La questione delle questioni

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Questa sera, ospite del telegionarnale de La7, Paolo Flores d’Arcais ha detto che “la legalità è la questione delle questioni di questo paese”. In realtà io preferisco dire che la giustizia è la questione delle questioni, ma non sottilizziamo troppo. Intanto siamo almeno in due a pensarlo e io segno. Cercherò di tenere aggiornato l’elenco.

6 risposte a La questione delle questioni

  1. venerdì a casa scrive:

    disdissi il mio abbonamento a Micromega il giorno in cui Flores d’Arcais iniziò a sostenere in modo veramente irritante il magistrato Di Pietro nella sua ascesa politica tramite quella rivista. Da allora non lo sopporto. E lo ritengo corresponsabile della mirabolante carriera dell’ex poliziotto, moralizzatore della nazione.

  2. sandrozagatti scrive:

    Cara venerdì a casa,
    anche io non amo d’Arcais e non mi sono mai abbonato a Micromega, che non mi è mai piaciuto. Però cerco di valutare le idee per quel che sono e non per chi le dice.

    Peraltro d’Arcais ha ribadito il concetto stereotipato secondo cui in Italia esistono due giustizie: una severa per i “poveracci” (cioè cittadini comuni “incappati” nella giustizia penale) ed una per i potenti, inefficiente e complice. Nulla di più falso, come si evince anche dalla cronaca giudiziaria quotidiana, a saperla leggere con un po’ di attenzione.

    Ma approfitto di ogni occasione per ribadire la mia idea sulla questione delle questioni.

  3. venerdì a casa scrive:

    com’è saggio lei, Zagatti. Dovrei frequentarla più spesso, invece di passare le serate davanti a un computer.

  4. sandrozagatti scrive:

    Lei mi lusinga. Non faccia così che mi confondo.

  5. venerdì a casa scrive:

    Mentivo.
    Non sulla sua saggezza ma sullo stare davanti a un computer. In verità stavo davanti a un sarago al forno, accompagnato da un finocchio crudo tagliato a velo e condito con un po’ d’olio e di limone.
    Dimenticavo. Un calice di tocai.
    O non si chiama più così?

  6. sandrozagatti scrive:

    Come si chiama non lo sa più nessuno. Il giorno in cui si stabilirà il nome (se mai verrà) sarà una gioia per tutti gli amanti del buon vino. Ma non per l’esercito di consulenti che, con quello che hanno guadagnato a forza di ricorsi a magistrature sempre più elevate, potrebbero comprarsi tutti i vigneti di tocai della regione.

    Io lo avrei chiamato tocai* e bona lè.

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