Sedici anni

dicembre 18, 2007

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Ruggero Jucker, Annamaria Franzoni, Erika De Nardo, Doina Matei. Omicidi completamente differenti, linee difensive opposte, riti processuali diversi. Pena uguale per tutti.


Il generale e il T.A.R.

dicembre 16, 2007

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Il generale Roberto Speciale è un militare, ma il Tribunale Amministrativo Regionale ha stabilito che il Governo non poteva rimuoverlo, ed egli afferma di aver diritto ad essere reintegrato nel suo comando. A prescindere dalle ragioni delle parti, mi domando che paese è mai quello nel quale un governo non sa o non può sostituire un soldato.

Andiamo con la memoria all’ottobre-novembre del 1917 quando, per le gravi responsabilità dello Stato Maggiore ed in particolare del generale Luigi Cadorna, le divisioni austro-ungariche e tedesche sfondarono il fronte italiano sull’Isonzo, fra Tolmino e Caporetto. Di fronte alla rotta delle 41 divisioni italiane, l’otto novembre il re Vittorio Emanuele III sostituì Cadorna con il generale Armando Diaz, che organizzò la linea difensiva di contenimento sul Grappa e sul Piave, arrestando l’avanzata nemica che, altrimenti, avrebbe potuto dilagare in tutta la penisola.

Fortunatamente non esisteva ancora il TAR, perché altrimenti Cadorna avrebbe potuto ricorrere avverso la sua sostituzione e rientrare al comando. Forse adesso parleremmo tedesco.


Bor

dicembre 15, 2007

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Lungo la via Emilia, nell’abitato di San Lazzaro, un paesone che si salda alla periferia est di Bologna, si trova il cimitero che ospita le salme dei circa mille militari polacchi, inquadrati nella coalizione alleata, caduti nella battaglia per la liberazione di Bologna nell’aprile del 1945, mentre i partigiani insorgevano nel centro della città.

Chissà se quei soldati sapevano che pochi mesi prima la loro capitale era stata completamente rasa al suolo.

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Il consenso deviato

dicembre 15, 2007

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Proporzionale, uninominale, maggioritario, proporzionale corretto, liste bloccate, preferenze, doppio turno, presidenzialismo, semipresidenzialismo, premi di maggioranza, coalizioni, sbarramenti ed altro ancora.

Da circa tre lustri la politica italiana si interroga e discute freneticamente di meccanismi elettorali e di formule parlamentari. Ci dicono che ciò è dovuto all’inadeguatezza degli strumenti istituzionali ed è indubbio che l’assetto voluto dai costituenti era modellato su una realtà sociale ben diversa dall’attuale. Ma lo stesso si potrebbe dire della costituzione americana, che è assai più antica della nostra, e, in verità, di molte altre costituzioni in vigore sul pianeta. E che dire dei paesi (per esempio il Regno Unito) che una carta fondamentale non l’hanno?

Sarà un caso che questo dibattito tanto acceso si sia sviluppato in corrispondenza dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi? Anche se lo si è detto alla noia, sembra che si faccia fatica ad ammettere che l’unica vera anomalia italiana resta la presenza nella competizione politica di un attrattore di consenso del tutto anomalo, con una capacità di raccolta formidabile, che devia il potere così acquisito in favore di un soggetto economico, anziché della collettività. Lo sanno i partiti dell’attuale maggioranza di governo e lo sanno gli (ex?) alleati di Forza Italia che, non appena privati della posizione di potere, si accorgono con finto stupore di dover fare i conti con la forza preponderante del loro dominus.

Quali che siano, in astratto, le preferenze di ciascuno per questo o quel modello elettorale, la discussione in atto sulla nuova legge non può prescindere, purtroppo, da queste considerazioni. E credo che serva rigore e coerenza. L’argomento dalemiano secondo il quale “gli italiani hanno votato Berlusconi e quindi con lui bisogna accordarsi” non mi ha mai convinto e mai come oggi mi sembra sbagliato.

Ogni meccanismo elettorale premiale ci espone alla preponderanza mediatico-propagandistica di Mediaset e di tutto ciò che ruota attorno ad essa, costituendo di per sé un rischio. Inoltre, se vogliamo che al Parlamento sia conferita la dignità e la forza riformatrice prevista dalla carta costituzionale, dobbiamo ritornare al proporzionalismo degli albori della Repubblica. Per tal motivo io credo che la formula elettorale preferibile sia quella di un sistema elettorale proporzionale su circoscrizione nazionale, con sbarramento al 5% e voto di preferenza unico.

In tal modo la maggioranza parlamentare dovrà essere conquistata su base ideale e programmatica e non con meccanismi artificiosi ed alleanze strumentali. E chi ambisce ad un seggio dovrà guadagnarselo con le proprie capacità e non grazie ad amicizie altolocate.

