Alitalia

farfalle

Impegnati a farci gli auguri di Natale, assistiamo distratti alle convulsioni politiche che ruotano attorno alla vendita di Alitalia.

Come si sa, due sono le ipotesi sul tappeto, e radicalmente diverse l’una dall’altra. Una possibilità è il mantenimento in mani italiane della compagnia, l’altra prevede il suo assorbimento da parte di Air France. Sfido chiunque, fra comuni mortali, ad avere un’idea precisa su quale sia la soluzione migliore. Ma siamo sicuri che chi prenderà la decisione ne sia all’altezza?

Al di là delle questioni di bottega, da un lato vige il principio dell’italianità, che dopo gli scandali sulle scalate bancarie del 2005 ha un suono alquanto sinistro, mentre dall’altro pesa l’argomento in base al quale solo l’intervento di un grande gruppo straniero può scongiurare la marginalizzazione della compagnia. Ma andrebbe anche ricordato che la Francia è il nostro principale competitore sul mercato turistico internazionale (ed in questo ci ha già sorpassato, pur potendo contare su un’offerta sulla carta ben più povera): il tradizionale sciovinismo d’oltralpe non rischia forse di sottrarci grandi fette di traffico, fra le quali le enormi potenzialità del turismo asiatico?

La realtà è che in questa vicenda si riassumono tutte le nostre debolezze politiche ed istituzionali ed emerge nettamente un tema che a me pare evidente. Lo sviluppo industriale italiano (che trasformò un paese agricolo e distrutto dalla guerra in una potenza economica) ha un nome ed un cognome: industria di Stato, cioè partecipazioni statali. Ed è un fatto che da quando l’IRI è stato messo in liquidazione l’Italia ha imboccato la strada della recessione industriale. Agroalimentare, siderurgia, manifatturiero, telecomunicazioni, quasi tutto è finito in mani straniere. Perfino le autostrade hanno rischiato di essere acquistate dagli spagnoli, per tacere delle molte industrie semplicemente chiuse. Lo smantellamento dell’industria di Stato e delle partecipazioni statali sembrava una scelta obbligata, e forse lo era. Ma fino a che punto?

Non ho certo gli strumenti per dire se era possibile fare scelte diverse, ma ho l’impressione che il processo sia stato gestito in maniera in parte ideologica, in parte improvvisata, assecondando slogan (meno Stato più mercato) o appetiti privati, senza riguardo per il bene collettivo. Certo è, tanto per fare un esempio, che l’Italia aveva una poderosa industria siderurgica ed ora non più, col risultato che mentre chiudono le acciaierie ex Terni di Torino (la città della Fiat!) a Trieste resta attiva la vetusta Ferriera di Servola, ed a me sembra un gigantesco paradosso.

Ricordo bene gli anni delle privatizzazioni e delle chiusure: gli economisti ci dicevano che l’industria pesante era finita, che i grandi impianti industriali non avevano futuro. Affermavano che erano retaggi di un’economia statalista e che tenerli in vita era un controsenso. La realtà, sempre per fare esempi, è che l’Italia resta il secondo mercato europeo dell’acciaio, ma le nostre imprese, anche per via della grande crescita dei paesi asiatici, devono andare a comperarlo all’estero mentre il paese è disseminato di impianti dismessi.

Ciò detto, mi cresce il dubbio che decisioni importantissime per la nostra vita siano state prese in maniera superficiale, da persone che non avevano le qualità, la lungimiranza e la cultura per assumerle, e che le cose non siano molto cambiate. Quale che sia il destino della ex compagnia di bandiera, so che sarà il triste epilogo di una catena di scelte sbagliate e di decisioni improvvisate.

La riprova della nostra pochezza sta nel comportamento dell’opposizione che, invece di partecipare alla discussione, aspetta la scelta del governo per criticarla, a prescindere. Infatti, non appena è filtrata la notizia di un possibile successo dell’offerta francese, sono partite le critiche. Prima nemmeno una parola, perché l’interesse della politica non sta nella scelta in sé, ma nella polemica propagandistica. A questi signori, che si preoccupano solo di dire che gli altri sbagliano, andrebbe ricordato che hanno avuto cinque anni di tempo per decidere su Alitalia, ma non hanno fatto altro che contribuire alla crescita del suo indebitamento. L’unico giudizio di Silvio Berlusconi su una possibile cessione fu il seguente “se anche volessimo venderla, nessuno la comprerebbe”. Questa è la gente che pretende di decidere del nostro futuro.

5 risposte a Alitalia

  1. maria scrive:

    Ho giurato, come Vittorio Zucconi, di non volare mai più con Alitalia. E ormai da molti anni. Sottoscrivo tutto quello che dici e, comunque vendano, comunque irresponsabilmente traffichino, continuerò nel mio rifiuto.
    Ho fatto un commento alla Virtus tradita: l’inizio è bellissimo, la parte centrale è meno scorrevole.
    Ma vai a leggere, e non ti montare la testa con la poesia, perchè è di coscienze che abbiamo bisogno! ciao

  2. sandrozagatti scrive:

    Hai ragione.

