Laicità, religione e legge di Hume

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La rivista Micromega dedica un numero speciale, intitolato “per una riscossa laica”, ad un tema di grande attualità: la reazione del mondo laico di fronte all’offensiva teocon in atto in tutto il mondo occidentale ed in particolare nel nostro paese, soggetto alla pesante influenza ideale, politica ed elettorale del Vaticano. E’ fuor di dubbio che la sinistra, e più in generale l’universo non confessionale, deve fare i conti con la pervasività del pensiero di ispirazione religiosa nella politica, nell’informazione e nella cultura.

Su questo argomento ascoltare le personalità politiche è frustrante. La preoccupazione di perdere qualche fetta di consenso le induce a pronunziare solo mezze proposizioni, per tacere dell’epifania di vocazioni cristiane esibita da numerosi ed autorevoli esponenti della sinistra, i quali, pur di non urtare il potere ecclesiastico, scoprono di aver sempre nutrito una qualche forma di fede. E dei rari casi nei quali vengono pronunciate parole nette non c’è di che essere entusiasti. Gli esponenti della Rosa nel Pugno (ammesso che tale formazione esista ancora) sono gli unici che innalzano senza esitare la bandiera della laicità dello Stato; ma lo fanno, appunto, come si esibisce uno stemma, e quindi come un dogma. Ma il prerequisito essenziale della laicità è, appunto, il rifiuto di ogni dogma, ed assumere essa stessa come tale non è forse una contraddizione in sé?

Ho quindi cercato nel numero di Micromega un nucleo ideale sul quale fondare una proposizione critica e positiva della laicità, ovvero l’affermazione dell’esistenza di una morale laica. Una morale dinamica e moderna, che sola può legittimare la prevalenza dello spirito collettivo (secolare, antidogmatico e tollerante) sulla pretesa del credente di essere depositario dell’etica pubblica e privata, della verità, della declinazione del bene. Purtroppo non l’ho trovato. Ho letto virulenti attacchi al pontefice ed ai suoi aedi, dotte disquisizioni teologiche e, finalmente, alcune analisi astratte sulla necessità di fondare lo stato moderno a prescindere dal giusnaturalismo dogmatico caro ai pensatori credenti.

Va bene, ma fondarlo su cosa? Perché se rifiutiamo – come dobbiamo rifiutare – l’idea che solo la fede fornisce all’uomo quella base di prescrizioni etiche sulle quali scrivere le regole di convivenza, dovremo pur proporre qualcosa di sostitutivo, che sommato alla ragione (illuministicamente intesa) costituisca le fondamenta dello Stato. La ragione è strumento conoscitivo e la legge di Hume (o della Grande Divisione) ci insegna che non è sufficiente alla costruzione dell’edificio giuridico costituzionale, pena la ricaduta nel giuspositivismo, che, in ultima analisi, consiste nell’affidare la produzione della legge ai meccanismi politico-sociali. Un approccio che, la storia del secolo scorso lo insegna, rischia di esporre l’umanità alle più atroci ingiustizie.

E visto che la mia ricerca è andata a vuoto, l’affermazione la faccio io, qui.

E’ vero che tutti noi (credenti e no) non possiamo non dirci cristiani. Perché, anche se atei, viviamo in una società che eredita due millenni di cristianesimo e siamo permeati della sua storia. Ma è altresì vero che tutti noi (credenti e no) non possiamo non dirci laici. Perché nei problemi quotidiani, grandi e piccoli, ci affidiamo alle strutture della società, che nulla traggono dalla fede. Ci rivolgiamo al medico, allo psicologo, all’avvocato, all’insegnante, al giudice, al commercialista, all’elettricista, all’idraulico, eccetera. Mica al prete. Ed ognuno di noi, nell’affrontare ciò che la vita ci pone davanti ogni giorno, sa distinguere ciò che è “bene” e ciò che è “male”. E lo sa non perché è vergato nelle scritture, in costituzione o in qualche legge o regolamento. Lo sa e basta. Lo sa perché esiste una morale laica: la capacità di distinguere il bene dal male, in virtù della nostra esistenza di uomini fra uomini. In virtù della consapevolezza che il nostro benessere soggettivo non può prescindere dal benessere collettivo.