Dopodiché, che dio ce la mandi buona.


La casta dei somari

dicembre 12, 2007

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Nel 1993 il deputato democristiano Sergio Mattarella predispose il testo della legge elettorale che ha governato le votazioni del 1994, del 1996 e del 2001. La svolta, rispetto al rigido proporzionalismo che era rimasto inalterato dal 1948 a quell’anno, consisteva nell’introduzione del collegio uninominale. Ma un secondo aspetto riguardava la quota proporzionale (limitata al 25% dei seggi) che veniva eletta con liste bloccate, cioè senza voto di preferenza. Senza ripercorrere le ragioni per le quali fu adottato quel sistema, tutti ricordiamo le polemiche che seguirono, sia per l’idea di ibridare due meccanismi opposti, sia per quella stranezza della lista bloccata: “la lista dei somari”, come qualcuno la definì malevolmente. Dei somari perché in essa confluivano quei candidati che, proposti all’uninominale, non sarebbero mai stati eletti, e che quindi potevano accedere al parlamento solo come marionette del partito.

Ma da allora il principio della lista bloccata ha fatto strada e si è affermato. Tanto che alle ultime elezioni abbiamo votato solo ed esclusivamente liste bloccate.

A dire il vero anche il sistema del collegio uninominale non è che consenta una grande scelta. Per come è composto l’elettorato italiano, che non è politicamente omogeneo sul territorio, è capitato che gli elettori si siano trovati di fronte scelte obbligate o quasi. I sondaggisti sono sempre stati chiari: dei 475 collegi uninominali della Camera, un centinaio circa sono in effetti collegi marginali (tali cioè che il vincitore è incerto); tutti gli altri sono considerati “collegi sicuri”, tali cioè che il vincitore è noto a priori per via della composizione dell’elettorato in quella circoscrizione.

A farla breve, dal punto di vista personale, abbiamo sempre votato parlamenti precostituiti dai partiti. Tanto che, in tempi recenti, si parla insistentemente di casta dei politici, appunto perché essi (anche con questi meccanismi di voto) sono in grado di pilotare il consenso elettorale a favore di personalità preselezionate.

Oggi sono andato a leggermi il testo della proposta di riforma elettorale licenziata dal presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Enzo Bianco. Mi sarei aspettato una inversione di rotta rispetto al passato, ma sono rimasto deluso.

In pratica la proposta costituisce un ritorno alla legge Mattarella, con la significativa variazione che la quota proporzionale passerebbe dal 25% al 50% dei seggi. L’altro 50% verrebbe eletto con il meccanismo del collegio uninominale e la bozza lascia aperta la scelta se consentire o no il voto disgiunto fra quota uninominale e quota proporzionale. In più viene fissata ad un terzo dei candidati la quota riservata per sesso.

Non sta a me discutere qui ed in astratto la qualità di questa legge elettorale. Quello però che emerge è che il principio della lista bloccata e del candidato imposto si consolida. Del voto di preferenza proprio non se ne parla. I malevoli direbbero che è il trionfo della casta dei somari.


La delega all’Oceania

dicembre 12, 2007

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I commenti dei quotidiani odierni sulla serrata dei camionisti fanno ampio ricorso a questo concetto: manca il senso del limite. Lo scrive, per esempio, Beppe Severgnini sul Corriere della Sera; e se lo dice lui che da anni ci seppellisce con le sue cretinate, c’è da crederci.

Ma nelle prime pagine odierne c’è anche altro. Scopriamo che Silvio Berlusconi è indagato per corruzione, e che dalle indagini emergono i suoi tentativi di rovesciare la maggioranza e di tornare al governo lusingando i senatori del centrosinistra eletti nella circoscrizione estero. A uno di loro, Randazzo, in cambio del voto in proprio favore, avrebbe offerto un posto da sottosegretario con delega all’Oceania. Ma questi avrebbe rifiutato; qui si fermano i resoconti di cronaca, i quali non ci raccontano quale sia stata la reazione del capo di Forza Italia di fronte a tale diniego.

“Ma cribbio!” immagino avrà esclamato l’onorevole Berlusconi, “Che diavolo vuole ancora? Gli offro l’intera Oceania e non gli basta? Qui si è perso ogni senso del limite!”


Pene più severe

dicembre 9, 2007

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A parole tutti le invocano, per un motivo o per un altro. Adesso le vogliono per gli incidenti sul lavoro. Poco tempo fa per i tifosi violenti e l’estate scorsa per i piromani. Ma anche per la violenza sulle donne o per gli immigrati che delinquono; e ancora per i recidivi, per i pedofili, per i bancarottieri e chi più ne ha più ne metta. Però tutti, più o meno, hanno votato l’indulto. E prima dell’indulto la legge Boato-Simeone.