    E’ soprattutto la terza parte (“la fine”) a risultare pesantina, soprattutto per chi non conosce la storia. Per esigenze narrative era necessario ripercorrere le vicende, fare un po’ di cronaca, ed il risultato è faticoso. Le parti meno aderenti ai fatti invece sono più lievi (e più divertenti da scrivere). Non ti preoccupare che non mi monto la testa, anzi.

  3. maria scrive:

    Ti mando (ho scoperto che funziona l’incolla) una lettera scritta a caldo, che ha girato tra amici, ma che è stata bloccata dalla censura del sant’Uffizio…quindi nessun giornale poi l’ha più pubblicata…di conseguenza, ancora una volta, sono stata la prima dei non eletti.
    di conseguenza ho deciso che non corro più.

    Il grido di Simplicio ovvero Orfani di Aristotele

    In un episodio famoso del”Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, il nobile Sagredo racconta l’aneddoto del “notomista”che, sezionando un cadavere, mostra a un dotto aristotelico come, in contrasto con l’opinione di Aristotele, il fascio dei nervi parta dal cervello e non dal cuore, contraddicendo così il Principio di Autorità.
    Gli attacchi sferzanti di Sagredo e Salviati (Galileo stesso) colpiscono il filosofo aristotelico Simplicio che ad un certo punto, messo alle strette, grida:” Ma quando si lasci Aristotile, chi ne ha da essere di scorta nella filosofia?”. Salviati risponde: “ci è bisogno di scorta nei paesi incogniti e selvaggi, ma nei luoghi aperti e piani, i ciechi solamente hanno bisogno di guida; e chi è tale è bene che si resti a casa, ma chi ha gli occhi nella fronte e nella mente, di quelli si ha da servire per iscorta”.
    Mi sento oggi come il povero Simplicio…alla ricerca di una ciambella di salvataggio,visto che anche la zattera è stata persa…delusa dal fatto che io credevo esistesse la sinistra…sconcertata dal fatto che credevo esistesse il modo laico per affrontare i problemi della politica…inorridita dal fatto che neppure ci si accosta alla casa socialista, ma si sta a guardare, per capire come andrà a finire.
    Che cosa rimane sul piatto?: la dismissione e la rinuncia all’identità, lacrime e sangue, uno spostamento in sedia a rotelle verso il centro, un ridicolo pantheon, un leader ai minimi storici di gradimento, la certezza che bisogna fare la TAV (alla faccia di tutto quanto provato e previsto persino in sede di Commissione Europea), l’inderogabilità delle privatizzazioni all’italiana, la necessità di “fare impresa”con furbetti e furboni, l’annullamento di qualsiasi ideologia , tante buone intenzioni per andare d’accordo sempre e comunque con tutti (per spartirsi meglio le torte? E per cedere sui DICO?), povere cose…minimi obiettivi…l’arte della rinuncia e del compromesso…per riuscire a governare un popolo di nani … di volta in volta scegliere se rinunciare o salvare qualche pezzo.
    Vorrei poter dire anch’io “scendo a questa fermata”…ma non sono iscritta ai DS.
    In effetti ho sempre praticato quello che dice Salviati, e ho sempre preferito scelte responsabili…tuttavia mi faceva piacere partecipare per esempio al 25 aprile o al giorno del Ricordo e mi chiedo se verrà annullata anche la memoria storica…se dovremo vergognarci di usare parole come Socialismo e Comunismo, se l’Internazionale verrà sostituita dal WTO…in questo senso mi sento come un novello filosofo peripatetico che vuole continuare a credere nel suo Maestro e fa fatica a staccarsi da quelli che oggi, nel mondo globalizzato, vengono bollati come scomodi e inutili pregiudizi .

    Parafrasando G.Leopardi “Cari compagni dell’età mia nova, mia lacrimata speme! Questo è quel mondo? Questi i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte delle umane genti?”
    Ma non voglio utilizzare a scopi modesti l’indispensabile solitudine del Poeta.

    Maria Morigi Trieste 20 aprile 2007

  4. sandrozagatti scrive:

    Una bella lettera, piena di passione, e proprio per questo non voglio commentarla se non con il sempiterno riferimento all’ottimismo della volontà. Che si adatta sempre a tutto, anche ai momenti peggiori.

  5. carlo scrive:

    D’accordo su tutto amaramente penso in che mani politiche siamo ,cosa di peggio dobbiamo aspettarci da questi politici, perchè per chi ricorda la storia delle compagnie aeree Italiane ,il paron della Air One eraun uomo molto seguito dai politici,e se ricordo bene con alcuni fallimenti risolti in modo sconosciuto,mentre l’Alitalia è una compagnia di bandiera tutta Italiana ,nel senso che è imbrigliata da controllori di volo tra i più esosi del mondo da sindacati di categoria che non si ricordano dei diritti degli utenti,da amministratori di nomina politica che rispondono al politico e non agli utenti.Dobbiamo ricordarci che per prendersi l’Alitalia non si son presentati in molti, che in Italia nessun gruppo economico si è offerto.Mi ricordo di come hanno messo in sesto la vecchia Montedison -Enimont- Enichem, cedendola ad un privato con i soldi(Tatò non ne ha)che ha tagliato rami secchi posizioni di rendita e quant’altro.Se non sappiamo gestirci dobbiamo rassegnarci ad esser colonizzati.Chi ringraziare?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: