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	<title>Sentieri e Pensieri</title>
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	<description>sentieriepensieri@libero.it</description>
	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 17:03:32 +0000</pubDate>
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		<title>Stringiamci a coorte.</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 17:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>

		<category><![CDATA[cena del blog]]></category>

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		<description><![CDATA[E non &#8220;stringiamoci a corte&#8221;.
Fuor di metafora, è venuto il momento di programmare la prossima adunata del blog. Dobbiamo pianificare l&#8217;azione della società civile nel marasma italiota. Chi è intenzionato a partecipare è pregato di indicare le sere disponibili, poi si procederà nella massima trasparenza e democraticità ad individuare la data ed il luogo.
A voi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E non &#8220;stringiamoci a corte&#8221;.</p>
<p>Fuor di metafora, è venuto il momento di programmare la prossima adunata del blog. Dobbiamo pianificare l&#8217;azione della società civile nel marasma italiota. Chi è intenzionato a partecipare è pregato di indicare le sere disponibili, poi si procederà nella massima trasparenza e democraticità ad individuare la data ed il luogo.</p>
<p>A voi. Anzi, a noi.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sentieriepensieri.wordpress.com/357/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sentieriepensieri.wordpress.com/357/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sentieriepensieri.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sentieriepensieri.wordpress.com/357/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sentieriepensieri.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sentieriepensieri.wordpress.com/357/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sentieriepensieri.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sentieriepensieri.wordpress.com/357/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sentieriepensieri.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sentieriepensieri.wordpress.com/357/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sentieriepensieri.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sentieriepensieri.wordpress.com/357/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sentieriepensieri.wordpress.com&blog=2203830&post=357&subd=sentieriepensieri&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Berlusconi e &#8220;The Economist&#8221;.</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 06:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>

		<category><![CDATA[diffamazione a mezzo stampa]]></category>

		<category><![CDATA[The Economist]]></category>

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		<description><![CDATA[Merita di essere letta integralmente la sentenza con la quale la prima sezione civile del Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata da Silvio Berlusconi nei confronti del periodico inglese “The Economist”, per i danni cagionatigli dall’articolo “Why Berlusconi is unfit to lead Italy- an italian story”, pubblicato il 26 aprile 2001 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Merita di essere letta integralmente la sentenza con la quale la prima sezione civile del Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata da Silvio Berlusconi nei confronti del periodico inglese “The Economist”, per i danni cagionatigli dall’articolo “Why Berlusconi is unfit to lead Italy- an italian story”, pubblicato il 26 aprile 2001 ed ampiamente riportato all’epoca dalla stampa italiana.</p>
<p><span id="more-347"></span></p>
<p>Chi ha memoria ricorda il clamore suscitato da quell’articolo, nel quale venivano riassunte tutte le accuse mosse all’attuale presidente del consiglio dalla magistratura e, di conserva, dall’opposizione (perlomeno quella più attiva).</p>
<p>Con atto di citazione di data 19 maggio 2001 innanzi al Tribunale di Roma, riassunto in data 16 marzo 2004 innanzi al Tribunale di Milano, Silvio Berlusconi chiese la condanna del gruppo editoriale britannico al pagamento di due miliardi di Lire a titolo di risarcimento per i danni morali e non patrimoniali asseritamente cagionatigli dalla pubblicazione dell’articolo, da lui ritenuto gravemente diffamatorio.</p>
<p>La comparsa dell’attore (cioè Berlusconi) riprende tutte le argomentazioni che egli stesso, i suoi legali, i suoi compagni di partito ed alleati e soprattutto i giornalisti suoi dipendenti ribadiscono ad ogni trasmissione televisiva in replica alle accuse dei giornalisti e degli oppositori: i processi contro Berlusconi sono astratte montature, architettate da un ceto giudiziario orientato a sinistra ed intento a perseguitare giudizialmente il Cavaliere per ragioni politiche. Parimenti, gli articoli di stampa ed i volumi riguardanti le inchieste giudiziarie sul Cavaliere e, più in generale, sull’attività economica delle sue imprese, sono cumuli di menzogne: affastellati di fatti irrilevanti o indimostrati. Insomma, tutte fantasie, maldicenze, calunnie.</p>
<p>Con sentenza del 27 luglio 2008, il Giudice unico Angelo Ricciardi ha rigettato in toto la richiesta di Berlusconi, condannandolo al pagamento delle spese di giudizio e dei diritti ed onorari della parte convenuta (l’Economist).</p>
<p>Per comprendere la portata della sentenza occorrerebbe rileggersi l’articolo (che per ogni italiano attento ha l’amaro sapore di un triste deja vu). Ma ci vengono in soccorso gli atti di causa redatti dalla difesa dello stesso Berlusconi (parzialmente richiamati dal giudice nelle motivazioni) che riassumono brillantemente il contenuto dell’inchiesta giornalistica.</p>
<p>Scrivono gli avvocati dell’uomo di Arcore:</p>
<p><em>nell’articolo (…) si descrive l’esponente [Berlusconi, NdS] stretto in una morsa di processi e/o indagini penali, tutti posti in connessione dall’articolista a coinvolgimenti diretti ed indiretti con attività della mafia e di riciclaggio di denaro, indicato come di fonte oscura.</p>
<p>(…)</p>
<p>L’articolo esordisce presentando l’On Berlusconi come personaggio sempre alle prese con gravi accuse penali e il Gruppo Fininvest come primario oggetto di indagini da parte di Mani Pulite. </p>
<p>(…)</p>
<p>L’articolo infanga invero il capo dell’opposizione accusandolo senza mezzi termini (…) di riciclaggio di denaro sporco (money-loundering), associazione mafiosa o comunque complicità con la mafia (association with the mafia), evasione fiscale (tax evasion), concorso in omicidio (complicità in murder [forse gli inglesi non scrivono “complicità” NdS]) e corruzione (bribery) di politici, giudici e componenti della Guardia di Finanza.<br />
</em></p>
<p>Questa brillante interpretazione del testo inglese (che, ribadisco, è stata operata dai legali di Berlusconi, i quali invero esibiscono una padronanza non proprio magistrale della lingua italiana) va integrata con alcune frasi del testo originale.</p>
<p>“<em>despite his claims that he is the shining archetype of a self-made man, Mr Berlusconi has needed a lot of help from insalubrious quarters. Though he says he wants to replace the old corruption system, his own business empire is largely a product of it. His election as prime minister would similarly perpetuate, not change, Italy’s bad old way…</em>”</p>
<p> Ma leggiamo ancora le parole dei legali di Berlusconi.</p>
<p><em>Con toni disillusi e critici [nell’articolo, NdS] è infatti evocata, assieme ai termini per le indagini e all’obbligatorietà dell’azione penale, finanche la presunzione di non colpevolezza: che però non impedisce (…) di presentare poco dopo nel testo Berlusconi come (colpevole ma) “fortunato” fruitore di amnistie..</em></p>
<p>Quindi la difesa del Cavaliere prosegue lamentando</p>
<p><em>l’artata ricostruzione del successo imprenditoriale del concludente [Berlusconi NdS], suo malgrado trasformato ad uso e consumo del giornale (e per i suoi ignari lettori) in un pervicace delinquente, che agisce in un susseguirsi di comportamenti illeciti. Si parte, invero, da un’offensiva e subdola allusione alla deviazione delle rotte di decollo dall’aeroporto di Linate, che viene suggerita come dovuta alla realizzazione di Milano 2 e in qualche modo “ottenuta” da Berlusconi per speculare sulla rivalutazione del complesso residenziale, e si prosegue con il citare misteriose società svizzere, invocate per presentare i ricavi di Milano 2 come surrettiziamente intestati da Berlusconi ad altri percettori. Il tutto è “suggellato”, dopo essere stato presentato in forma a dir poco invereconda, con un cenno farneticante all’operato della loggia P2: falsi tutti propinati come verità accertate.<br />
</em><br />
(…)</p>
<p><em>The Economist passa alla diffamazione diretta. E ciò mediante la citazione del delirante racconto di un finanziere “vicino alla mafia”, che presenta le fortune di Berlusconi come provenienti da Cosa Nostra.<br />
</em></p>
<p>Il riferimento è al passaggio dell’articolo ove si legge: <em>“In 1997, a finacier with links with mafia alleged to magistrates in Sicily that Mr Berlusconi had used 20 billions lire of Mafia money to build up his television interests”.</em></p>
<p>Infine la difesa del Cavaliere lamenta che</p>
<p><em>terminato siffatto sconcertante accostamento fra Berlusconi e la Mafia, l’articolo con estenuante forza diffamatoria prosegue con una peculiare, falsata ricostruzione dei rapporti tra l’attuale attore e Bettino Craxi, soffermandosi in una deformata analisi dell’evoluzione della registrazione radiotelevisiva: che culmina con l’affermazione assurda ed indimostrata per cui Berlusconi avrebbe “pagato” 23 miliardi a Craxi. Fandonia anch’essa riportata come verità accertata.<br />
</em></p>
<p>(…)</p>
<p><em>Berlusconi è presentato come colpevole sicuro nella vicenda SME, tacendo completamente quanto pur emerge dalle carte processuali a proposito della difesa di Berlusconi: ossia che per la vicenda SME nessun illecito v’è mai stato, così come per la vicenda Mondadori. Nella quale si arriva all’assurdo di considerare una sentenza di non luogo a procedere come se fosse una mera opinione, sol perché contraria ad una apodittica visione accusatoria.</em></p>
<p>(…)</p>
<p><em>Si legge nuovamente, infatti, d’una connessione tra Berlusconi e mafia, dedotta dall’ormai trita vicenda del fattore della Villa di Arcore Mangano che, per il suo chiaro ed evidente contenuto diffamatorio, non richiede commento.</em></p>
<p>Su tal punto merita di essere riportato un brano dell’articolo su un punto che, ho scoperto, molti italiani ignorano.</p>
<p>“<em>Salvatore Cancemi, whose evidence has helped prosecutors secure several convictions against Mafia bosses, have made very grave allegations against Mr Berlusconi and his close friend Marcello Dell’Utri. Mr Cancemi alleged in 1996 that both were in direct contact with the Mafia boss who ordered  the bombing which killed an anti-mafia magistrate, Paolo Borsellino, in 1992.</em>”</p>
<p>A fronte di queste veementi doglianze – e va ringraziata la difesa di Berlusconi per la puntuale e precisa sintesi del contenuto dell’articolo, con messa in evidenza dei particolari più scabrosi -, il giudice ha ritenuto il testo scevro di contenuti diffamatori, riconoscendo sì la durezza dei giudizi sul Cavaliere e sulle sue imprese, ritenendola però confinata nei limiti del diritto di cronaca e di critica propri della libera informazione, così come tutelata dalla Costituzione della Repubblica. </p>
<p>In particolare il giudice, in più punti, osserva che i fatti storici riportati da “The Economist” (la presenza di Mangano ad Arcore; i flussi di denaro da Berlusconi a Previti e da questi a Squillante; la deviazione dei voli di Linate in corrispondenza della nascita di Milano 2; l’assunzione come avvocato in Fininvest di Berruti – finanziere già incaricato di indagare sulla medesima società proprio in relazione a Milano 2 -; l’esistenza delle famigerate ed oscure 22 holding siciliane e della loro misteriosa capitalizzazione; le condanne ed i processi in capo a Dell’Utri; le accuse del pentito Cancemi; eccetera eccetera) non vengono contestati dalla difesa di Berlusconi nella loro materialità. Pertanto la forma narrativa adottata dal periodico, che il Cavaliere ritiene essere diffamatoria, risulta per il giudice rientrare nei normali canoni della ricostruzione giornalistica. </p>
<p>Su tali premesse, ad onta della richiesta del Cavaliere di “<em>condannare il convenuto periodico britannico The Economist al risarcimento dei danni morali e non patrimoniali cagionati all’On Berlusconi dai fatti dedotti nel presente giudizio, liquidandoli in somma non inferiore ad un milione di Euro ovvero in via equitativa ex artt. 1226 e 2056 c.c.</em>”, il giudice, in data 27 luglio 2008,</p>
<p><em>- rigetta le domande proposte dall’attore [Berlusconi]</p>
<p>- condanna l’attore alla rifusione, in favore della convenuta [The Economist], delle spese processuali che si liquidano in complessivi  € 25.000 (oltre a C.P. e spese generali), di cui € 2.000 per spese, € 5.000 per diritti ed € 18.000 per onorari.</em></p>
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		<title>Fascist Legacy.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 07:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<category><![CDATA[Badoglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Per mia comodità, e non solo, posto qui il documentario della BBC dei primi anni ottanta.





       ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Per mia comodità, e non solo, posto qui il documentario della BBC dei primi anni ottanta.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/09/03/fasist-legacy/"><img src="http://img.youtube.com/vi/QBZT-9f-bIk/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/09/03/fasist-legacy/"><img src="http://img.youtube.com/vi/1JT0nq3bS-w/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/09/03/fasist-legacy/"><img src="http://img.youtube.com/vi/qyhI_52noN8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/09/03/fasist-legacy/"><img src="http://img.youtube.com/vi/8xMw-Gzn3qU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/09/03/fasist-legacy/"><img src="http://img.youtube.com/vi/byNq8jm0v-o/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sentieriepensieri.wordpress.com/342/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sentieriepensieri.wordpress.com/342/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sentieriepensieri.wordpress.com/342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sentieriepensieri.wordpress.com/342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sentieriepensieri.wordpress.com/342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sentieriepensieri.wordpress.com/342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sentieriepensieri.wordpress.com/342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sentieriepensieri.wordpress.com/342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sentieriepensieri.wordpress.com/342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sentieriepensieri.wordpress.com/342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sentieriepensieri.wordpress.com/342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sentieriepensieri.wordpress.com/342/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sentieriepensieri.wordpress.com&blog=2203830&post=342&subd=sentieriepensieri&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il pastrocchio Alitalia.</title>
		<link>http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/09/01/il-pastrocchio-alitalia/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 21:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Alitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel giudicare un piano che nei dettagli non è pubblico occorre cautela. Va bene. Però qualche cosa la si è capita e cerchiamo di capire come è stata “risolta” la questione Alitalia dal governo. 

Il piano dell’esecutivo ha essenzialmente due ingredienti: l’individuazione di un gruppo di investitori italiani disposti a rilevare parte delle attività della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nel giudicare un piano che nei dettagli non è pubblico occorre cautela. Va bene. Però qualche cosa la si è capita e cerchiamo di capire come è stata “risolta” la questione Alitalia dal governo. </p>
<p><span id="more-336"></span></p>
<p>Il piano dell’esecutivo ha essenzialmente due ingredienti: l’individuazione di un gruppo di investitori italiani disposti a rilevare parte delle attività della compagnia e il varo di una serie di provvedimenti ad hoc per consentire il trasferimento di proprietà, derogando alle normative antitrust e dalla disciplina vigente nota come “legge Marzano” sulle aziende “decotte”. </p>
<p>Innanzitutto ci si deve chiedere se è corretto o no che il governo vada a caccia di investitori per una compagnia di cui è socio al 49%. A occhio e croce qualche dubbio lo si potrebbe avere, ma non è certo la prima volta che ciò accade (i casi Telecom e Autostrade sono mirabili precedenti). Alitalia ha poi un rilievo politico tale che non si deve sottilizzare troppo, visto che sono in ballo molti posti di lavoro. E, in linea di principio, anche l’emanazione di norme specifiche potrebbe sembrare legittimo per far fronte ad un caso eccezionale. A me sembra però che di queste due cose se ne dovrebbe scegliere una sola. O il governo vara una normativa specifica per liquidare (parte di) Alitalia mettendone sul mercato le attività in modo che tutti possano fare un’offerta; oppure sceglie un acquirente cui vendere nel rispetto delle leggi in vigore. Siamo di fronte invece ad un governo che sceglie l’acquirente e poi adatta le regole a seconda delle condizioni che questo pone. </p>
<p>Non serve essere esperti in diritto dell’economia per capire che siamo di fronte ad un pastrocchio indigeribile dal punto di vista astratto, ma che si trova in linea con lo stile italiano nelle privatizzazioni. Ogni compagnia pubblica italiana passata ai privati è sempre stata acquistata alle condizioni dell’acquirente. Chi ha memoria ricorderà lo scandalo Enimont, quando lo Stato cedette ai Ferruzzi la Montedison varando al contempo una norma ad hoc che defiscalizzava l’operazione. La megamazzetta che Raoul Gardini versò ai partiti per ottenere quell’esenzione fu definita dai magistrati di Mani Pulite “la madre di tutte le tangenti”. Sono passati gli anni e le cose si ripetono uguali: lo Stato regala e per farlo aggiusta le regole. Allora i partiti intascarono la loro parte. Questa volte forse non serve, e non occorre spiegare perché: partiti politici ed imprese formano ormai un unico coacervo di persone e di interessi, per cui “ungere le ruote” non serve più.</p>
<p>Di peggio c’è che il commissario di Alitalia venderà la parte “buona” di Alitalia agli investitori e scaricherà sullo Stato i debiti della parte “cattiva”. Chiamiamo le cose con il loro nome: il commissario Fantozzi è chiamato a svolgere i compiti che normalmente toccano al curatore fallimentare e questa operazione di scorporo e cessione si chiama bancarotta fraudolenta postfallimentare. Che poi, a ruota, seguano una caterva di altri reati accessori (bancarotta preferenziale ed altro) non è nemmeno il caso di dirlo. </p>
<p>C’è poi da chiedersi cosa mai se ne faranno di Alitalia questi nuovi padroni, uno solo dei quali opera nel settore del trasporto aereo ed ha il merito di aver accumulato con la sua compagnia AirOne cento milioni di debiti. Dice il piano che essi dovranno mantenere la proprietà per almeno cinque anni. Ma avendo essi comprato grazie ad una deroga ad hoc alla legge, mi spiegate perché dovrebbero rispettare le clausole di un contratto di vendita? Da chi può far cancellare una legge con un tratto di penna ci si può aspettare che si attenga a clausole contrattuali private? Viene quasi da ridere. E se un domani qualcuno volesse far loro rispettare quanto hanno sottoscritto essi, per sottrarsi, non dovranno neppure fare sforzi di fantasia, perché la formula è già pronta: “si fa come dico io o è il fallimento”. Eh già, non vorrete mica sbattere migliaia di famiglie in mezzo ad una strada? Argomento con il quale si potrebbe (anzi, senza condizionale, si può)  giustificare qualsiasi nequizia. Il ricatto occupazionale ha sempre funzionato: nell’Italia che privatizza i profitti e statalizza le perdite, minacciare il licenziamento dei dipendenti per ottenere finanziamenti pubblici è stata ed è prassi consolidata. E così sarà in questo caso, visto che ad Epifani il Presidente del Consiglio manda a dire che “i sindacati non potranno che dire di sì”.</p>
<p>Spero vivamente che la Commissione Europea si faccia sentire; non con una multa che graverà su di noi (insieme a tutte le altre che ci appioppa) ma dicendo di no: questo pastrocchio non si può fare.</p>
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		<title>Bene.</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 07:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Se dio vuole agosto è finito e ci aspetta l&#8217;autunno caldo dell&#8217;anno XV dell&#8217;era di Silvio. Ho ben poco da aggiungere al servizio &#8220;citizen Berlusconi&#8221; postato nei giorni scorsi, quantunque molto ancora si potrebbe dire ma forse inutilmente. Le parole odierne di Monicelli sul ritorno del fascismo sotto altre vesti sono la sintesi migliore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Se dio vuole agosto è finito e ci aspetta l&#8217;autunno caldo dell&#8217;anno XV dell&#8217;era di Silvio. Ho ben poco da aggiungere al servizio &#8220;citizen Berlusconi&#8221; postato nei giorni scorsi, quantunque molto ancora si potrebbe dire ma forse inutilmente. Le parole odierne di Monicelli sul ritorno del fascismo sotto altre vesti sono la sintesi migliore del pensiero degli italiani che non si sono ancora rassegnati e piegati al Pensiero Unico.</p>
<p>Si annunciano leggi sulle intercettazioni, riforma della Giustizia (aiuto!) ed amenità varie; tutta da vedere la partita Alitalia che mi pare niente affatto chiusa, viste le violazioni delle regole antitrust, i dubbi della commissione europea e l&#8217;ostilità dei sindacati. Di fatto si tratta di una procedura fallimentare cammuffata, che viola ogni regola, italiana ed europea, perfezionata in danno di molti ed a vantaggio di qualcuno. Il tutto è reso possibile dalla forza propagandistica della maggioranza che è in grado, grazie al volume assordante del megafono di cui dispone, di far apparire squisito cioccolato qualsiasi materiale di colore marrone. Per come hanno descritto il piano i giornali (cioè male) risulta evidente quantomeno il reato di bancarotta preferenziale. Ma nessuno dovrebbe stupirsi se questo governo fa strame delle leggi della repubblica, anche se si tratta di norme risalenti al ventennio, visto che la disciplina fallimentare risale al 1942. </p>
<p>Dato ormai per perso il partito democratico, il cui gruppo dirigente pare in totale spappolamento ed il cui segretario si limita a qualche ridicolo squittio, vedremo se da altri settori della società sapranno venire voci di dissenso. Sul blog, compatibilmente con il tempo che ho a disposizione, mi sforzerò di raccogliere le mie riflessioni.</p>
<p>Si potrebbe anche rinverdire la consuetudine delle cene del blog, in luoghi da stabilirsi. Chi ci sta?</p>
<p>Buona giornata a tutti.</p>
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		<title>Citizen Berlusconi.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 18:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/27/5/"><img src="http://img.youtube.com/vi/LhOJc1JBpKI/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/27/5/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_tlydL2UAlQ/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/27/5/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JMbr_gKDWx8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>L&#8217;era di Silvio.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 17:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ scomparsa l’opposizione, è sparita l’opinione pubblica, l’Italia è cambiata senza che ce accorgessimo.
Queste sono le riflessioni che abbiamo letto nel mese di agosto dell’anno XV dell’era di Silvio.
Prima di discutere tali affermazioni faccio due conti sulle dita delle mani. Le prossime elezioni politiche si terranno nel 2013, a venti anni esatti dalla “discesa in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E’ scomparsa l’opposizione, è sparita l’opinione pubblica, l’Italia è cambiata senza che ce accorgessimo.</p>
<p>Queste sono le riflessioni che abbiamo letto nel mese di agosto dell’anno XV dell’era di Silvio.</p>
<p>Prima di discutere tali affermazioni faccio due conti sulle dita delle mani. Le prossime elezioni politiche si terranno nel 2013, a venti anni esatti dalla “discesa in campo” di Silvio Berlusconi e del messaggio “della calza” inspiegabilmente trasmesso a reti unificate o quasi.</p>
<p>Venti anni sono più di quelli trascorsi fra la marcia su Roma e la dichiarazione di guerra, più di quelli che dividono il varo delle “leggi fascistissime” dal voto sull’Ordine del Giorno Grandi al Gran Consiglio del Fascismo. Il doppio del tempo trascorso fra la nomina di Hitler a Cancelliere dei Reich e la battaglia di Kursk, che segnò l’inizio della inesorabile ritirata della Whermacht. Sono più degli anni dei governi centristi, fra la fine della guerra e la nascita del primo gabinetto di centrosinistra; più degli anni di governo della Destra storica dopo l’Unità d’Italia; più degli anni di governo di Giovanni Giolitti ad inizio secolo. E si potrebbe continuare.</p>
<p>Ma non deve sfuggire che alle prossime elezioni voteranno elettori che in quel 1993 che vide l’ingresso in politica del Cavaliere non erano neppure nati, e che sono cresciuti vedendolo dominare la scena politica, mediatica, culturale e sportiva nazionale.</p>
<p>Va aggiunto che solamente una serie di (fortunate) coincidenze ha impedito fino ad ora a Berlusconi di conquistare il ruolo di Capo dello Stato, realizzando una sorta di identità monarchica fra vertice delle istituzioni e premier che nella tradizione europea ha prodotto soprattutto sciagure. Temo che verrà il giorno in cui il Quirinale diventerà il domicilio dell’attuale Presidente del Consiglio, con sua sostituzione a Palazzo Chigi di un mero replicante. La composizione dei gruppi parlamentari del PdL illustra nitidamente come Berlusconi concepisca familisticamente e verticisticamente l’organizzazione del potere. </p>
<p>La prima cosa che mi domando è: come è potuto accadere tutto ciò? Quale misterioso baco nazionale ha consentito ad un privato cittadino di impadronirsi dei gangli dello Stato? Le costituzioni europee, l’organizzazione degli Stati sono attrezzate verso questo pericolo e, quando si palesa, le istituzioni reagiscono. Quando un soggetto cresce e si espande fino ad insidiare l’autonomia degli organi pubblici, in un modo e nell’altro, viene fermato. Così accade abitualmente. Non così nel caso di Berlusconi, che ha saputo sfondare le barriere frapposte dai partiti, dalle cariche istituzionali e dalla magistratura. Si dirà che ciò è avvenuto grazie alla forza mediatica del suo impero editoriale, e ciò è sicuramente vero. Ma un secondo elemento sta nella cronica, endemica debolezza dello Stato italiano e dalla scarsa fiducia che le istituzioni godono fra la popolazione. Perché se Berlusconi ha potuto svillaneggiare ripetutamente l’intero corpo giudiziario senza suscitare un sommovimento generale a lui contrario, lo si deve anche alla diffusa diffidenza degli italiani verso le toghe. E analogo discorso vale per la stampa, per i sindacati e per i partiti che gli si sono opposti nel corso degli anni.</p>
<p>Ed hanno sbagliato i partiti, laddove hanno delegato agli organi istituzionali (anzi, alla sola magistratura) un’opera di contrasto che andava condotta anche sul piano strettamente politico, per esempio arginando e contenendo l’espansione della corporation del biscione nel settore dei media.</p>
<p>Davanti all’offensiva dell’uomo di Arcore, gli italiani, anziché stringersi attorno alle istituzioni sostenendone l’indipendenza dalle mire appropriative del Cavaliere, hanno preferito rimanere spettatori, nel dubbio non valesse poi la pena di spendersi per sbarrargli il passo. Se, da un lato, la pessima prova che avevano dato i partiti tradizionali legittimava questa inerzia, essi hanno dimenticato che occorre sempre distinguere fra l’Istituzione e chi la incarna. In parole povere, la pochezza dei parlamentari non deve tradursi nel disprezzo per il Parlamento. Perché della nostra Repubblica è sempre stato difficile andare fieri, ma è anche vero che è l’unica che abbiamo, e andrebbe conservata con cura. </p>
<p>La seconda domanda che ci si pone è ovviamente questa: “e adesso?”</p>
<p>E’ pensabile una reazione dell’opinione pubblica? Esiste un sentimento potenzialmente maggioritario che possa opporsi alla situazione attuale? Oppure solamente un grave rovescio nazionale può scuotere il paese e ricondurlo a ricostruirsi? E ognuno di noi, di noi che non accettiamo questo stato di cose, che non tolleriamo lo scempio che viene consumato del nostro paese, che dovrebbe fare? Ammesso che possa fare qualcosa.</p>
<p>Una cosa mi sento di dire. Non ci si può affidare ancora a chi ha consentito che si producesse questo stato di cose. L’attuale classe dirigente del fu centrosinistra non può legittimamente accreditarsi come guida di chi si oppone al “pensiero unico”. A mio modo di vedere, Veltroni ha gravi responsabilità nell’attuale stato di cose. Smobilitando l’Unione senza alcuna formula alternativa, senza alcuna proposta forte, ha di fatto ammesso, agli occhi degli italiani, che il pensiero unico esiste ed appartiene agli altri. Che la sinistra è (l’inutile, vano, vacuo) corollario parlamentare all’azione del governo di Arcore. Pur affermando di volersi opporre al pensiero unico, Veltroni dimostra di esserne la prima vittima, di averlo subito per primo.</p>
<p>Quanto a noi singoli cittadini, dobbiamo innanzitutto porre al primo posto nei nostri pensieri il principio dell’etica pubblica. Perché quello che viene sprezzantemente e semplicisticamente classificato come “antiberlusconismo”, altro non è che questo: riportare il bene di tutti, la moralità e la correttezza dei comportamenti al centro dell’operato delle istituzioni.</p>
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		<title>Mi dicono..</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Aug 2008 10:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Sergio Tavcar]]></category>

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		<description><![CDATA[..che da qualche parte si stanno disputando le Olimpiadi. Manifestazione della quale non me ne è mai importato un bel nulla. Ad essa riesco ad associare un solo ricordo positivo, ed in effetti il mio pensiero in questi giorni va a lui: il più grande.

       ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>..che da qualche parte si stanno disputando le Olimpiadi. Manifestazione della quale non me ne è mai importato un bel nulla. Ad essa riesco ad associare un solo ricordo positivo, ed in effetti il mio pensiero in questi giorni va a lui: il più grande.</p>
<p><img alt="" src="http://www.radiomarconi.com/marconi/ancona/valcamonica/amarcord/radio/img/sergio1.jpg" class="aligncenter" width="300" height="220" /></p>
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		<title>Maledetto YouTube.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 17:34:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

		<category><![CDATA[C'era una volta il west]]></category>

		<category><![CDATA[Errori cinematografici]]></category>

		<category><![CDATA[Sergio Leone]]></category>

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		<description><![CDATA[Dandoci la possibilità di rivedere a piacimento le scene cult dei film, ce ne mostra anche gli innumerevoli errori di regia. Alcune (celebrate) pellicole sono un&#8217;autentica miniera, ad esempio &#8220;Il Gladiatore&#8221;. Chi non ne è convinto provi a fermare all&#8217;istante 2&#8242;50&#8243; la seguente sequenza della battaglia al Colosseo.

E guardi sotto la biga rovesciata.
Ma sotto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dandoci la possibilità di rivedere a piacimento le scene cult dei film, ce ne mostra anche gli innumerevoli errori di regia. Alcune (celebrate) pellicole sono un&#8217;autentica miniera, ad esempio &#8220;Il Gladiatore&#8221;. Chi non ne è convinto provi a fermare all&#8217;istante 2&#8242;50&#8243; la seguente sequenza della battaglia al Colosseo.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/11/maledetto-youtube/"><img src="http://img.youtube.com/vi/CQHiaf2vpAc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>E guardi sotto la biga rovesciata.</p>
<p>Ma sotto la falce impietosa del rewind di YouTube mi è caduta anche una delle più suggestive sequenze   della storia del cinema: l&#8217;arrivo alla stazione di Claudia Cardinale, in &#8220;C&#8217;era una volta il west&#8221;. Chi non ricorda la ripresa del Dolly che si alza lentamente sopra il tetto della stazione per mostrarci il brulicare del paese polveroso oltre l&#8217;edificio?</p>
<p>Scorrendo tutta la sequenza si nota che l&#8217;attrice scende dal treno, si guarda intorno e poi, seguita dai due facchini che vanno a sedersi sulla panca sotto la pensilina, si avvicina alla stazione e si arresta davanti alla porta principale, proprio di fronte all&#8217;orologio. Qui riflette alcuni istanti, controlla l&#8217;ora e capisce che nessuno è venuto a prenderla, risolvendosi a muoversi con propri mezzi. A questo punto la ripresa si allarga, passa dal primo piano al campo lungo, e la Cardinale ci appare ancora accanto al treno, con i due facchini in piedi a lato della carrozza con le valigie in mano, a venti metri da dove si trovava nell&#8217;inquadratura precedente! </p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/11/maledetto-youtube/"><img src="http://img.youtube.com/vi/cakBkd2wAVw/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Che delusione.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sentieriepensieri.wordpress.com/300/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sentieriepensieri.wordpress.com/300/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sentieriepensieri.wordpress.com/300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sentieriepensieri.wordpress.com/300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sentieriepensieri.wordpress.com/300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sentieriepensieri.wordpress.com/300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sentieriepensieri.wordpress.com/300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sentieriepensieri.wordpress.com/300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sentieriepensieri.wordpress.com/300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sentieriepensieri.wordpress.com/300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sentieriepensieri.wordpress.com/300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sentieriepensieri.wordpress.com/300/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sentieriepensieri.wordpress.com&blog=2203830&post=300&subd=sentieriepensieri&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Intervallo.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 16:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[1942]]></category>

		<category><![CDATA[Don Giovanni]]></category>

		<category><![CDATA[Serenata]]></category>

		<category><![CDATA[Tito Gobbi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/11/intervallo-2/"><img src="http://img.youtube.com/vi/94QZgk2V3nA/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Intervallo.</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 14:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Intervallo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/09/intervallo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/M04L89so2DM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>I crimini italiani in Jugoslavia (1941-1943).</title>
		<link>http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/07/i-crimini-italiani-in-jugoslavia-1941-1943/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 07:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>

		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>

		<category><![CDATA[crimini di guerra]]></category>

		<category><![CDATA[Mario Roatta]]></category>

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		<description><![CDATA[Con sorpresa e soddisfazione leggo su Corriere.it questo articolo sui crimini di guerra italiani in Jugoslavia.

