Incostituzionalità del processo breve.

Novembre 20, 2009

Il disegno di legge sul cosiddetto processo breve è reperibile a questo indirizzo URL:

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00444659.pdf

E’ comunque preferibile attingere alle sintesi, per esempio questa:

http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_7615.asp

Si tratta di una legge a mio parere incostituzionale in quanto vìola il principio di uguaglianza davanti alla legge.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

A solo titolo di esempio sottolineo solamente qualche punto. E’ evidente che laddove la legge prevede l’applicazione dell’estinzione del processo in base ai precedenti penali del reo, essa discrimina il trattamento penale dell’imputato e della persona offesa in ragione della condizione personale del primo: se esso è incensurato si applica la legge sul processo breve (e quindi si disapplica di fatto la legge penale), se invece è pregiudicato no. Se una persona resta vittima di una truffa, come si può ragionevolmente spiegare – senza violare la logica ed il naturale senso di equità che sottende all’articolo 3 – che il suo diritto ad avere riparazione del danno dipende dall’essere il truffatore incensurato o meno?

Anche l’applicazione differenziale per tipologia di reato viola l’articolo 3. Nel nostro ordinamento (come in quasi tutti quelli avanzati, peraltro) la procedura penale è la stessa (salvo rarissime eccezioni) per qualsiasi tipo di reato. La ragione è semplice. Il processo penale (e quindi il codice di procedura che lo regolamenta) ha una funzione primaria: impedire che venga condannato un innocente, ovvero che una persona venga condannata per un delitto più grave di quello effettivamente commesso. Soggettivamente, dal punto di vista dell’imputato innocente, poco rileva la gravità del fatto contestato, poiché accusare e condannare un innocente è un sopruso intollerabile anche se il reato e la pena sono lievi. Per tale ragione le garanzie processuali sono le medesime per tutti, e non esiste una loro gradazione in base alla gravità del fatto contestato; quindi ogni norma procedurale che discrimina fra reato e reato è tendenzialmente iniqua e incostituzionale. La maggiore gravità deve riflettersi unicamente sull’entità della pena e non già sulla forma processuale, poiché essa deve rimanere neutra rispetto alle caratteristiche dell’imputato e dei capi di imputazione.

Per rendere evidente la fondatezza di questo argomento, si pensi ad un processo per estorsione a carico di un incensurato. Poiché la pena massima edittale è di dieci anni, il progetto di legge non trova applicazione e pertanto è legittimo attendersi sentenza di primo grado anche ecceduti i due anni previsti dal ddl. Ma supponiamo che, nel corso del dibattimento, emerga che il fatto commesso sia di fattispecie meno grave – per esempio esercizio arbitrario delle proprie ragioni – alla quale si applica il principio del processo breve. Si arriverebbe quindi ad una sentenza di proscioglimento per eccessiva durata anche molto dopo il secondo e ci troveremmo di fronte ad una somma di ingiustizie. Il processo è durato oltre il limite di legge previsto per il reato, con danno per l’imputato che aveva diritto ad essere prosciolto dopo due anni; ma la parte civile è rimasta ugualmente in giudizio (a proprie spese ed in attesa di una riparazione) senza ottenere alcun riscontro poiché si è giunti a proscioglimento.

Per confermare il giudizio di iniquità ed irrazionalità, si pensi ad un reato commesso in concorso da due soggetti di cui solamente uno incensurato. Per esso diverrebbe possibile l’estinzione del reato per eccessiva durata del processo, mentre per il concorrente pregiudicato si andrebbe avanti fino a condanna. Un’ingiustizia, un’assurdità, una boiata pazzesca.

Siamo evidentemente nel terreno (irrazionalità ed irragionevolezza) nel quale si cade inevitabilmente quando si definiscono norme che derogano al principio di generalità e di astrattezza, e l’irrazionalità e l’irragionevolezza delle norme sono state più volte adottate dalla Corte Costituzionale come elementi di incostituzionalità.

A mio modo di vedere il ddl viola anche il proncipio di legalità previsto dai seguenti articoli.

Art. 24

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Scusatemi se sono brutale.

