Il consenso deviato

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Proporzionale, uninominale, maggioritario, proporzionale corretto, liste bloccate, preferenze, doppio turno, presidenzialismo, semipresidenzialismo, premi di maggioranza, coalizioni, sbarramenti ed altro ancora.

Da circa tre lustri la politica italiana si interroga e discute freneticamente di meccanismi elettorali e di formule parlamentari. Ci dicono che ciò è dovuto all’inadeguatezza degli strumenti istituzionali ed è indubbio che l’assetto voluto dai costituenti era modellato su una realtà sociale ben diversa dall’attuale. Ma lo stesso si potrebbe dire della costituzione americana, che è assai più antica della nostra, e, in verità, di molte altre costituzioni in vigore sul pianeta. E che dire dei paesi (per esempio il Regno Unito) che una carta fondamentale non l’hanno?

Sarà un caso che questo dibattito tanto acceso si sia sviluppato in corrispondenza dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi? Anche se lo si è detto alla noia, sembra che si faccia fatica ad ammettere che l’unica vera anomalia italiana resta la presenza nella competizione politica di un attrattore di consenso del tutto anomalo, con una capacità di raccolta formidabile, che devia il potere così acquisito in favore di un soggetto economico, anziché della collettività. Lo sanno i partiti dell’attuale maggioranza di governo e lo sanno gli (ex?) alleati di Forza Italia che, non appena privati della posizione di potere, si accorgono con finto stupore di dover fare i conti con la forza preponderante del loro dominus.

Quali che siano, in astratto, le preferenze di ciascuno per questo o quel modello elettorale, la discussione in atto sulla nuova legge non può prescindere, purtroppo, da queste considerazioni. E credo che serva rigore e coerenza. L’argomento dalemiano secondo il quale “gli italiani hanno votato Berlusconi e quindi con lui bisogna accordarsi” non mi ha mai convinto e mai come oggi mi sembra sbagliato.

Ogni meccanismo elettorale premiale ci espone alla preponderanza mediatico-propagandistica di Mediaset e di tutto ciò che ruota attorno ad essa, costituendo di per sé un rischio. Inoltre, se vogliamo che al Parlamento sia conferita la dignità e la forza riformatrice prevista dalla carta costituzionale, dobbiamo ritornare al proporzionalismo degli albori della Repubblica. Per tal motivo io credo che la formula elettorale preferibile sia quella di un sistema elettorale proporzionale su circoscrizione nazionale, con sbarramento al 5% e voto di preferenza unico.

In tal modo la maggioranza parlamentare dovrà essere conquistata su base ideale e programmatica e non con meccanismi artificiosi ed alleanze strumentali. E chi ambisce ad un seggio dovrà guadagnarselo con le proprie capacità e non grazie ad amicizie altolocate.

Dopodiché, che dio ce la mandi buona.

2 risposte a Il consenso deviato

  1. walter scrive:

    che dio ce lo mandi nuovamente il SILVIO

  2. sandrozagatti scrive:

    Però, caro walter, anche il più fedele dei suoi alleati (Gianfranco Fini), oggi parla di una alleanza senza Forza Italia.

    In passato la lega nord ha usato toni a tratti feroci contro Berlusconi, ed anche i centristi hanno spesso preso le distanze. Ma Fini, il cui partito è entrato a pieno titolo nella politica nazionale grazie a lui, era sempre stato allineato. Ora, che io sappia per la prima volta, prende le distanze.

    Avrà buoni motivi, immagino.

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