttori generali che, in mancanza di bilancio approvato o in difformità da esso o in base ad un bilancio falso, sotto qualunque forma, riscuotono o pagano utili fittizi o che non possono essere distribuiti (2433, 2632);
3) gli amministratori e i direttori generali che distribuiscono acconti sui dividendi:
a) in violazione dell’art. 2433 bis, 1° comma;
b) ovvero in misura superiore all’importo degli utili conseguiti dalla chiusura dell’esercizio precedente, diminuito delle quote che devono essere destinate a riserva per obbligo legale o statutario e delle perdite degli esercizi precedenti e aumentato delle riserve disponibili;
c) ovvero in mancanza di approvazione del bilancio dell’esercizio precedente o del prospetto contabile previsto nell’art. 2433 bis, 5° comma, oppure in difformità da essi, ovvero sulla base di un bilancio o di un prospetto contabile falsi.

Art. 2621 (nuovo ordinamento) False comunicazioni sociali.
Salvo quanto previsto dall’articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i liquidatori, i quali, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per se’ o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali non rispondenti al vero ancorche’ oggetto di valutazioni ovvero omettono informazioni la cui comunicazione e’ imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale, o finanziaria della societa’ o del gruppo al quale essa appartiene, in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con l’arresto fino ad un anno e sei mesi.
La punibilita’ e’ estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti od amministrati dalla societa’ per conto di terzi.
La punibilita’ e’ esclusa se le falsita’ o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della societa’ o del gruppo al quale essa appartiene. La punibilita’ e’ comunque esclusa se le falsita’ o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.
In ogni caso il fatto non e’ punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10 per cento da quella corretta.

Art. 2622 (vecchio ordinamento) Divulgazione di notizie sociali riservate.
Gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i loro dipendenti, i liquidatori, che, senza giustificato motivo, si servono a profitto proprio od altrui di notizie avute a causa del loro ufficio, o ne danno comunicazione, sono puniti, se dal fatto può derivare pregiudizio alla società, con la reclusione fino ad un anno e con la multa da L. 200.000 a L. 2 milioni. Il delitto è punibile su querela della società.

Art. 2622 (nuovo ordinamento) False comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori.
Gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i liquidatori, i quali, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per se’ o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, esponendo fatti materiali non rispondenti al vero ancorche’ oggetto di valutazioni, ovvero omettendo informazioni la cui comunicazione e’ imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della societa’ o del gruppo al quale essa appartiene, in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione, cagionano un danno patrimoniale ai soci o ai creditori sono puniti, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Si procede a querela anche se il fatto integra altro delitto, ancorche’ aggravato a danno del patrimonio di soggetti diversi dai soci e dai creditori, salvo che sia commesso in danno dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunita’ europee.
Nel caso di societa’ soggette alle disposizioni della parte IV, titolo III, capo II, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, la pena per i fatti previsti al primo comma e’ da uno a quattro anni e il delitto e’ procedibile d’ufficio.
La punibilita’ per i fatti previsti dal primo e terzo comma e’ estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla societa’ per conto di terzi.
La punibilita’ per i fatti previsti dal primo e terzo comma e’ esclusa se le falsita’ o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della societa’ o del gruppo al quale essa appartiene. La punibilita’ e’ comunque esclusa se le falsita’ o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.
In ogni caso il fatto non e’ punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10 per cento da quella corretta.

Art. 2623 (vecchio ordinamento) Violazione di obblighi incombenti agli amministratori.
Sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da L. 400.000 a L. 2.000.000 gli amministratori che:
l) eseguono una riduzione di capitale o la fusione con altra società o una scissione in violazione degli artt. 2306, 2445 e 2503;
2) restituiscono ai soci palesemente o sotto forme simulate i conferimenti o li liberano dall’obbligo di eseguirli, fuori del caso di riduzione del capitale sociale;
3) impediscono il controllo della gestione sociale da parte del collegio sindacale o, nei casi previsti dalla legge, da parte dei soci.