===
Crimini di guerra italiani, il giudice indaga
Le stragi di civili durante l&#8217;occupazione dei Balcani. I retroscena dei processi insabbiati
A ltro che brava gente! Italiani come i tedeschi, che dal 1941 al 1943, nei Balcani e in Grecia, applicarono la regola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Con sorpresa e soddisfazione leggo su Corriere.it questo articolo sui crimini di guerra italiani in Jugoslavia.</p>
<p><span id="more-290"></span></p>
<p>===</p>
<p>Crimini di guerra italiani, il giudice indaga<br />
Le stragi di civili durante l&#8217;occupazione dei Balcani. I retroscena dei processi insabbiati</p>
<p>A ltro che brava gente! Italiani come i tedeschi, che dal 1941 al 1943, nei Balcani e in Grecia, applicarono la regola della «testa per dente», della rappresaglia contro le popolazioni, di dieci civili fucilati per ogni italiano ucciso. In altre parole si macchiarono di gravissimi crimini di guerra, che si estinguono soltanto con la morte del reo. Ora su queste verità scomode, che emergono con sempre più forza dalle inchieste giornalistiche e soprattutto dalla ricerca storica, ha deciso di intervenire la magistratura militare. Il procuratore Antonino Intelisano, lo stesso che nel 1994 istruì il processo contro il capitano delle SS Erich Priebke, e che alla ricerca di prove trovò a Palazzo Cesi, presso la procura militare generale, il famoso «armadio della vergogna», che nascondeva circa settecento pratiche contro i nazisti autori delle stragi in Italia, ha aperto un&#8217;inchiesta, per il momento «contro ignoti», sugli eccidi che i militari italiani compirono nei territori di occupazione.</p>
<p>Come ha suggerito Franco Giustolisi in un intrigante articolo sul manifesto del 28 giugno, ci troviamo davanti a un «secondo armadio della vergogna»? Antonino Intelisano, seduto nel suo studio di procuratore presso il tribunale militare, in viale delle Milizie a Roma, prima di rispondere ci mostra il carrello con alcuni faldoni che portano il segno degli anni. «Quella dell&#8217;armadio della vergogna numero due — taglia corto — è un&#8217;invenzione giornalistica che non corrisponde alla realtà delle cose». La verità tuttavia è che il procuratore generale ha acquisito materiale di grande interesse sia di carattere giudiziario, sia presso gli archivi che di solito sono frequentati soltanto dagli storici: ministero della Difesa, presidenza del Consiglio. In particolare, dagli archivi dello Stato maggiore dell&#8217;esercito sono arrivate le conclusioni della Commissione parlamentare presieduta da Luigi Gasparotto, politico d&#8217;altri tempi che aveva avuto il figlio Leopoldo ucciso nel campo di Fossoli e aveva lavorato con grande impegno ed equilibrio, soprattutto tra il 1946 e il 1947, alla raccolta e al vaglio delle circa ottocento denunce provenienti da tutti i territori occupati dagli italiani, e quindi alla selezione dei casi in cui non si poteva fare a meno di denunciare il reato. «La commissione — scriveva Gasparotto il 30 giugno 1951 nelle note conclusive inviate al ministro della Difesa, Randolfo Pacciardi — ha tenuto nel debito conto la complessità della situazione, ma non l&#8217;ha considerata scusante».</p>
<p>Così non poteva farla franca il generale Mario Roatta, comandante della II armata in Jugoslavia, che nella tremenda circolare 3c del 1° dicembre 1942 aveva disposto di fucilare non soltanto tutte le persone trovate con le armi in pugno, ma anche coloro che imbrattavano le sue ordinanze, oppure sostavano nei pressi di opere d&#8217;arte. E aveva deciso espressamente di considerare «corresponsabili degli atti di sabotaggio le persone abitanti nelle case vicine». Le conclusioni della Commissione Gasparotto, la cui documentazione nessuno storico ha potuto finora studiare per intero, chiamavano in causa anche il generale Mario Robotti, comandante dell&#8217;XI corpo d&#8217;armata, che era riuscito a inasprire gli ordini di Roatta al punto di dire la frase che è diventata proverbiale, «qui si ammazza troppo poco», o il governatore del Montenegro, Alessandro Pirzio Biroli, che fece fucilare circa 200 ostaggi. E tutta una serie di personaggi, ufficiali o funzionari dell&#8217;amministrazione civile, che operarono soprattutto in Jugoslavia e in Grecia. In seguito a questo tipo di informazioni, spiega Intelisano, «alla fine degli anni Quaranta fu aperto presso questo ufficio un procedimento nei confronti di 33 persone accusate di concorso in uso di mezzi di guerra vietati e concorso in rappresaglie ordinate fuori dai casi consentiti dalla legge.</p>
<p>Il procedimento si concluse il 30 luglio 1951 con una sentenza del giudice istruttore militare. Questi stabilì che non si doveva procedere nei confronti di tutti gli imputati, perché non esistevano le condizioni per rispettare il principio di reciprocità fissato dall&#8217;articolo 165 del Codice penale militare di guerra». Secondo tale norma, un militare che aveva commesso reati in territori occupati poteva essere processato a patto che si garantisse un eguale trattamento verso i responsabili di reati commessi in quella nazione ai danni di italiani. Vale a dire, per esempio: noi processiamo i nostri militari colpevoli, voi jugoslavi condannate i responsabili delle uccisioni nelle foibe. L&#8217;articolo 165, continua Intelisano, è stato riformato, con l&#8217;abolizione della clausola di reciprocità, nel 2002. «Così quando, grazie a libri come Si ammazza troppo poco di Gianni Oliva e Italiani senza onore di Costantino Di Sante, o a trasmissioni televisive e articoli che denunciavano la strage di 150 civili uccisi per rappresaglia da militari italiani il 16 febbraio 1943 a Domenikon, in Tessaglia, si è imposto all&#8217;attenzione il problema del comportamento delle nostre truppe, ho deciso di aprire un&#8217;inchiesta. Per il momento &#8220;contro ignoti&#8221; perché noi magistrati, a differenza degli storici, non possiamo processare i morti».</p>
<p>Nei faldoni che il procuratore sta studiando sono elencati decine di nomi, soprattutto militari che parteciparono alle rappresaglie contrarie alle leggi internazionali di guerra. Quegli elenchi, finora di interesse puramente storico, diventeranno incandescente materia penale, appena si individuerà uno dei responsabili ancora in vita. E allora avremo un nuovo caso Priebke. Ma con un italiano nelle vesti del carnefice. L&#8217;aggravante di tutta la faccenda, ci dice lo storico Costantino Di Sante, uno dei pochi che hanno potuto consultare, seppur parzialmente, i 70 fascicoli prodotti dalla Commissione Gasparotto, è che a macchiarsi di reati non furono soltanto le camicie nere o i vertici militari politicizzati. Ma ufficiali e soldati normali. Come gli alpini dei battaglioni Ivrea e Aosta, «che rastrellarono undici villaggi in Montenegro e fucilarono venti contadini». Il famigerato prefetto del Carnaro, Temistocle Testa, racconta Di Sante, per l&#8217;eccidio di Podhum, villaggio a pochi chilometri da Fiume, «si servì di reparti normali». Dopo aver circondato il villaggio e bloccato tutte le strade di accesso, è scritto negli atti della Commissione Gasparotto, che recepì una denuncia jugoslava, il 12 luglio 1942 reparti dell&#8217;esercito italiano, coadiuvati dai carabinieri e dalle camicie nere fucilarono oltre cento uomini, catturarono tutta la rimanente parte della popolazione, circa 200 famiglie, confiscarono beni mobili e circa 2000 capi di bestiame».</p>
<p>La situazione era esasperata da una guerriglia partigiana efficace e crudele e dalle violente faide interetniche. Ma come giustificare le modalità dei rastrellamenti di Lubiana ordinati dal generale Taddeo Orlando, che nel dopoguerra avrebbe proseguito normalmente la sua carriera? La capitale della Slovenia fu circondata il 23 febbraio 1942 con reticolati di filo spinato. Dei quarantamila abitanti maschi, ne furono arrestati 2858. Circa tremila vennero catturati in un secondo rastrellamento. La chiusura dei centri abitati con reticolati venne applicata in altre 35 località. Oltre ai maschi adulti venivano deportati anche vecchi, donne e bambini. La maggior parte finiva nel campo dell&#8217;isola di Arbe, oggi Rab, in Croazia, dove morirono in 1500, soprattutto di stenti. Ogni anno una maratona attraverso il perimetro del reticolato ricorda a Lubiana il periodo dell&#8217;occupazione militare italiana.</p>
<p>Dino Messina </p>
<p>===</p>
<p>Si (ri)apre forse un capitolo oscuro della nostra storia e sarà interessante scoprire cosa uscirà - se uscirà - dai fascicoli nascosti negli armadi di Roma, di Belgrado e soprattutto di Londra. Ci sarà materiale per parlare e per discutere molto a lungo.</p>
<p>In particolare, da tempo meditavo di scrivere sul blog dell&#8217;inquietante figura di Mario Roatta, e forse ora troverò tempo e materiale ulteriore per farlo. A presto.</p>
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		<title>E la pena?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 18:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>

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		<description><![CDATA[Da repubblica.it
===
Roma, polemica su Alemanno
&#8216;Divieto di rovistare nei cassonetti&#8217;
ROMA - E&#8217; polemica sull&#8217;annuncio del Comune di Roma, che avrebbe allo studio provvedimenti per impedire che si rovisti nei cassonetti della spazzatura in strada, pratica diffusa tra vagabondi e nomadi alla ricerca di oggetti e vestiti da riciclare o vendere. &#8220;Siamo a buon punto&#8221;, dice il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da repubblica.it</p>
<p>===</p>
<p>Roma, polemica su Alemanno<br />
&#8216;Divieto di rovistare nei cassonetti&#8217;</p>
<p>ROMA - E&#8217; polemica sull&#8217;annuncio del Comune di Roma, che avrebbe allo studio provvedimenti per impedire che si rovisti nei cassonetti della spazzatura in strada, pratica diffusa tra vagabondi e nomadi alla ricerca di oggetti e vestiti da riciclare o vendere. &#8220;Siamo a buon punto&#8221;, dice il sindaco Gianni Alemanno, annunciando a breve il varo della nuova decisione &#8220;a favore del decoro della città&#8221;. Contesta la decisione la Comunità di Sant&#8217;Egidio: &#8220;Se non si potrà più rovistare nei cassonetti, mi auguro si trovi comunque il modo di offrire da mangiare a chi non ne ha&#8221;, osserva il portavoce della Comunità, Mario Marazziti. &#8220;Capisco la giusta preoccupazione per la tutela della salute e dell&#8217;igiene delle persone, ma chi rovista nei cassonetti per mangiare deve avere opportunità per vivere&#8221;, ribadisce don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele.</p>
<p>===</p>
<p>La domanda che mi pongo è la seguente: accettando che rovistare nei cassonetti diverrà una contravvenzione, i trasgressori come saranno puniti? Con un’ammenda?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Incostituzionalità del &#8220;lodo Alfano&#8221;.</title>
		<link>http://sentieriepensieri.wordpress.com/2008/08/06/incostituzionalita-del-lodo-alfano/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 14:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>

		<category><![CDATA[Legalità]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Corte costituzionale]]></category>

