A tutti un grande 2008.

dicembre 30, 2007

Vi saluto caramente, miei pochi lettori, e, nel darvi appuntamento all’anno prossimo, vi lascio un augurio storico-sportivo.

Nel corso dell’anno che ci aspetta cadrà il decennale del 31 maggio 1998, quando si giocò gara5 della finale scudetto fra la Virtus e la Fortitudo, le due squadre di pallacanestro di Bologna. Non ve la faccio lunga; dico solo che quella partita era decisiva per l’assegnazione del titolo fra due squadre che nel corso della stagione si erano già incontrate, fra campionato, coppa Italia ed eurolega, dieci volte, con 5 vittorie a testa, segnando esattamente lo stesso numero di punti.

Nelle quattro precedenti partite della serie scudetto aveva sempre prevalso la squadra ospite, ed anche nella quinta la Fortitudo condusse fin dal primo minuto. A 27 secondi dalla fine (nella pallacanestro non esiste il recupero) i biancoblù erano avanti di quattro punti ed il pubblico virtussino, sebbene ai bianconeri restasse tempo per un attacco, non credeva più nella vittoria. Abbio portò palla oltre la metà campo e consegnò a Danilovic che, da circa sette metri, si alzò per un tiro da tre punti. In seguito lui stesso raccontò di aver tirato con più speranza che convinzione. Ma la palla entrò (una sbusonata, come si dice a Bologna) ed in più l’arbitro Zancanella (col pungno destro alzato nella foto) fischiò un fallo commesso sul tiratore da Dominique Wilkins, che gli aveva appena sfiorato il braccio destro. Ne seguì un tiro libero aggiuntivo (in quanto il fallo era stato commesso mentre l’attaccante era in fase di tiro) che Danilovic realizzò, portando la Virtus in pareggio. Per questa ragione l’episodio viene ricordato come “il tiro da quattro”, immortalato dalla fotografia. Restavano sedici secondi di gioco, ma il playmaker della Fortitudo, l’esperto David Rivers, si avventurò in un insensato coast-to-coast, finendo per perdere palla. Terminati in parità i tempi regolamentari si giocò un supplementare nel quale Danilovic, che nel corso della partita era stato alquanto opaco, realizzò nove punti, trascinando le Vu Nere al successo per 86-77. Fu quello il quattordicesimo scudetto della Virtus Bologna.

Bene. Auguro a tutti i lettori del mio blog (ed a me stesso) di mettere a segno in questo 2008 il proprio tiro da quattro.

wall3-800x600.jpg


Dini e i sette punti

dicembre 30, 2007

punti

E’ stato un falco nel primo governo Berlusconi ed un campione del centrosinistra, avendo guidato il governo nato dall’alleanza D’Alema-Bossi. Ma ora che il Corriere della Sera ha pubblicato i 7 punti programmatici che intende imporre al governo, pena il suo voto contrario, abbiamo una categoria in più da aggiungere. E’ anche un grande umorista.

Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica. A partire dall’uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori pubblici. Il forte aumento registrato dagli investimenti nella information tecnology è in grado di generare un incremento della produttività di questa dimensione. Occorre poi prevedere una parziale sostituzione di quanti usciranno dal lavoro per limiti di età negli anni successivi. Ed aumenti delle retribuzioni legati solo al merito di ciascuno.

2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica. A partire dall’abolizione delle Province; le Regioni che volessero mantenerle in vita dovranno finanziarle con le proprie tasse. È vero che serve una revisione costituzionale, ma per adottarla bastano sei mesi.

3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti, secondo un percorso graduale ma annunciato in partenza. Utilizzando l’intero risultato della lotta all’evasione fiscale, e non disperdendolo per mille rivoli come si è fatto nella prima parte di legislatura. Ed utilizzando quella parte della riduzione di spesa non destinata ad anticipare l’obiettivo di pareggio del bilancio. Il tutto senza innalzare il grado di progressività del nostro sistema tributario, già oggi a livelli che ostacolano la crescita.

4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei quali vengono disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano il Meridione nella penosa situazione in cui si trova. Drastica revisione dei programmi per il periodo 2007-2013, concentrando le risorse su strade, ferrovie, porti e aeroporti. Con un unico obiettivo operativo: portare il Sud nel 2013 a una qualità dei trasporti pari alla media europea.

5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici, per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti a livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi. Altrimenti i ritardi nella formazione scolastica dei nostri giovani, sempre più evidenti nel confronto internazionale, pregiudicheranno la capacità di sviluppo dell’Italia per il prossimo mezzo secolo.

6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali. I ritardi della giustizia sono un elemento non trascurabile del degrado economico e civile della nostra società. Molto può e deve essere fatto. Ma di per sé la sola riduzione del periodo feriale, e il prevedere che i giudici facciano come tutti gli altri lavoratori le loro vacanze a turno, può aumentare di quasi il 10% la produttività del servizio giustizia.