Art. 2623 (nuovo ordinamento) Falso in prospetto.
Chiunque, allo scopo di conseguire per se’ o per altri un ingiusto profitto, nei prospetti richiesti ai fini della sollecitazione all’investimento o dell’ammissione alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche di acquisto o di scambio, con la consapevolezza della falsita’ e l’intenzione di ingannare i destinatari del prospetto, espone false informazioni od occulta dati o notizie in modo idoneo ad indurre in errore i suddetti destinatari e’ punito, se la condotta non ha loro cagionato un danno patrimoniale, con l’arresto fino ad un anno.
Se la condotta di cui al primo comma ha cagionato un danno patrimoniale ai destinatari del prospetto, la pena e’ dalla reclusione da uno a tre anni.

* * *

Il merito della sentenza SME non può essere discusso, non essendo essa disponibile, e non è di ciò che vorrei parlare. Il punto è che se la riforma è stata pensata per un singolo soggetto (ahinoi) essa è valida per tutti, e forse un paio di riflessioni vale la pena di farle. Infatti, a dispetto dei girotondi e degli strepiti su tale materia, in pochi hanno analizzato e criticato le norme in dettaglio e, nonostante i proclami in campagna elettorale, la maggioranza di centrosinistra non ha provveduto ad abolire o a rettificare le norme introdotte dal centrodestra.

Mi limito a due punti.

Le nuovo norme introducono un limite di procedibilità basato sull’incidenza percentuale della somma associata alla falsità sul bilancio o sul patrimonio della società. Sappiamo bene che le indagini su Berlusconi sono nate perché era ipotizzato il falso in bilancio per costituire fondi neri finalizzati alla corruzione politica. Ne consegue che, con le nuove regole, il grande imprenditore, a capo di un gruppo di enormi dimensioni, può disporre di grandi somme (in proporzione al suo bilancio) da destinare ad usi estranei alle finalità dell’azienda (per esempio tangenti), senza incorrere nel falso in bilancio. Viceversa il piccolo imprenditore incappa ancora nel reato, se la somma interessata dal fatto ha una certa consistenza. Non può non sovvenirmi l’argomento utilizzato dall’Avv. Chiusano, difensore di Cesare Romiti, che tentò di scagionare il suo assistito dall’accusa di corruzione dicendo appunto che le somme da lui versate ai politici costituivano una frazione infinitesima del bilancio FIAT.

La modifica radicale dell’art. 2623 c.c., terzo comma, mi lascia interdetto. Perché non esistono solamente le grandi imprese quotate in borsa, con migliaia di soci e grandi capitali. Esistono anche le piccole società a modesta capitalizzazione operanti nella piccola impresa. Società familiari, costituite fra amici (che magari a un certo punto della vita sociale cessano di esserlo) o comunque fra poche persone che talvolta, oltre a essere soci, prestano la loro attività nell’impresa. Intendo società a responsabilità limitata, società in nome collettivo, società in accomandita semplice con capitale sociale valutabile in poche decine di migliaia di euro. In tali casi, così par di capire, se l’amministratore impedisce il controllo di gestione al socio (magari impiegato nella stessa azienda) interessato a tutelare il proprio investimento, la vita dell’impresa ove lavora e quindi il suo posto di lavoro, non commette reato penale. O quantomeno è necessario provare che tale comportamento fa parte di un ben preciso piano fraudolento. Ma come fa il socio a sapere se l’amministratore sta frodando la società se questi gli impedisce addirittura di consultare i libri sociali?

Molto si potrebbe dire sulla procedibilità a querela (che espone il querelante al rischio di un processo per calunnia) e soprattutto sull’onere probatorio, in capo all’accusa, relativo al dolo del reo. E’ già difficile provare che un bilancio è falso, ancor più arduo è provare che le falsità sono finalizzate a ben precisi ingiusti profitti. Insomma: i processi per falso in bilancio di fatto sono diventati quasi impossibili, ma questa è la nostra legge.

