Omicidio colposo

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Dal sito del Corriere della Sera di oggi:

«Una vera emergenza nazionale» dice Prodi. E Ferrero incalza il governo: «Subito un Consiglio dei ministri straordinario». «Se Ferrero indicherà qualche aspetto specifico della nostra legislazione da correggere, sarò il primo a chiedere che questo venga fatto», risponde Prodi. «Non credo che mancassero le leggi, credo sia mancato il loro rispetto. Il problema non sono le norme, le abbiamo serie e severe. Abbiamo buone leggi, il problema è farle rispettare, avere la necessaria sorveglianza, avere gli ispettori che obblighino all’obbedienza alle leggi: questi sono i provvedimenti importanti».

Per il governo quindi le norme ci sono e si capisce dal testo – laddove parla di sorveglianza – che ci si riferisce alle norme preventive, cioè regolamenti di sicurezza cui devono attenersi le imprese e che, se violati, comportano sanzioni amministrative.

Ma il fenomeno delle morti sul lavoro non è regolato solamente in via amministrativa, giacchè l’imprenditore che provoca un incidente sul lavoro commette un reato penale (lesioni personali colpose ovvero omicidio colposo in caso di morte). Chiediamoci allora se le norme penali sono adeguatamente severe.

Nel nostro codice il responsabile di una morte sul lavoro è punito ai sensi del seguente articolo

Art. 589 – Omicidio colposo
Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da uno a cinque anni.
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni dodici.

Per interpretarne le conseguenze sul piano pratico occorre ricordare che abitualmente viene irrogata la pena minima e che i riti alternativi (patteggiamento o rito abbreviato) consentono l’abbattimento della pena di un terzo, oltre allo sconto di pena per le circostanze attenuanti che vengono quasi sempre riconosciute. Sull’efficacia della pena, una volta sentenziata (sempre che il reato non vada prescritto, cosa molto frequente), incide la norma sull’esecuzione della pena prevista dal codice di procedura penale, e precisamente:

Art. 656. (Esecuzione delle pene detentive). 1. Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva, il pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non è detenuto, ne dispone la carcerazione. Copia dell’ordine è consegnata all’interessato.
2. omissis.
3. omissis.
4. omissis.
5. Se la pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non è superiore a tre anni o sei anni nei casi in cui agli articoli 90 e 94 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, il pubblico ministero, salvo quanto previsto dai commi 7 e 9, ne sospende l’esecuzione.

Avete capito bene. Se la pena detentiva è inferiore a tre anni non viene eseguita sotto forma di reclusione ma di qualcos’altro. Se inferiore a sei mesi viene commutata in multa (con rapporto di conversione data da 38 euro per ogni giorno di reclusione) ovvero con altre forme come la sospensione condizionale, la detenzione domiciliare o l’affidamento ai servizi sociali.

A questo dobbiamo aggiungere che per tutti i reati commessi anteriormente al 2 maggio 2006 gli imputati beneficiano dell’indulto, che concede in maniera generalizzata e praticamente incondizionata uno sconto di tre anni, e sono comprese anche le multe, che vengono condonate.

Mi sono chiesto come viene trattato lo stesso fenomeno all’estero e, per ragioni di lingua e di somiglianza dell’ordinamento giudiziario, ho letto come è disciplinato l’omicidio involontario (così essi lo chiamano) in Francia:

Le fait de causer, dans les conditions et selon les distinctions prévues à l’article 121-3, par maladresse, imprudence, inattention, négligence ou manquement à une obligation de sécurité ou de prudence imposée par la loi ou le règlement, la mort d’autrui constitue un homicide involontaire puni de trois ans d’emprisonnement et de 45000 euros d’amende.
En cas de violation manifestement délibérée d’une obligation particulière de sécurité ou de prudence imposée par la loi ou le règlement, les peines encourues sont portées à cinq ans d’emprisonnement et à 75000 euros d’amende.

Vi sono poi una serie di aggravanti specifiche che portano la pena minima (in Francia non esiste il concetto di pena massima, il giudice può, in linea di principio, irrogare pene arbitrariamente elevate) a sette anni.

La comparazione delle pene lascia poco spazio ai dubbi: la pena massima italiana coincide con la pena minima francese. Sarà un caso che nel nostro paese il fenomeno degli “omicidi bianchi” è più grave che altrove? Ma da noi si parla di inasprimento solo quando a delinquere sono gli immigrati. In verità si dovrebbe ragionare di un adeguamento delle sanzioni penali al resto d’Europa. Se persone e capitali possono circolare liberamente all’interno del continente, forse si dovrebbe richiedere che analoghi comportamenti delittuosi vengano puniti in maniera quantomeno paragonabile.

Ho già scritto fin troppo, ma ora capite perché tengo tanto alla “questione delle questioni”.

Una risposta a Omicidio colposo

  1. risponditore scrive:

    va bè se uno fa un omicido per sbaglio non è giusto che li venga rovinata la vita..
    dovrà subire un processo e pagare una multa,ma se ha ucciso per sbaglio,credo che basti la mortificazione che si porterà tutta la vita per quello che è successo..

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