		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>

		<category><![CDATA[lodo Alfano]]></category>

		<category><![CDATA[lodo Schifani]]></category>

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		<description><![CDATA[Affogato nel caldo agostano ho trascurato il blog. Chiedo venia.
Ma il mondo va avanti ed è entrato nel nostro ordinamento quella che pochi mesi fa sembrava un’aberrazione definitivamente archiviata nel passato: l’immunità prevista dal cosiddetto “lodo Alfano”.
Con una singolare coincidenza, l’estate successiva alle elezioni si rivela periodo idoneo a far digerire agli italiani provvedimenti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Affogato nel caldo agostano ho trascurato il blog. Chiedo venia.</p>
<p>Ma il mondo va avanti ed è entrato nel nostro ordinamento quella che pochi mesi fa sembrava un’aberrazione definitivamente archiviata nel passato: l’immunità prevista dal cosiddetto “lodo Alfano”.<br />
Con una singolare coincidenza, l’estate successiva alle elezioni si rivela periodo idoneo a far digerire agli italiani provvedimenti in materia di “Giustizia” (usare questo vocabolo a tali riguardi fa sbellicare ma anche un po’ piangere): se nel mese di agosto 2006 ad entrare in vigore fu l’agghiacciante indulto voluto da quasi tutti i partiti, ora ci tocca accettare lo scudo penale totale per le alte cariche dello Stato. La norma (che non riporto perché è già scritta nel blog in altro post) mi appare decisamente incostituzionale e non sono certo il solo a pensarlo.<br />
Dichiarare immuni dal processo per qualsiasi reato quattro cittadini della Repubblica in ragione della funzione istituzionale da essi assunta è un fatto abnorme. Tuttavia la maggioranza afferma che la legge “recepisce i rilievi che la Corte Costituzionale aveva sollevato” in merito al lodo Schifani, di cui il lodo Alfano è riproposizione pedissequa, perlomeno per quanto riguarda l’oscena ed inconfessabile finalità di preservare dagli effetti del processo Mills il Presidente del Consiglio.</p>
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<p>Sono andato a leggermi quindi la sentenza del 13 gennaio 2004 che dichiarò illegittimo il lodo Schifani, per capire come si possa sostenere che questa legge è conforme alla Carta. Riporto nel seguito ampi brani della sentenza: i rilievi del Tribunale di Milano che sollevò la questione e i motivi addotti dalla Corte; ometto di incollare le argomentazioni di Silvio Berlusconi (che, si costituì in giudizio innanzi alla Corte sia nella veste di imputato che in quella di Presidente del Consiglio!) e quella della CIR di De Benedetti, che interveniva in qualità di persona offesa del reato nel processo pendente in capo allo stesso Berlusconi.<br />
Il testo della Corte mi sembra chiaro e non lo commento, limitandomi ad osservare che la linea della Corte fu alquanto mite verso il provvedimento che a me pare decisamente iniquo ed incostituzionale in radice anche nella versione attuale.<br />
Credo che il giudice di Milano tenuto ad applicare la legge abbia i margini e forse il dovere di riproporre il quesito alla Consulta, la quale ha piena libertà di muoversi anche al di fuori dei limiti giurisprudenziali fissati dalla pronunzia del 13 gennaio 2004. Qualora la Corte sia chiamata a pronunciarsi nuovamente sul punto mi pare altresì che le chances di superamento del vaglio di costituzionalità riposino non tanto sulle modifiche apportate al testo di Schifani (relativamente alla limitatezza temporale della sospensione ed ai diritti ipoteticamente riconosciuti alla persona offesa costituita parte civile), quanto nel testo stesso della Corte che, pur censurando la norma, ne ha avvallato il principio ispiratore. Si legge infatti nelle motivazioni quanto segue.<br />
4. La situazione cui si riconnette la sospensione disposta dalla norma censurata è costituita dalla coincidenza delle condizioni di imputato e di titolare di una delle cinque più alte cariche dello Stato ed il bene che la misura in esame vuol tutelare deve essere ravvisato nell&#8217;assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche.<br />
Si tratta di un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale.<br />
È un modo diverso, ma non opposto, di concepire i presupposti e gli scopi della norma la tesi secondo la quale il legislatore, considerando che l&#8217;interesse pubblico allo svolgimento delle attività connesse alle alte cariche comporti nel contempo un legittimo impedimento a comparire, abbia voluto stabilire una presunzione assoluta di legittimo impedimento. Anche sotto questo aspetto la misura appare diretta alla protezione della funzione.<br />
La Corte ha quindi riconosciuto, perlomeno in linea di principio, il diritto del soggetto che riveste  una carica dello Stato all’immunità totale in ragione dell’esigenza di “serenità” nell’adempimento delle proprie funzioni.<br />
A mio modo di vedere si tratta di un assioma pericoloso e nefasto, giacchè si presta a svariate interpretazioni. Innanzitutto l’ordinamento in vigore nel nostro paese è concepito in maniera altamente impersonale, tale da privare il singolo individuo incaricato di una funzione di diritti soggettivi autonomi. Per capirsi, il capo del governo viene definito semplicemente “presidente del consiglio dei ministri” essendo di fatto un “primus inter pares”. Da ciò deriva che la persona che riveste la carica non può essere considerata insostituibile e, pertanto, tantomeno “intoccabile”. Vero è che la nuova legge elettorale attribuisce al “capo della coalizione vincente” una sorta di investitura automatica alla carica di guida del governo; ma questa pare più che altro una ragione di incostituzionalità della legge elettorale. Infatti è il Capo dello Stato, in totale autonomia, a nominare il Presidente del Consiglio dei ministri. Parimenti, come osserva la stessa Corte, non è dato comprendere per quali ragioni i presidenti del Senato e della Camera dovrebbe godere di diritti diversi dagli altri membri delle assemblee da essi presiedute.<br />
Ma, al di là di ciò, perché mai questo diritto alla “serenità” nell’esercizio delle proprie funzioni dovrebbe essere riconosciuto solo ad un esponente istituzionale? Forse che un chirurgo, un magistrato, un ministro di culto non hanno un medesimo diritto? Vero che durando i processi interi lustri, la persona imputata (ma anche la parte civile) subiscono la vessazione intrinseca di una procedura estenuante, ma ciò si verifica per tutti, ed il diritto alla serenità intaccata dal processo dovrebbe essere riconosciuta universalmente. Siamo di fronte ad un paradosso grottesco: lo Stato è incapace di garantire processi rapidi, quindi, per porre al riparo i propri massimi esponenti dalla vessazione delle lungaggini procedurali, sospende il processo, allungandolo ulteriormente ed aggravando quindi la vessazione patita dalla vittima, che di per se stessa, essendo vittima, dovrebbe avere qualche diritto in più di veder riconosciute le proprie ragioni in tempi rapidi.<br />
E’ questa la prima riflessione che mi sorge sull’argomento, e non posso non criticare la Corte che fu così prudente nel censurare il lodo Schifani.<br />
Detto questo, a me paiono del tutto insufficienti le modifiche apportate da Alfano per assecondare i rilievi della sentenza del 2004. La sospensione del processo intacca inequivocabilmente i diritti della parte civile, e ben poco importa che essa possa riversare il processo sul piano civile “con tempi dimezzati”. Tutti sanno bene infatti che, quando il fatto investe la sfera penale, la proposizione dell’azione civile anteriormente alla sentenza di condanna è difficile (mancando gli strumenti propri dell’investigazione penale), costosissima (la parte civile deve sostenere tutte le spese di istruttoria, fra cui citazione dei testi, pagamento delle perizie eccetera) ed anche pericolosa, poiché espone l’attore ad una controazione per calunnia e richiesta di risarcimento.<br />
Infine va detto che il codice prevede una funzione processuale anche per la persona offesa non costituita parte civile (che, ad esempio, può adire la Procura Generale avverso la sentenza di primo grado), figura che il lodo Alfano trascura completamente. I campioni del diritto che assistono Berlusconi ad ogni passo (al governo, in parlamento, in Tribunale ed innanzi ad ogni corte possibile ed immaginabile) se ne sono dimenticati? O non lo sanno proprio?<br />
Detto questo mi auguro vivamente che il Tribunale di Milano impugni innanzi alla Corte Costituzionale lo scudo penale voluto da Berlusconi e che la stessa Consulta lo dichiari illegittimo con parole chiare e nette: non può concepirsi in uno stato di diritto un regime immunitario di tale vastità, per alcuna carica, per alcuna funzione, per qualunque motivo. Al contrario, chi è deputato alla formazione ed all’attuazione delle leggi deve essere tenuto al loro rispetto come, se non più rigorosamente, di ogni altro cittadino.<br />
E aggiungerei anche che sarebbe interessante investire di questione di legittimità costituzionale anche l’indulto del 2006, che fa veramente schifo.</p>
<p>Nel seguito brani dalla sentenza Corte Cost. n. 24 dd. 13 gennaio 2004 </p>
<p>===</p>
<p>Ritenuto in fatto<br />
1.— Nel corso di un processo penale in cui è imputato l&#8217;on. Silvio Berlusconi, attuale Presidente del Consiglio dei ministri, il Tribunale di Milano ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 101, 112, 68, 90, 96, 24, 111 e 117 della Costituzione, dell&#8217;art. 1, comma 2, in relazione al comma 1, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l&#8217;attuazione dell&#8217;art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato).<br />
Osserva innanzitutto il giudice a quo che la questione è rilevante perché, imponendo la norma impugnata la sospensione del processo penale in corso a carico del Presidente del Consiglio, il Tribunale è tenuto ad applicare tale norma e, in caso di dubbio sulla legittimità costituzionale della medesima, a sollevare questione davanti a questa Corte.<br />
Ciò posto, il Tribunale rileva che occorre occuparsi sia della previsione generale del comma 1 sia di quella specifica del comma 2, allo scopo di valutare la natura della norma impugnata. A tal proposito, il Collegio afferma che la sospensione in esame non ha nulla a che vedere con le altre ipotesi di sospensione del processo penale previste nel nostro ordinamento (normalmente riferibili a situazioni oggettive di carattere endoprocessuale) che, anche nel caso in cui implichino qualità personali dell&#8217;imputato (art. 71 cod.proc.pen.), hanno riguardo ad una situazione obiettiva di incapacità del medesimo a stare in giudizio tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento. Né, d&#8217;altra parte, possono ravvisarsi analogie tra la norma impugnata e il regime derogatorio dell&#8217;assunzione della prova testimoniale dettato dall&#8217;art. 205 cod.proc.pen a favore dei soggetti cui si riferisce l&#8217;art. 1 della legge n. 140 del 2003, poiché la suddetta norma del codice di rito si limita a stabilire un contemperamento degli interessi in gioco, ma non sottrae i soggetti da essa contemplati ai doveri comuni a tutti gli altri cittadini rispetto all&#8217;esercizio della funzione giurisdizionale. La disposizione impugnata, invece, collegando la non sottoposizione a processo penale e la connessa sospensione dei processi penali in corso all&#8217;assunzione ed alla durata della carica o della funzione, configura una ipotesi di non processabilità che non ha nulla a che vedere con cause e motivazioni endoprocessuali e che si atteggia, quindi, come una prerogativa in favore dei soggetti chiamati a ricoprire le cinque più alte cariche dello Stato. Poiché tale beneficio incide sull&#8217;esercizio dell&#8217;azione penale - che è da intendere non solo come esplicazione di attività di indagine o formulazione di un&#8217;accusa, bensì anche come possibilità di vagliare nel contraddittorio processuale la fondatezza dell&#8217;ipotesi accusatoria davanti ad un giudice terzo ed imparziale - il giudice remittente ravvisa innanzitutto una violazione del principio di eguaglianza di cui all&#8217;art. 3 Cost. e dell&#8217;art. 112 della Costituzione.<br />