7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica. La politica fornisca regole e risorse; scelga ministro, sottosegretari e assessori. Ma non direttori generali e primari. Si è voluto chiamare le unità sanitarie «aziende». Ma quale azienda potrebbe mai funzionare se i capi stabilimento venissero scelti a seconda che siano più vicini a questo o quel partito? Quanto enunciato è un programma minimo che consideriamo imprescindibile e che contiene proposte realizzabili in non più di sei mesi. Tanto altro sarebbe necessario; lo abbiamo indicato nel manifesto politico con il quale abbiano lanciato la nostra iniziativa liberaldemocratica. Ma se non si comincia non si arriva mai alla fine. E se non si inizia subito non si riuscirà a sollevare gli italiani da quella sfiducia nelle istituzioni e nel futuro che ne frena lo slancio. Siamo pronti a sostenere un governo che si impegni a realizzare questo programma minimo. Se sarà espressione dell’attuale maggioranza, bene. Ma chiediamo una risposta chiara, senza ambiguità, al più tardi al momento della verifica prevista per metà gennaio. Non rinnoveremmo la nostra fiducia a un governo che non volesse impegnarsi a realizzare questo programma per il rilancio del Paese. In tal caso, non ci rassegneremo al fatto che la legislatura debba andar persa. Ci adopereremo dunque, con le nostre modeste forze, affinché un governo che realizzi queste proposte nasca in questo Parlamento. Senza dimenticare che nel frattempo occorrerà comunque cambiare la legge elettorale, per via parlamentare ovvero per via referendaria.

Lamberto Dini
Natale D’Amico

30 dicembre 2007


Bertone e il PD

dicembre 30, 2007
Vassily Kandinsky

Vassily Kandinsky

La stampa odierna ci informa dell’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana dal Cardinal Bertone, segretario di Stato del Vaticano. Non avendo letto il testo dell’intervista ma soltanto i resoconti de La Repubblica e de Il Corriere della Sera, sarei tentato di astenermi da ogni commento e vorrei tanto credere che i giornalisti abbiano fatto confusione, ma so che non è così e non riesco a tacere.

Bertone parla come se fosse ormai universalmente assodato che la morale, il saper distinguere il bene dal male, è una prerogativa ideale del cristiano, se non addirittura del cattolico, e, raffrontando i politici attuali a Togliatti ed a Berlinguer (i quali, essendo morti, non possono difendersi) distribuisce patenti di moralità in ragione del grado di “rispetto” dei valori cattolici.

Insomma, a questo mondo si è buoni o cattivi in proporzione a quanto si aderisce alle prediche della Chiesa, come se l’esistenza di una morale laica fosse una assurdità. Ed infatti il cardinale ci informa di aver parlato con Veltroni di “valori non negoziabili” ispirati dal “diritto naturale”. Fatico ad esprimere quanta arrogante grossolanità leggo in simili parole. Considerato che il “diritto naturale” (un concetto primitivo che già gli antichi romani avevano superato), quand’anche invocabile, dovrebbe preesistere alla cristianità e quindi non si capisce perché mai la Chiesa dovrebbe esserne interprete privilegiata, c’è da domandarsi se fra i “valori non negoziabili” rientra anche l’attuale meccanismo di calcolo dell’otto per mille: una frode fiscale che obbliga tutti noi a finanziare uno Stato estero, una organizzazione confessionale internazionale ed una poderosa macchina di raccolta del consenso politico-elettorale. Davanti all’affermazione secondo la quale la Chiesa è una risorsa per la politica italiana, mi verrebbe da dire che a me sembra l’esatto contrario. Chi si autoinveste del primato universale della morale non dovrebbe per prima cosa invocare un meccanismo di finanziamento contributivo “giusto”? Ma figuriamoci.

Non vado oltre ad interrogarmi su cosa possa sortire dall’interazione di questi signori con i vertici del partito democratico per non rovinarmi i festeggiamenti di fine d’anno.

Scusate tanto, ma non se può più. Non del fatto che i vertici ecclesiastici facciano sentire la loro voce: sono il primo a dire che essi hanno il diritto di parlare e di esprimersi quanto vogliono, come è giusto che sia in un paese libero. Non se può più di sentire queste corbellerie, questa continua offesa ipocrita all’intelligenza, dietro la quale, peraltro, si celano (non solo, ma anche) meschini interessi di bottega.

Va detto però che ai nostri politici Bertone ha lasciato un barlume di speranza di autonomia, additando come esempio Sarkozy, che avrebbe riconosciuto la Chiesa come una risorsa per la Francia (dubito infatti che i contribuenti d’oltralpe siano soggetti all’otto per mille come noi). Ed infatti una certa preoccupazione comincia a serpeggiare fra le consorti dei nostri amati leader: da Linda Giuva a Barbara Palombelli, le mogli dei vertici del centrosinistra si scambiano testi sul diritto di famiglia ed i nomi dei migliori avvocati divorzisti. Per converso il sito paginebianche.it ha registrato dai computer di Montecitorio e dei vari ministeri un boom di contatti alla voce “Bruni, Carla”.