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I delusi e gli smarriti

gennaio 27, 2008

smarrito

Quando nell’aprile 1996 l’Ulivo vinse le elezioni politiche, l’Italia fu percorsa da un fremito di entusiasmo. Intere generazioni di italiani erano cresciute nella convinzione che i mali del loro paese risiedessero nel “malgoverno dei democristiani” e che la fine di quell’epoca avrebbe lasciato il posto ad un futuro migliore. Il primo governo Berlusconi era visto come un incidente di percorso e l’approdo al governo degli ex comunisti e dei loro alleati era visto (dai tanti che li avevano seguiti dal dopoguerra a quel giorno) come il coronamento di un sogno decennale. Il film “Aprile”, di e con Nanni Moretti, descrive magistralmente quello stato d’animo, quel desiderio di lasciare alle spalle le formule che ci avevano afflitto per decenni (centrosinistra, centrismo, solidarietà nazionale, non sfiducia, monocolore, governo balneare, unità dei cattolici, e si potrebbe continuare all’infinito), per costruire una politica ed un paese nuovi.

La delusione era dietro l’angolo e non stava solo nella debolezza del patto di desistenza stipulato fra Ulivo ed il partito di Rifondazione Comunista, ma nella stessa linea del governo. Il continuismo debolmente riformatore di Romano Prodi si palesò immediatamente e, al di là della quotidiana polemica politica, per molti fu l’inizio di una lenta, lunga, inesorabile disillusione. I passaggi successivi, dal pessimo accordo della bicamerale al governo D’Alema (sia nella sua genesi che nella sua azione) e l’epilogo della legislatura, con degenerazioni da basso impero, non fecero che confermare quel sentimento.

In tanti furono progressivamente presi dalla consapevolezza che l’inefficienza della macchina dello Stato, il clientelismo meridionale, la propensione a compromessi al ribasso, la presenza endemica della mafia, l’immoralità della vita pubblica si sarebbero propagati dal prima al dopo. E che la speranza di una nuova stagione era solo un’illusione. Anche gli italiani che di quella illusione non erano partecipi ma avevano guardato con curiosità all’esperienza degli ex comunisti alla guida del paese, videro confermate le peggiori previsioni degli scettici: l’Italia sarebbe rimasto lo stesso paese di cui vergognarsi. Dramatic but not serious, come dicono gli inglesi; un pauvre pays, pas un pays pauvre, come disse De Gaulle.

Tutto quello che è accaduto in seguito, nell’animo di quelle persone, è stato il tentativo di rianimare quella vana speranza. E sembra che tutto sia stato pensato per soffocare tale tentativo. La riproposizione nel 2006 di Romano Prodi come leader della stessa coalizione ne è l’aspetto più macroscopico.

Ora i piloti di quelli che furono i partiti della rinascita postbellica si guardano intorno smarriti, consapevoli di vivere solamente grazie ad un’eredità fatta di vergogne da nascondere e di speranze tradite. Stupisce che non sappiano da che parte volgere lo sguardo?

Perdonate la sintesi: avrei dovuto riassumere mezzo secolo di storia, e questo è solo un blog.


L’Italia che ci aspetta

gennaio 26, 2008

crimine

Da corriere.it

A proposito di intercettazioni, Berlusconi spiega che secondo il disegno di legge che proporrà «si potranno ordinare da parte della magistratura solo per indagini su terrorismo, mafia, camorra. Per il resto, a chi le ordinasse 5 anni prigione, a chi le eseguisse 5 anni di prigione, a chi le pubblicasse 2 milioni di multa all’editore». «Noi – ha spiegato il leader di Forza Italia – abbiamo cento motivi per dire no a questa invasione della vita privata».

Spaccio di droga, usura, estorsioni, riciclaggio, truffe informatiche, sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina, eccetera eccetera. Tutto diverrà lecito. Senza intercettazioni, lo sappiamo bene, la polizia giudiziaria è cieca. Questa è l’Italia che ci aspetta, dove le procure si occuperanno solo di insulti fra condomini e di risse fuori dalle discoteche.

Ancora una volta la politica interviene sulla giustizia penale pensando a se stessa e non all’interesse generale. E il crimine ringrazia.


L’esordio del partito democratico

gennaio 25, 2008

e-così-fù-ingr.1

Alcune considerazioni al volo sulla giornata di ieri.