Nel saper elaborare ed articolare questa consapevolezza, adattandola al trascorrere del tempo ed all’evoluzione della società, sta la superiorità della morale laica su quella religiosa. L’uomo, inteso come membro della collettività, cambia, muta, si evolve, e con esso mutano le sue esigenze. Solo una elaborazione continua dell’etica laica consente di adeguare il corpo normativo e culturale all’evoluzione della società, mentre la morale religiosa, che per sua natura è statica, essendo dogmatica, è costantemente inadeguata.

E’ così difficile? A me sembra di no, ma non lo trovo scritto da alcuna parte.

8 risposte a Laicità, religione e legge di Hume

  1. maria scrive:

    Molto bello il tuo scritto e anche comprensibile e lineare. Purtroppo nessuno legge più…si dedicano solo ai blog per avere visibilità, per esprimersi, per sfogare una grande solitudine.
    Questo tema della laicità è diventato un proclama identitario su cui pochi si interrogano veramente.
    Ho piacere di sentire queste parole, perchè è proprio il mio tormentone: mi interessa e mi colpisce come e perchè gli uomini si facciano coinvolgere dalla religione. Nella mia esperienza (lunga) di osservatore, sono riuscita a seguire ore di riti indù e buddisti, di cerimonie di culto melchita, di litanie coraniche…e ho deciso che sono tutti più laici di noi cristiani perchè non hanno questo tremendo incubo del peccato originale e sembrano più liberi dentro.
    Soprattutto coloro che non sono monoteisti coltivano una vera etica laica, e mai e poi mai metteranno in discussione le scelte dello Stato e della Democrazia. Ci sono anche quelli un pò fuori di testa, ma sono contenti.
    Il fanatismo, come l’intolleranza e la tolleranza, appartengono sempre a noi Monoteisti occidentali e orientali (non fa differenza).
    Ho varie cose, mai pubblicate per pudore e paura di vendette, che ti potrei mandare: ad es.un resoconto su una visita alla comunità Armena di Venezia. Ho letto le tue opere poetiche e farò un commento quando potrò, sono molto presa da figli che vanno e tornano, da anziani mal messi ecc.
    Se ti vuoi proprio rattristare definitivamente, ma nello stesso tempo dimenticare la politica, leggi “Il pittore di battaglie” di Arturo Pérez-Reverte
    ed. Tropea. ciao Maria

  2. sandrozagatti scrive:

    Cara Maria,
    grazie delle tue parole.

    In realta’ ho l’impressione di aver scritto cose molto semplici, quasi elementari, ma se poi mi guardo intorno scopro che non e’ cosi. Sembra quasi che come essere un buon genitore, un buon cittadino, un buon medico, un buon insegnante (e via cosi’) sia scritto esclusivamente nella Bibbia o nel Vangelo. Ovvero che l’alternativa sia un meccanicismo politico-sociale basato sull’egoismo. Ed a fronte di questa incapacita’ di declinare il principio elementare della morale laica, trovo anche un po’ ridicola una certa frenesia anticlericale. Ma lasciamoli dire quel c. che vogliono, questi pretonzoli, tanto la societa’ e’ di per se’ laica: chi mai si rivolge ancora al parroco per risolvere i propri problemi? Nell’attivismo ecclesiastico su temi secolari e non spirituali (mi par di ricordare un decalogo papale per gli automobilisti), io vedo piu’ che altro l’ansia di chi e’ consapevole che i temi della fede non hanno piu’ presa sulla gente, se non in forma limitata e privatissima. La riprova della superiorita’ della morale laica su quella religiosa sta proprio nel tentativo (fallito in partenza) di negarne l’esistenza da parte della Chiesa. E diamo loro ragione?

