La casta dei somari

Ilya Chasnik

Nel 1993 il deputato democristiano Sergio Mattarella predispose il testo della legge elettorale che ha governato le votazioni del 1994, del 1996 e del 2001. La svolta, rispetto al rigido proporzionalismo che era rimasto inalterato dal 1948 a quell’anno, consisteva nell’introduzione del collegio uninominale. Ma un secondo aspetto riguardava la quota proporzionale (limitata al 25% dei seggi) che veniva eletta con liste bloccate, cioè senza voto di preferenza. Senza ripercorrere le ragioni per le quali fu adottato quel sistema, tutti ricordiamo le polemiche che seguirono, sia per l’idea di ibridare due meccanismi opposti, sia per quella stranezza della lista bloccata: “la lista dei somari”, come qualcuno la definì malevolmente. Dei somari perché in essa confluivano quei candidati che, proposti all’uninominale, non sarebbero mai stati eletti, e che quindi potevano accedere al parlamento solo come marionette del partito.

Ma da allora il principio della lista bloccata ha fatto strada e si è affermato. Tanto che alle ultime elezioni abbiamo votato solo ed esclusivamente liste bloccate.

A dire il vero anche il sistema del collegio uninominale non è che consenta una grande scelta. Per come è composto l’elettorato italiano, che non è politicamente omogeneo sul territorio, è capitato che gli elettori si siano trovati di fronte scelte obbligate o quasi. I sondaggisti sono sempre stati chiari: dei 475 collegi uninominali della Camera, un centinaio circa sono in effetti collegi marginali (tali cioè che il vincitore è incerto); tutti gli altri sono considerati “collegi sicuri”, tali cioè che il vincitore è noto a priori per via della composizione dell’elettorato in quella circoscrizione.

A farla breve, dal punto di vista personale, abbiamo sempre votato parlamenti precostituiti dai partiti. Tanto che, in tempi recenti, si parla insistentemente di casta dei politici, appunto perché essi (anche con questi meccanismi di voto) sono in grado di pilotare il consenso elettorale a favore di personalità preselezionate.

Oggi sono andato a leggermi il testo della proposta di riforma elettorale licenziata dal presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Enzo Bianco. Mi sarei aspettato una inversione di rotta rispetto al passato, ma sono rimasto deluso.

In pratica la proposta costituisce un ritorno alla legge Mattarella, con la significativa variazione che la quota proporzionale passerebbe dal 25% al 50% dei seggi. L’altro 50% verrebbe eletto con il meccanismo del collegio uninominale e la bozza lascia aperta la scelta se consentire o no il voto disgiunto fra quota uninominale e quota proporzionale. In più viene fissata ad un terzo dei candidati la quota riservata per sesso.

Non sta a me discutere qui ed in astratto la qualità di questa legge elettorale. Quello però che emerge è che il principio della lista bloccata e del candidato imposto si consolida. Del voto di preferenza proprio non se ne parla. I malevoli direbbero che è il trionfo della casta dei somari.

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