Friedrich Ebert.

ebert

Il primo presidente della Repubblica di Weimar era un sindacalista, di professione tipografo: Friedrich Ebert. All’atto del suo insediamento nella carica che era stata del Kaiser Guglielmo II, la stampa di destra diede sfogo alla propria indignazione: i traditori della Germania avevano collocato al vertice del Reich un ometto insignificante. Alcuni di essi pubblicarono una fotografia che lo ritraeva in vacanza al mare, in costume da bagno, in compagnia del primo ministro Totse, certi che ciò avrebbe scandalizzato i conservatori tedeschi, abituati ad identificare il vertice dello Stato con una figura militare olimpica.

Nel corso del suo mandato Ebert fu il bersaglio preferito della stampa reazionaria e conservatrice, che lo accusò di ogni nequizia: scandali finanziari, corruzione, depravazione sessuale. In risposta egli promosse oltre 150 cause per diffamazione che, grazie ad una magistratura apertamente nostalgica dell’impero ed ostile alla repubblica, si conclusero con sentenze salomoniche: il querelante ha ragione, ma forse no.

Gli effetti principali di questa virulenta campagna di stampa furono due. Innanzitutto Ebert fu costretto a svolgere due “lavori”: il presidente della repubblica e la persona offesa costituita parte civile nei processi per diffamazione a mezzo stampa. Ciò fu concausa della sua morte. Infatti, per adempiere ai suoi molteplici impegni, egli trascurò una peritonite che lo condusse a prematura scomparsa nel febbraio del 1925. Ma la conseguenza più grave fu di indurre nell’opinione pubblica tedesca, anche nelle fasce autenticamente democratiche, la convinzione che il capo dello Stato dovesse essere una personalità augusta, portatrice di una immagine che conferisse di per sé autorità morale, a prescindere dalle qualità dell’uomo e della sua fedeltà democratica. Ed infatti il successore di Ebert fu il generale Paul Von Hindenburgh, un uomo che può ben essere considerato una sciagura per tutta l’Europa, anche se i suoi concittadini contemporanei avevano di lui l’opinione opposta.

Per convincersene va ricordato infatti che fu membro tra i più accesi della fazione interventista che, nel 1914, indusse Guglielmo II a dare avvio al conflitto mondiale. Nel corso della guerra fu, insieme al generale Erich Von Ludendorff, dominus del Reich e comandante supremo delle forze armate che condusse malamente alla sconfitta, nonostante la iniziale schiacciante superiorità tecnica e numerica sugli eserciti inglese e francese. Sul fronte russo, pur potendo contare sugli enormi vantaggi strategici ottenuti con la vittoria di Tannenberg (della quale si attribuì i meriti che invece vanno ascritti al colonnello Hoffmann) e sulla crisi irreversibile del regime zarista, tergiversò inspiegabilmente, mantenendo aperto un fronte inutile. Decise di finanziare la rivolta leninista, dando avvio alla rivoluzione di ottobre ed alla dittatura bolscevica. Fu lui, in preda ad una crisi psicologica inammissibile per un militare del suo grado, a sottoscrivere l’armistizio del 1918 che inchiodò la Germania ad un trattato di pace umiliante ed a condizioni che, come la storia ci ha insegnato, portarono alla tragedia del 1939-1945. Infine fu lui, nel 1933, a nominare Adolf Hitler cancelliere del Reich ed a firmare il decreto dei pieni poteri che consentì al “caporale boemo” di annientare la costituzione di Weimar e di dare avvio all’incubo della dittatura nazista.

A tanto contribuì quella feroce campagna di stampa contro il goffo tipografo di Heidelberg, ed anche questo fece dire a Joseph Goebbels che “la democrazia contiene in sé gli strumenti per la sua distruzione”.

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One Response to Friedrich Ebert.

  1. […] Ma l’uso politico di una massiccia diffamazione a mezzo stampa non è un’invenzione di questo regime berlusconiano, e lo scrissi tempo fa in questo post. […]

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