  3. sandrozagatti scrive:

    PS. Quanto ai tuoi scritti saro’ felice di averli. In realta’ non saprei ancora come attrezzare il blog a contributi esterni, se farlo con pagine ad hoc o con blog paralleli, devo rifletterci.

    Sono lieto che tu apprezzi la forma riflessiva del mio blog, in contrasto con la tradizione della comunicazione sul web che privilegia la sintesi estrema, ovvero la mera suggestione/provocazione e quindi le reazioni di superficie.

    Niente di male, anzi, pero’ e’ bello avere anche un luogo di riflessione e di elaborazione. Il titolo del blog vorrebbe suggerire proprio questo: itinerari della mente, senza pretendere di avere risposte e senza sapere dove ci porteranno.

  4. gianna scrive:

    non so come si è aperta la pagina sul 21 dicembre. ho letto con estremo interesse tutto ciò che riguarda l’essere cristiano, la fede e la laicità. e’ impossibile non essere d’accordo. lo so che devio un po’ il discorso… oggi sul telegiornale de “la sette” c’è stato un servizio sul compleanno del nostro Santo Padre. 81 anni compiuti in america in compagnia di quel mentecatto di george. il giornalista ha parlato della totale sintonia tra questi due “potenti” della terra sui grandi temi etici, ovviamente senza toccare la guerra in iraq e altre piacevolezze ma d’accordo entrambi sul tema della vita in quanto sacra. peccato che a guastare questo delizioso quadretto sia arrivata la spiacevole notizia che in uno stato, non ricordo quale, i giudici, tra cui due italo-americani hanno decretato che l’iniezione letale per la pena di morte si può praticare in tutta tranquillità, non fa per niente male! siccome da qualche mese avevano sospeso le esecuzioni, dopo questa lieta considerazione finale ricominceranno ad ammazzare con più serenità i malcapitati, è comunque confortevole pensare che tutto sommato ci sarà una vita anche nell’aldilà, perciò anche se s’ammazza qualcuno nell’aldiqua non è poi così grave. che Dio li abbia in gloria. amen.

  5. Marco scrive:

    Condivido a grandi linee quello che hai scritto anche se il fatto di chiedere aiuto al medico e non al sacerdote quando abbiamo il mal di pancia mi sembra un discorso che non sia indice di laicità, nel senso che spesso la medicina o chi per lei si carica di auree religiose.
    In ogni caso vorrei aiutarti a non sentirti così solo nella tua battaglia e consigliarti qualche libro a riguardo:
    Eugenio Lecaldano, Un’etica senza Dio, Laterza
    Gustavo Zagrebelsly, Contro l’etica della verità, Laterza
    Angelo Scola, Paolo Flores d’Arcais, Dio?, Marsilio

  6. sandrozagatti scrive:

    Ti ringrazio per le informazioni bibliografiche; so di non essere solo ma so anche che le voci che citi sono sovrastate dal frastuono della comunicazione “unica” (o dominante, se si preferisce).

    Il discorso sul medico era un esempio, non di più, e spero che sia chiaro il senso di quello che intendo: mi riferisco all’atteggiamento del malato che si rivolge al medico, non alla moralità soggettiva del medico.

  7. Marco scrive:

    Vero… Ma forse il problema è che quanto viene scritto dovrebbe raggiungere di più il pubblico non che non sia scritto “da nessuna parte” come dicevi tu.
    In secondo luogo, nemmeno chi si rivolge al sacerdote si rivolge alla sua moralità soggettiva ma a ciò che esso con la sua aura rappresenta. Anche il medico, come altre figure, ha un’aura “religiosa” in senso lato naturalmente… Le religioni civili e politiche sono un esempio di ciò.

    • Lisa scrive:

      Perfettamente d’accordo. Nella mia esperienza, poi, c’è stato un caso nel quale se mi fossi rivolta ad un medico e (seppur recalcitrando) non ad un sacerdote (sic!) adesso forse non sarei “a piede libero”… penso poi che il problema della laicità sia molto sentito in Occidente. E, però, non sono sicura che questo sia un sintomo di civiltà.

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