Né va omesso di considerare che il principio di eguaglianza rientra tra i principi fondanti della Carta costituzionale, derogabile solo dalla stessa Costituzione o con modifiche costituzionali adottate ai sensi dell&#8217;art. 138 Cost., come risulta confermato dal fatto che tutte le prerogative riguardanti cariche o funzioni costituzionali sono regolate da fonti di tale rango (artt. 90, 96 e 68 Cost. ed art. 3 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, che ha esteso ai giudici costituzionali le immunità accordate ai parlamentari dall&#8217;art. 68, secondo comma, Cost., nel testo allora vigente). Conseguentemente, da questo punto di vista, l&#8217;impugnato art. 1, comma 2, della legge n. 140 del 2003, in riferimento al comma 1 della stessa disposizione, si porrebbe in contrasto con l&#8217;art. 3 Cost. in relazione agli artt. 101 e 112 Cost. Né, ad avviso del Tribunale di Milano, è utilmente richiamabile, sotto il profilo della non necessità di una legge costituzionale per introdurre la prerogativa in questione, l&#8217;art. 5 della legge 3 gennaio 1981, n. 1, riguardante i componenti del Consiglio superiore della magistratura. Tale norma infatti, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa dell&#8217;imputato, non ha creato alcuna forma di immunità, ma - come precisato da questa Corte nella sentenza n. 148 del 1983 - ha solo previsto una speciale causa di non punibilità, rigorosamente circoscritta «alle manifestazioni di pensiero funzionali all&#8217;esercizio dei poteri-doveri costituzionalmente spettanti ai componenti il Consiglio superiore», la quale, da un lato, non è assimilabile alle immunità e prerogative previste dalla Costituzione e, dall&#8217;altro, ha un ambito di operatività che è diverso rispetto a quello delle scriminanti di diritto penale comune e che risulta «frutto di un ragionevole bilanciamento dei valori costituzionali in gioco». La norma impugnata, invece, non ha creato una scriminante speciale (di per sé compatibile con l&#8217;esercizio della giurisdizione), ma una causa di “non processabilità” o di sospensione dei processi in corso che, inevitabilmente, si pone in conflitto col carattere di obbligatorietà dell&#8217;azione penale.<br />
Prosegue poi il Tribunale ravvisando un palese contrasto tra la norma impugnata e gli artt. 3, 68, 90 e 96 della Costituzione.<br />
L&#8217;art. 1 della legge n. 140 del 2003, infatti, fa salva l&#8217;applicazione degli artt. 90 e 96 della Costituzione, con ciò indirettamente confermando di voler istituire una prerogativa ulteriore rispetto a quelle ivi previste, per di più priva di ogni collegamento funzionale con la carica rivestita e senza un limite temporale preciso e determinato. Nel disegno fissato dagli artt. 68, 90 e 96 Cost., invece, le speciali forme di immunità e le particolari condizioni di procedibilità ivi regolate risultano strettamente connesse con l&#8217;esercizio delle funzioni di parlamentare, di Presidente del Consiglio, di Ministro e di Presidente della Repubblica, mentre la norma in questione non ha alcun collegamento con la funzione, imponendo, come si è detto, la sospensione di tutti i processi penali, per qualsiasi tipo di reato ed anche in riferimento a fatti antecedenti l&#8217;assunzione della carica. D&#8217;altra parte pare in sé irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa dell&#8217;imputato e dell&#8217;art. 111 Cost., che, in particolare, il Presidente del Consiglio dei ministri possa essere sottoposto a giudizio, previa autorizzazione della Camera di appartenenza, per i reati funzionali e non possa - a tempo indeterminato e irrinunciabilmente - esserlo per i reati comuni.<br />
Il giudice remittente, poi, passa ad analizzare - con riguardo alla tutela dei diritti della parte offesa costituitasi parte civile nel procedimento penale sospeso - ulteriori motivi di censura in riferimento agli artt. 24, 111 e 117 Cost., quest&#8217;ultimo in rapporto con l&#8217;art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle libertà fondamentali, resa esecutiva in Italia con la legge 4 agosto 1955, n. 848. Da tale ultimo parametro, in particolare, si evince, alla luce della giurisprudenza della Corte di Strasburgo, che la possibilità concreta di accedere agli organi di giustizia è da considerare fondamentale per l&#8217;effettiva tutela dei diritti, sicché «uno Stato non può, senza riserve o senza il controllo degli organi della Convenzione, sottrarre dalla competenza dei tribunali tutta una serie di azioni civili o esonerare da responsabilità delle categorie di persone», ancorché possano giustificarsi prerogative nei confronti dei parlamentari.<br />
Ma la più evidente violazione dei diritti della parte civile costituita deriva dal fatto che, in contrasto con gli artt. 24 e 111 Cost., la norma impugnata viene a creare un «impedimento indeterminato dell&#8217;esercizio dell&#8217;azione civile per effetto della disposizione di cui all&#8217;art. 75, comma 3, cod.proc.pen.». Tale ultima disposizione stabilisce che «se l&#8217;azione è proposta in sede civile contro l&#8217;imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo penale … il processo civile è sospeso fino alla pronunzia della sentenza penale non più soggetta a impugnazione, salve le eccezioni previste dalla legge». Poiché la norma impugnata non prevede alcuna eccezione alla suddetta regola, è palese che la parte civile si trova nell&#8217;impossibilità di trasferire la propria pretesa risarcitoria in sede civile. Né potrebbe ipotizzarsi una revoca della costituzione di parte civile (art. 82 cod.proc.pen.), in quanto la sospensione del processo imposta dall&#8217;art. 1 della legge n. 140 del 2003 non consente lo svolgimento di alcuna attività processuale, ivi compresa la suddetta revoca.<br />
Un ulteriore profilo di violazione degli artt. 24 e 111 Cost. sarebbe ravvisabile, infine, per effetto della mancata previsione, da parte della norma impugnata, di una clausola che faccia salvo il compimento degli atti urgenti di natura processuale - come, ad esempio, l&#8217;assunzione urgente di una prova in sede di incidente probatorio - non potendosi certamente fare ricorso all&#8217;art. 512 cod.proc.pen. che disciplina l&#8217;ipotesi di acquisizione in dibattimento di atti assunti in sede di indagine nel caso in cui, «per fatti o circostanze imprevedibili, ne è divenuta impossibile la ripetizione». La disciplina dell&#8217;incidente probatorio riguarda, invece, il caso in cui vi sia, per vari motivi, fondato timore di non poter più acquisire nella sede propria dibattimentale la prova necessaria. Sicché è del tutto evidente la diversità delle due situazioni.<br />
Il giudice a quo solleva poi un&#8217;altra questione di legittimità costituzionale riguardante l&#8217;art. 110, quinto comma, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, che forma oggetto di separato procedimento. </p>
<p>(omissis)</p>
<p>Considerato in diritto<br />
1. Il Tribunale di Milano solleva questione di legittimità costituzionale del comma 2, in relazione al comma 1, dell&#8217;art. 1 della legge 20 giugno 2003, n.140 (Disposizioni per l&#8217;attuazione dell&#8217;art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), il quale, fatti salvi gli articoli 90 e 96 della Costituzione, dispone la sospensione, dall&#8217;entrata in vigore della legge stessa, dei processi penali in corso nei confronti dei soggetti di cui al comma 1 (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato della Repubblica, Presidente della Camera dei deputati, Presidente del Consiglio dei ministri, Presidente della Corte costituzionale), in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato, anche riguardante fatti antecedenti l&#8217;assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime.<br />
Secondo il giudice remittente la norma censurata, nello stabilire per i processi suindicati la sospensione automatica, generalizzata e senza prefissione di un termine finale, viola l&#8217;art. 3 Cost., anzitutto con riguardo all&#8217;art. 112 Cost., che sancisce il principio dell&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale; in secondo luogo con riferimento agli artt. 68, 90 e 96 Cost., in quanto attribuisce alle persone che ricoprono una delle menzionate alte cariche dello Stato una prerogativa non prevista dalle citate disposizioni della Costituzione, che verrebbero quindi ad essere illegittimamente modificate con legge ordinaria, in violazione anche dell&#8217;art. 138 Cost., disposizione questa che il remittente non indica nel dispositivo dell&#8217;ordinanza, ma cita in motivazione ed alla quale fa implicito ma chiaro riferimento in tutto l&#8217;iter argomentativo del provvedimento; infine viola gli artt. 24, 111 e 117 Cost., perché non consente l&#8217;esercizio del diritto di difesa da parte dell&#8217;imputato e delle parti civili, in contrasto anche con la Convenzione per la protezione dei diritti dell&#8217;uomo e delle libertà fondamentali.<br />
2. In via preliminare si osserva che l&#8217;astensione dei magistrati componenti del collegio presso il quale era incardinato il processo penale e che ha sollevato la presente questione incidentale non ha influenza sulla rilevanza e quindi sull&#8217;ammissibilità della medesima.<br />
L&#8217;astensione, infatti, non comporta la regressione del giudizio ad una fase preprocessuale, tale da escludere l&#8217;immediata applicazione della norma da scrutinare.<br />
È opportuno soggiungere che, secondo il principio affermato dall&#8217;indirizzo di gran lunga prevalente di questa Corte (v., ex plurimis, ordinanze n. 270 del 2003, n. 383 del 2002, n. 110 del 2000, sentenze n. 171 del 1996 e n. 300 del 1984), le vicende del giudizio a quo non incidono sullo svolgimento del processo costituzionale, caratterizzato dall&#8217;interesse generale alla risoluzione della prospettata questione. Né si può aderire alla tesi difensiva secondo la quale, non essendovi altri processi pendenti nei quali potrebbe ipotizzarsi l&#8217;applicazione della norma censurata, non sarebbe configurabile alcun interesse generale cui riferirsi. Non soltanto, infatti, non è provata tale situazione, ma la tesi non tiene conto del rilievo secondo cui la disposizione in oggetto (comma 2 dell&#8217;art. 1 della legge n. 140 del 2003) ha carattere di transitorietà anche rispetto alla norma - non espressamente formulata ma necessariamente desumibile - la quale impone l&#8217;immediata sospensione di quei processi penali nei quali dovesse verificarsi in qualsiasi momento la coincidenza della qualità d&#8217;imputato con quella di titolare di una delle cinque alte cariche indicate nel comma 1 dello stesso art. 1.<br />
La questione, pertanto, non riguarda soltanto il processo in cui è stata sollevata, ma ha valenza generale, sicché dev&#8217;essere esaminata nel merito.<br />
3. Per rispondere agli interrogativi posti dall&#8217;ordinanza di rimessione occorre, in primo luogo, definire quali siano la natura, la funzione e la portata della normativa impugnata.<br />