Ci dicono che il governo è caduto per colpa dei centristi e non della sinistra. Però poco tempo fa era stato Bertinotti a dire che Prodi era finito. In aula un senatore di rifondazione (mi pare, o forse del pdci) ha detto più o meno: “ci chiedono di sostenere il governo settori che fino a pochi giorni fa ci chiedevano di uscirne”. Tanto per capire che aria tirava.

Ma il punto centrale, per me, è un altro. Fra camera e senato almeno 7 oratori della ex maggioranza hanno accusato il PD in generale e Veltroni in particolare di aver causato la rottura dell’alleanza, la fine dell’unione e, implicitamente, del progetto ulivista nato nel 95-96. Cesare Salvi è stato durissimo, ha parlato quasi solo contro il PD e contro Veltroni, e non a caso il ministro Mussi era seduto al suo fianco e non sui banchi del governo. Accuse strumentali, si potrebbe dire. Ma nessuno li ha smentiti, nessuno ha replicato. La Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato, che ha parlato per meno della metà del tempo che aveva a disposizione non ha speso neppure mezza parola per difendere Veltroni e le scelte del PD.

A me sembra che i dirigenti del nuovo partito non possano far finta di niente. E’ caduto malamente e rovinosamente il governo guidato dal presidente ed ispiratore del partito democratico, a causa, per opinione non contraddetta degli alleati, delle iniziative del segretario del partito democratico. E’ il progetto stesso del nuovo partito a subire un duro colpo, secondo me. Prodi, che è stato l’anima del progetto ulivista e del PD, esce distrutto dalla giornata di ieri e consegna alla storia l’immagine di un centrosinistra che chiede sacrifici alla gente per consentire alla destra di beneficiarne. Un ruolo di cui non essere tanto fieri. Prima di stabilire le strategie (ahahah) del futuro, il centrosinistra dovrà fare una riflessione seria su tutta la politica di questi anni, e sul valore della sua classe dirigente.

Scusate se non uso mezzi termini.


Una domanda a Bruxelles.

gennaio 24, 2008

Copio ed incollo da Repubblica.it

09:54 Almunia: difficoltà pesano sul risanamento

“Ho le preoccupazioni che avrebbe chiunque quando un Paese ha difficoltà politiche”, ha detto Almunia. “E in questi giorni l’Italia ha difficoltà per l’instabilità del governo in Parlamento”, ha aggiunto. A una domanda su quanto peseranno le difficoltà del governo nel percorso per il risanamento dei conti pubblici, dopo i buoni risultati che lo stesso Almunia ha sottolineato nei giorni scorsi, il commissario europeo ha ricordato che “in Italia il risanamento dei conti pubblici è meno avanzato che in altri Paesi”, e che nel 2008, comunque, sui conti pubblici dell’Italia, “come degli altri Paesi”, peseranno gli effetti del rallentamento dell’Economia.

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Critiche a Veltroni.

gennaio 23, 2008

Il dibattito parlamentare sulla fiducia al governo non ha avuto contenuti particolarmente interessanti. Un aspetto però non è stato sottolineato dai telegiornali: gli attacchi di Villetti e di Diliberto a Veltroni. Entrambi hanno accusato il segretario del PD di aver “seppellito” l’alleanza di centrosinistra annunciando che il suo partito si sarebbe presentato da solo alle prossime elezioni. Gli oratori del centrodestra hanno avuto gioco facile nel dire che se anche il leader in pectore della (ex?) maggioranza non crede nella validità dello schieramento, significa che esso non ha futuro.

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Crisi?

gennaio 22, 2008

Le convulsioni politiche, giudiziarie e parlamentari di queste ore richiedono quantomeno alcune riflessioni. Come frequentatore della rete sono abbastanza pigro, ma nei siti riconducibili al partito democratico non ho trovato commenti sulla situazione politica. Capisco che è buona norma evitare uscite estemporanee, ma se si vuole dare alla comunicazione sul web l’importanza che è giusto abbia, sarebbe una forma di rispetto verso gli elettori (potenziali) esprimere le proprie opinioni senza dare l’impressione di attendere le direttive dai vertici.

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