Essa riguarda una sospensione del processo penale, istituto che si sostanzia nel temporaneo arresto del normale svolgimento del medesimo ed è oggetto non di una disciplina generale, bensì di specifiche regolamentazioni dettate con riguardo alla diversità dei presupposti e delle finalità perseguite.<br />
Le sospensioni possono essere così raggruppate:<br />
a) sospensioni per l&#8217;esistenza di una pregiudiziale (costituzionale, comunitaria, civile, amministrativa, tributaria etc.);<br />
b) sospensioni dovute all&#8217;instaurazione di procedimenti incidentali finalizzati ad assicurare la terzietà del giudice o la serenità dello svolgimento del processo (ricusazione, rimessione);<br />
c) sospensioni per il compimento di atti e comportamenti che possono influire sull&#8217;esito del processo in modo tale da rendere tale esito, nella valutazione del legislatore, preferibile rispetto a quelli prevedibili sulla base del normale svolgimento del processo stesso (come avviene per l&#8217;affidamento in prova dell&#8217;imputato nel processo minorile e per il compimento delle riparazioni, delle restituzioni e del risarcimento del danno nel processo davanti al giudice di pace);<br />
d) sospensioni per ragioni soggettive, quali quella dipendente dalla condizione dell&#8217;imputato che per infermità di mente non è in grado di partecipare coscientemente al processo, e quella degli appartenenti a reparti mobilitati prevista dall&#8217;art. 243 del codice penale militare di guerra.<br />
Se si prescinde da quest&#8217;ultima, peraltro prevista in un testo risalente (regio decreto 20 febbraio 1941, n. 303), mai sottoposto a scrutinio di costituzionalità e soprattutto connesso ad una situazione eccezionale quale lo stato di guerra, le altre sospensioni soddisfano esigenze del processo e sono finalizzate a realizzare le condizioni perché esso abbia svolgimento ed esito regolari, anche se ciò può comportare la temporanea compressione dei diritti che vi sono coinvolti. Ciò vale anche per la sospensione stabilita per l&#8217;ipotesi dell&#8217;imputato incapace, perché la capacità dell&#8217;imputato di partecipare coscientemente al processo è aspetto indefettibile del diritto di difesa senza il cui effettivo esercizio nessun processo è immaginabile, come questa Corte ha affermato fin dai primi anni della sua attività (cfr. sentenze n. 59 del 1959 e n. 354 del 1996).<br />
Da quanto fin qui esposto emerge che la sospensione, di solito prevista per situazioni oggettive del processo, è funzionale al suo regolare proseguimento.<br />
Ciò non significa che quello delle sospensioni sia un sistema chiuso e che il legislatore non possa stabilire altre sospensioni finalizzate alla soddisfazione di esigenze extraprocessuali, ma implica la necessità di identificare i presupposti di tali sospensioni e le finalità perseguite, eterogenee rispetto a quelle proprie del processo.<br />
4. La situazione cui si riconnette la sospensione disposta dalla norma censurata è costituita dalla coincidenza delle condizioni di imputato e di titolare di una delle cinque più alte cariche dello Stato ed il bene che la misura in esame vuol tutelare deve essere ravvisato nell&#8217;assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche.<br />
Si tratta di un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale.<br />
È un modo diverso, ma non opposto, di concepire i presupposti e gli scopi della norma la tesi secondo la quale il legislatore, considerando che l&#8217;interesse pubblico allo svolgimento delle attività connesse alle alte cariche comporti nel contempo un legittimo impedimento a comparire, abbia voluto stabilire una presunzione assoluta di legittimo impedimento. Anche sotto questo aspetto la misura appare diretta alla protezione della funzione.<br />
Occorre ora accertare e valutare come la norma incida sui principi del processo e sulle posizioni e sui diritti in esso coinvolti.<br />
5. La sospensione in esame è generale, automatica e di durata non determinata.<br />
Ciascuna di siffatte caratteristiche esige una chiarificazione.<br />
La sospensione concerne i processi per imputazioni relative a tutti gli ipotizzabili reati, in qualunque epoca commessi, che siano extrafunzionali, cioè estranei alle attività inerenti alla carica, come risulta chiaro dalla espressa salvezza degli artt. 90 e 96 della Costituzione.<br />
Essa è automatica nel senso che la norma la dispone in tutti i casi in cui la suindicata coincidenza si verifichi, senza alcun filtro, quale che sia l&#8217;imputazione ed in qualsiasi momento dell&#8217;iter processuale, senza possibilità di valutazione delle peculiarità dei casi concreti.<br />
Infine la sospensione, predisposta com&#8217;è alla tutela delle importanti funzioni di cui si è detto e quindi legata alla carica rivestita dall&#8217;imputato, subisce, per quanto concerne la durata, gli effetti della reiterabilità degli incarichi e comunque della possibilità di investitura in altro tra i cinque indicati. E non è fondata l&#8217;obiezione secondo la quale il protrarsi dell&#8217;arresto del processo sarebbe da attribuire ad accadimenti e non alla norma, perché è questa a consentire l&#8217;indefinito protrarsi della sospensione.<br />
6. Da quanto detto emerge anzitutto che la misura predisposta dalla normativa censurata crea un regime differenziato riguardo all&#8217;esercizio della giurisdizione, in particolare di quella penale.<br />
La constatazione di tale differenziazione non conduce di per sé all&#8217;affermazione del contrasto della norma con l&#8217;art. 3 della Costituzione. Il principio di eguaglianza comporta infatti che, se situazioni eguali esigono eguale disciplina, situazioni diverse possono implicare differenti normative. In tale seconda ipotesi, tuttavia, ha decisivo rilievo il livello che l&#8217;ordinamento attribuisce ai valori rispetto ai quali la connotazione di diversità può venire in considerazione.<br />
Nel caso in esame sono fondamentali i valori rispetto ai quali il legislatore ha ritenuto prevalente l&#8217;esigenza di protezione della serenità dello svolgimento delle attività connesse alle cariche in questione.<br />
Alle origini della formazione dello Stato di diritto sta il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione, il cui esercizio, nel nostro ordinamento, sotto più profili è regolato da precetti costituzionali.<br />
L&#8217;automatismo generalizzato della sospensione incide, menomandolo, sul diritto di difesa dell&#8217;imputato, al quale è posta l&#8217;alternativa tra continuare a svolgere l&#8217;alto incarico sotto il peso di un&#8217;imputazione che, in ipotesi, può concernere anche reati gravi e particolarmente infamanti, oppure dimettersi dalla carica ricoperta al fine di ottenere, con la continuazione del processo, l&#8217;accertamento giudiziale che egli può ritenere a sé favorevole, rinunciando al godimento di un diritto costituzionalmente garantito (art. 51 Cost.). Ed è appena il caso di osservare che, in considerazione dell&#8217;interesse generale sotteso alle questioni di legittimità costituzionale, è ininfluente l&#8217;atteggiamento difensivo assunto dall&#8217;imputato nella concretezza del giudizio.<br />
Sacrificato è altresì il diritto della parte civile la quale, anche ammessa la possibilità di trasferimento dell&#8217;azione in sede civile, deve soggiacere alla sospensione prevista dal comma 3 dell&#8217;art. 75 del codice di procedura penale.<br />
7. Si è affermato, per sostenere la legittimità costituzionale della legge, che nessun diritto è definitivamente sacrificato, nessun principio costituzionale è per sempre negletto.<br />
La tesi non può essere accolta.<br />
All&#8217;effettività dell&#8217;esercizio della giurisdizione non sono indifferenti i tempi del processo. Ancor prima che fosse espressamente sancito in Costituzione il principio della sua ragionevole durata (art. 111, secondo comma), questa Corte aveva ritenuto che una stasi del processo per un tempo indefinito e indeterminabile vulnerasse il diritto di azione e di difesa (sentenza n. 354 del 1996) e che la possibilità di reiterate sospensioni ledesse il bene costituzionale dell&#8217;efficienza del processo (sentenza n. 353 del 1996).<br />
8. La Corte ritiene che anche sotto altro profilo l&#8217;art. 3 Cost. sia violato dalla norma censurata.<br />
Questa, infatti, accomuna in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti. Né vale invocare, come precedente e termine di comparazione, l&#8217;art. 205 cod.proc.pen. il quale disciplina un aspetto secondario dell&#8217;esercizio della giurisdizione, ossia i luoghi in cui i titolari delle cinque più alte cariche dello Stato possono essere ascoltati come testimoni.<br />
Non è superfluo soggiungere che, mentre vengono fatti salvi gli artt. 90 e 96 Cost., nulla viene detto a proposito del secondo comma dell&#8217;art. 3 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, che ha esteso a tutti i giudici della Corte costituzionale il godimento dell&#8217;immunità accordata nel secondo comma dell&#8217;art. 68 Cost. ai membri delle due Camere. Ne consegue che si riscontrano nella norma impugnata anche gravi elementi di intrinseca irragionevolezza.<br />
La questione è pertanto fondata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.<br />
Resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale.<br />
9. La disposizione direttamente impugnata si inserisce in un contesto normativo le cui articolazioni, per quanto riguarda i primi due commi - che si riferiscono, rispettivamente, alle due situazioni della non sottoponibilità a processo e della sospensione dei processi eventualmente già in corso - sono dirette alla medesima, sostanziale finalità, hanno lo stesso ambito soggettivo di applicazione ed entrano in contrasto con gli stessi precetti costituzionali. Pertanto, in via conseguenziale ai sensi dell&#8217;art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, la dichiarazione di illegittimità costituzionale deve estendersi anche ai commi 1 e 3, non direttamente impugnati, dell&#8217;art. 1 della legge n. 140 del 2003: al comma 1 per le ragioni appena dette, ed al comma 3, concernente la sospensione della prescrizione per il tempo di applicazione delle misure di cui ai primi due commi, perché lo stesso, caducati i precedenti, non ha alcuna autonomia applicativa.<br />
PER QUESTI MOTIVI<br />
LA CORTE COSTITUZIONALE<br />
riservata a separata decisione la questione di legittimità costituzionale dell&#8217;art. 110, quinto comma, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario), sollevata dal Tribunale di Milano con l&#8217;ordinanza in epigrafe;<br />
dichiara l&#8217;illegittimità costituzionale dell&#8217;art. 1, comma 2, della legge 20 giugno 2003, n.140 (Disposizioni per l&#8217;attuazione dell&#8217;art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato);<br />
dichiara, ai sensi dell&#8217;art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l&#8217;illegittimità costituzionale dell&#8217;art. 1, commi 1 e 3, della predetta legge n. 140 del 2003.<br />
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 gennaio 2004. </p>
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		<title>Earl Boykins!</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 11:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sfumato Will Bynum, quando sembrava certa la riconferma del non più giovanissimo Travis Best, la Virtus ha piazzato un colpaccio, firmando Earl Boykins.

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sfumato Will Bynum, quando sembrava certa la riconferma del non più giovanissimo Travis Best, la Virtus ha piazzato un colpaccio, firmando Earl Boykins.</p>
<p><img alt="" src="http://www.emich.edu/focus_emu/071205/071205_images/Earl-BoykinsWeb.jpg" class="aligncenter" width="324" height="485" /></p>
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		<title>Ricevo e, volentieri, pubblico.</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 16:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sandrozagatti</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dal post &#8220;Caro Galli Della Loggia&#8221; copio e incollo questo intervento di Delia Garofano.

***
La cultura come risorsa:
una risposta (precaria) a Ernesto Galli della Loggia
«Servono a qualcosa, al governo Berlusconi, i ministeri dell’Istruzione e della Cultura?».
Con questa (allarmata) domanda, professor Della Loggia, Lei iniziava il Suo intervento La cultura come risorsa pubblicato dal «Corriere della Sera» [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dal post &#8220;Caro Galli Della Loggia&#8221; copio e incollo questo intervento di Delia Garofano.</p>
<p><span id="more-278"></span></p>
<p>***</p>
<p>La cultura come risorsa:<br />
una risposta (precaria) a Ernesto Galli della Loggia<br />
«Servono a qualcosa, al governo Berlusconi, i ministeri dell’Istruzione e della Cultura?».<br />
Con questa (allarmata) domanda, professor Della Loggia, Lei iniziava il Suo intervento La cultura come risorsa pubblicato dal «Corriere della Sera» dello scorso 22 luglio, poi commentato dal neo-ministro della Cultura Sandro Bondi e del suo corrispettivo-ombra Vincenzo Cerami.<br />
Ho troppa stima di Lei (e spero anche abbastanza intelligenza) per capire che quel Suo scritto – cautelosissimo e dai toni accorati – doveva avere come fine quello di tentare di risvegliare la classe politica attualmente al governo dell’Italia dalla follia dei tagli omicidi approntati in Finanziaria per la Scuola, l’Università e la Ricerca.<br />
Ciò che però mi riesce difficile (anzi impossibile) capire del Suo scritto sono – oltre alla scelta del governo come destinatario - i presupposti e i concetti su cui si fonda. Proverò a spiegare perché.<br />
La Sua domanda «servono a qualcosa, al governo Berlusconi, i ministeri dell’Istruzione e della Cultura?» non è, come Lei paventa, «paradossale», ma – evidentemente – assurda e insieme retorica.<br />
È assurda perché la cultura – quando c’è, quando vive – non ha bisogno di alcun patrocinio della propria irriducibile necessità. E un Paese che è costretto a porsi una domanda come questa sulle pagine del suo quotidiano più letto sta già fornendo, mi sembra, la più esplicita e inequivocabile delle risposte possibili.<br />
Ma la Sua domanda è anche retorica, poiché viene rivolta a chi detiene oggi il potere in Italia, come se la necessità – effettivamente contingente nell’Italia di oggi - di domandarsi «la cultura serve?» non affondasse le sue radici proprio nel tenore (nonché nelle intenzioni, dichiarate o taciute) della visione del mondo e delle finalità politiche di chi detiene oggi il potere in Italia.<br />
Ciò che però trovo francamente offensivo nel Suo intervento è il mondo in cui Lei guarda (o forse vede) il Paese, attribuendone lo sfascio a una presunta, mortale «inerzia» degli Italiani.<br />
Le chiedo: siamo proprio sicuri che sia una colpa del Paese – e non, come sembra invece evidente, di chi lo ha dissennatamente governato sin qui – se siamo oggi costretti (e ridotti) a porci domande assurde e retoriche?<br />
Soprattutto, siamo sicuri che il fatto (innegabile) che da quindici anni in Italia non cresca non solo il reddito reale medio, ma qualunque cosa sia viva e pulita sia imputabile a ciò che Lei chiama «il venir meno di un’energia interiore, il perdersi del senso e delle ragioni del nostro stare insieme come Paese, delle speranze che dovrebbero tenere legato il primo alle seconde», e non sia invece l’effetto – calcolato e inevitabile – della grande truffa perpetrata ai danni di questo Paese da chi ha attuato ogni mezzo (lecito ed illecito) perché «l’energia interiore» si spegnesse, «il senso e le ragioni del nostro stare insieme come Paese» si perdessero e ogni speranza morisse assassinata?<br />
Non so in quale Italia Lei viva, ma è certo un’Italia molto diversa da quella in cui vivo e ho vissuto io. In questi ultimi quindici anni intorno a me (e alle persone come me, che sono milioni) io non ho visto alcun «lento ripiegare su noi stessi», né alcuna «incertezza che ci ha fatto deporre progressivamente ogni ambizione, ogni progetto».<br />
Ciò che ho visto (e vissuto) io, al contrario, è un impegno senza precedenti – profuso con entusiasmo e coraggio anche e soprattutto dalla mia generazione - che rende oggi intollerabile a tutti coloro che lo hanno profuso (e, ripeto, sono milioni) l’idea che esso si sia rivelato inane perché sistematicamente annientato nei suoi risultati, contro ogni logica e ogni senso di responsabilità, da qualcuno che così ha voluto.<br />
A differenza di Lei, cioè, io non vedo da quindici anni intorno a me un Paese «inerte», ma – semmai – la parte attiva e «non inerte» di questo Paese sottoposta ad un massacro psicologico (prima e oltre che economico) e a una ghettizzazione – rimozione? – che non ha precedenti nella storia: non di «questa piccola penisola mediterranea» che fu fino a ieri «al centro dell’attenzione del mondo», ma, appunto, in tutta la storia del mondo. Quel mondo – grandissimo - che sta al di fuori di «questa piccola penisola mediterranea» e che, nel frattempo, non si è ostinato a difendere con furore e contro il proprio futuro i privilegi acquisiti (e quasi sempre immeritati, oltre che eccessivi) di una sola parte di sé. Quella di una classe (politica, ma anche generazionale) che, con l’ardire di opporsi nientemeno che alle leggi di natura, si è resa inamovibile e che aspirerebbe ad essere (anzi ormai sembra ritenersi) sempiterna.<br />
E poi Lei si domanda, caro Professore, come mai siamo un «Paese stagnante» da quindici anni? Provi a rileggere la Sua risposta alla domanda che Lei stesso, non senza una certa arditezza, si pone: forse lo capirà.<br />
Io, per me, sono una ricercatrice universitaria e da più di dieci anni insegno a scuola e all’Università. Per pure ragioni anagrafiche, che in nessun modo concernono i miei titoli, le mie competenze e il mio impegno, sono, come milioni di persone, una precaria: vuol dire che da più di dieci anni svolgo la mia professione a tutti gli effetti senza nessuna «inerzia», ma socialmente (ed economicamente) non esisto.<br />
Ciò – tradotto in termini concreti – significa che mi sono stati regolarmente negati non solo tutti i diritti che mi sarebbero spettati in virtù dei miei titoli, delle mie competenze e del mio impegno, ma – in un crescendo che è giunto infine all’epilogo – persino i più elementari diritti di individuo.<br />
Sono per questo, come tutti coloro che si trovano nelle mie condizioni, un’«inerte»?<br />
Piuttosto – mi sembra innegabile – sono (purtroppo non sola) la vittima di quindici anni di folle dissennatezza e immorale paralisi governativa, cui ultimamente pare essersi sostituita, con esiti davvero poco incoraggianti, la tendenza attivistica al libero sfascio.<br />
Alla medesima dissennatezza e «inerzia» va ascritto – è indubitabile – l’increscioso fatto che il mio lavoro (cresciuto negli anni in quantità e quantità) sia stato (quando e se retribuito) economicamente quantificato in maniera a dir poco umiliante.<br />
È così un dato di fatto che il mio reddito – fattore concorrente a definire la «media» di quello nazionale – sia cresciuto (ammetterà in modo un po’ bizzarro) in senso inversamente proporzionale alla crescita del suo reale coefficiente di produttività.<br />
Poiché intorno a me ho visto negli ultimi quindici anni un’Italia non solo «non inerte», ma quanto mai attiva – prima con entusiasmo e speranza, ora semplicemente per necessità e per bisogno, talvolta per disperazione -, mi chiedo (e Le chiedo) se non sia lecito pensare che il Paese sia stato frodato negli ultimi quindici anni in modi e misure che non hanno precedenti. E che prima o poi – credo presto – questo Paese presenterà il conto a chi quella truffa ha organizzato e perpetrato, non so se con maggiore follia, corruzione o insipienza.<br />
«Retorica a parte» recitava il Suo intervento «la destra italiana pensa […] che al suo programma e alla sua identità l’Istruzione e la Cultura possano contribuire in qualche modo o no? Ritiene che Istruzione e Cultura abbiano un qualche rilievo strategico nel futuro del Paese oppure no?». Mi sembra evidente che la scelta di accorpare il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero dell’Istruzione, come previsto dall’attuale governo al suo insediamento, sia di per se stessa una risposta eloquente alla domanda. Altrettanto eloquente mi sembra la decisione, presa dall’attuale governo cui Lei rivolge il Suo appello accorato e amletici interrogativi, di assegnare tale Ministero unico a Mariastella Gelmini che, in appena tre mesi, ha legiferato abbastanza da compromettere definitivamente ogni futuro possibile di scuola, Università e Ricerca attraverso il DL 112 del 25/06/08, fintamente ritoccato (dopo l’inevitabili e universa constatazione che si tratta di un intervento omicida e suicida) dall’altrettanto pasticciato provvedimento di conversione AS 949. Della cui legittimità e opportunità «strategica» mi pare accertino la decisione del governo di apporvi la fiducia e di farlo approvare alla chetichella dalla Camera il 24 luglio senza che nessuno dei mezzi di «informazione» si prendesse il disturbo di informarcene.<br />
I fatti confermano, insomma, il sospetto da Lei avanzato, Professor Della Loggia, che – posta alla guida di settori altrimenti riconosciuti come «strategici», oltre che da tutti i Paesi civili del mondo, dalla semplice evidenza della realtà – il Ministro Gelmini non solo «non sospetti neppure l’ascolto che potrebbe ottenere» parlando alla Nazione di Sapere, Bellezza e Passato, ma, anche volendolo, assai difficilmente potrebbe «mettere il Sapere, il Passato e la Bellezza al centro» di un suo «alto discorso politico rivolto al futuro della collettività nazionale».<br />
Come vede, caro Professore, la risposta alla domanda che Lei pone non è affatto «difficile». È, anzi, di una rara facilità.<br />
Non c’è dubbio che, come Lei scrive, «l’inerzia italiana non è nella sostanza economica» e che il Paese sia afflitto dalla paralisi («da anni siamo fermi, non facciamo, non creiamo, non costruiamo nulla d’importante, così come non risolviamo nessuno dei problemi che ci affliggono»). Ma – Le chiedo – non sarà forse che «l’invecchiamento di una popolazione che da anni non cresce» non sia invece l’esito inevitabile dell’«invecchiamento» di chi pretende di governare questo Paese in eterno, occupandone – nonché la stanza dei bottoni – le infinite camerette e camarille?<br />
«L’inerzia» - per dire altrimenti – non sarà nell’occhio che guarda anziché nella realtà – vivissima ma tragicamente paralizzata – che dinnanzi a quell’occhio appannato si distende così nebulosamente da risultare indecifrabile?<br />
Io ci sono, Professore, anche se Lei non mi vede. Ci sono e ci sono sempre stata in tutti questi ultimi quindici anni: attivissima, e viva più che mai, Le assicuro.<br />
C’ero, in questi quindici anni, a fare ricerca e a lavorare senza alcuna «inerzia» benché pagata con «borse di studio» che non mi bastavano nemmeno, nonché a fare ricerca, a vivere.<br />
C’ero e ci sono anche adesso, seppure – a riconoscimento di quindici anni di lavoro – non bastasse il precariato subìto, mi si condanni a un «precariato a vita».<br />
C’ero e ci sono ancora, come c’erano (e spero ancora ci siano) tutti coloro che ogni mattina - sfidando riforme su riforme della Scuola, dell’Università e della Ricerca schizofreniche, ma comunque dannose e coerenti nei tagli sempre più drastici – si sono fatti carico di non far morire, nonostante tutto, il Passato, il Sapere, la Bellezza.<br />
Nonostante tutto – nonostante Voi? – noi non siamo morti, per fortuna.<br />
Ecco perché non c’è alcun bisogno di crearci oggi, come sembrerebbe Sua intenzione, in laboratorio (ne resterà in piedi qualcuno, magari anche libero dai potentati?), né di produrci oggi (frettolosamente e magari in serie) ripescando qualche incalco nel frattempo mandato in rovina per incuria, in una tardiva resipiscenza vitalistica persino più forte dell’irrinunciabilità dei Vostri privilegi. Né di riesumarci da un’«inerzia» nella quale noi – noi no – non siamo mai caduti.<br />
In tutti questi ultimi quindici anni, in cui Lei si è visto circondato solo da «inerzia», intorno a me c’erano milioni e milioni di Italiani, che – anche se per professione non si occupano di mantenere vivi il Passato, il Sapere, la Bellezza - sono tutto fuorché «inerti».<br />
Noi c’eravamo e ci siamo, Professor Della Loggia. Voi – piuttosto – dove eravate? Ci siete?<br />
È indubbio, come Lei scrive, che «il Paese non ha più né un baricentro né una meta. Ed è la sensazione che nel frattempo le differenze sociali, culturali e quindi geografiche tra le varie parti della penisola si stanno approfondendo; che tutti i legami vanno allentandosi: tra le persone come all’interno delle famiglie e con le istituzioni. È la percezione impalpabile che ci stiamo allontanando pian piano dal centro della corrente: come se la storia contrastata ma viva, fertile e felice, della Prima Repubblica fosse giunta al capolinea, e non riuscisse a cominciarne nessun’altra». Però io credo che al verbo «riuscire» si debba sostituire nel Suo discorso il verbo «volere».<br />
È indubbio, come Lei scrive, che a un Paese così (ridotto) «è necessaria una scossa» per «riprendere il filo della sua vicenda in quanto nazione, riscoprire il senso e le molte vocazioni della sua identità, riacquistare in questo modo fiducia in se stessa». Ma – appunto – è altrettanto indubbio che questo Paese è paralizzato da quindici anni da una politica che profonde ogni propria energia ad impedire questa «scossa». E ciò non, come suppone Lei, per «una singolare timidezza/indifferenza a muoversi sul terreno delle questioni ideali», dato che – per muoversi nelle questioni non-ideali – non mostra timidezza/indifferenza alcuna.<br />
In questi quindici anni io c’ero, Professore. E intorno a me non ho visto alcuna «inerzia», ma soltanto milioni di persone (un «Paese», appunto) condannato a morte dalla sua deprimente rappresentanza (rappresentanza?) politica e dai suoi potentati.<br />
Ecco perché non voglio che questo mio Paese vada, come Lei pensa, «rianimato», ma lasciato libero di vivere e di respirare il respiro della libertà.<br />
Creda a me, che non sono ancora così «invecchiata», nonostante la vita d’inferno che mi è stata imposta negli ultimi quindici anni senza che potessi difendermene, in un’Italia molto diversa da quella in cui – evidentemente – ha vissuto Lei: un Paese vivo non ha alcun bisogno di «attaccarsi» al suo glorioso Passato di Sapere e Bellezza.<br />
«Attaccarsi» evoca l’atto di nutrimento del parassita. A me piace di più il verbo «alimentarsi». Ecco perché credo che l’Italia, per essere viva e non limitarsi solo a sembrarlo, abbia bisogno di «alimentarsi» dell’energia e della forza di chi – a dispetto di chi lo ha governato e lo governa facendo di tutto per disperdere ogni Passato, ogni autentica «identità e ogni fiducia» – il Sapere e la Bellezza ha continuato a coltivarli ogni giorno, guardando, oltre che al Passato, al Futuro.<br />
Credo che per tornare ad essere un Paese che respira e «sa trovare le parole, le immagini e le idee giuste», l’Italia abbia bisogno di realizzare quel sempre rinviato ricambio generazionale indotto dal merito e non dalle sostituzioni strategiche impartite dall’alto, di cui da troppi anni si blatera e che le scelte della destra al governo, in curioso contrasto ai proclami, definitivamente accantonano.<br />
Credo che per poter degnamente tornare a parlare di passato, di bellezza e di sapere l’Italia non abbia bisogno di proclami, ma di ascoltare la voce (senza propensione alle maiuscole) di coloro che hanno continuato a coltivare il passato, la bellezza e il sapere a dispetto del dissennato massacro esercitato ai loro danni e ai danni del Passato, della Bellezza e del Sapere ad opera di Ministri dell’Università e della Ricerca e dell’Istruzione che pensano (?) al sapere come a un prodotto seriale d’industria e ad una merce da svendere al migliore offerente.<br />
Io - non so Lei - credo solo in coloro che non si sono arresi mai: a dispetto di t