L’articolo 24 dice che Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti soggettivi e interessi legittimi. Non dice tutti possono agire in giudizio per farsi menare per il naso e ridere in faccia per tutta la vita. Perché questo accadrebbe in decine di migliaia di processi che andrebbero in fumo per impossibilità di concludere il dibattimento in tempo utile, con sommo scorno (e spesa inutile) della parte civile (che quasi sempre coincide con la persona offesa o vittima del reato) e massimo giubilo del colpevole. Il principio che si vuole introdurre avrà il solo effetto di moltiplicare gli artifici dilatori delle difese al fine di protrarre il dibattimento, con esito estintivo certo in tutti i processi che presentano una qualche articolazione per via del numero degli imputati, dei testimoni, dei periti, delle parti civili o dei capi di imputazione ovvero per la complessità tecnica per l’accertamento degli stessi. Si pensi ai processi per disastro colposo (e omicidio e/o lesioni colposi) da celebrarsi a L’Aquila per i crolli del terremoto. Le responsabilità penali sono individuabili a mezzo di complesse e vastissime perizie tecniche che devono essere esperite nel corso del dibattimento, poiché gli atti dell’indagine preliminare compiuti dalla procura sono utilizzabili come mezzo di prova e non già come prova. E’ quest’ultimo uno dei possibili strumenti dilatori inaggirabili introdotti nel processo penale come conseguenza dell’inserimento in Costituzione del cosiddetto “giusto processo” (l’ennesimo slogan berlusconiano che nasconde una trappola per la magistratura ed una frode per tutti noi) avvenuto con il colpevole concorso del centrosinistra.

E non posso non ribadire quanto da me già scritto più volte. Al momento di riformare l’art. 111 Cost: (ora detto appunto “giusto processo”) non costava molto aggiungere un semplice comma di questo tenore: “il processo assicura un equo risarcimento alla persona offesa dal reato”. Ma ai sommi giureconsulti che albergano nel nostro Parlamento non è passato nemmeno per la testa. Abituati come sono a frequentare od essere imputati, per loro il processo è una questione privata fra l’indagato/imputato e la magistratura.

I succitati articoli della Costituzione hanno chiara ispirazione garantista, ma, come ben si vede, possono e devono essere interpretati non come vantaggi unilaterali per i colpevoli (così come le leggi volute dal centrodestra berlusconiano) ma anche come obblighi per lo Stato di esercitare la legge penale. Nello spirito dei costituenti il significato del primo comma dell’art. 25 era il seguente. Nessuno può essere sottratto al suo giudice naturale precostituito per legge ed affidato ad altro giudice deciso dal governo. Il pensiero andava ai tribunali speciali voluti per processare gli antifascisti. Ma è evidente che così può rileggersi: nessuno può essere sottratto al suo giudice naturale precostituito per legge e lasciato libero di fare quel c. che gli pare. Perché va detto che questo avverrebbe per quasi tutti gli incensurati imputati di reati per i quali vale il processo breve.

I costituenti, che pure ne avevano viste di tutti i colori, non potevano certo immaginare che una banda di mafiosi e di camorristi si sarebbe impadronita della maggioranza parlamentare, ma tuttavia hanno fissato principi comunque applicabili.

Queste considerazioni si integrano con l’evidente irrazionalità ed irragionevolezza che pervadono il ddl e che, come detto, sono criteri ripetutamente assunti a base del giudizio di incostituzionalità.

Di certo i giudici costituzionali, qualora chiamati a giudicare questa legge (nella sciagurata ipotesi della sua entrata in vigore), non potranno usare gli argomenti ed i termini che ho usato io. Ma sono sicuro che pensano le stesse cose che ho scritto e troveranno il modo per esprimerlo in forma acconcia. D’altronde su questo blog scrissi più volte di essere certo della bocciatura del lodo Alfano e così è stato.


Cronache da Lobotlandia – 1.

Novembre 19, 2009

Ascolto il leghista Cota al tg3 e non riesco a non cambiare canale. A domanda sul “processo breve”, il sottosegretario, al fine di riaffermare la bontà della legge, sostiene che “un cittadino ha diritto ad essere processato e condannato o assolto in un tempo ragionevole”.

La naturalezza con la quale questo argomento viene reiterato mostra come la nostra classe politica, nel momento in cui affronta il tema della giustizia, applica ormai automaticamente l’equazione “cittadino=imputato”. La compenetrazione fra politici e delinquenti è ormai talmente irrisolvibile che per i nostri rappresentanti i diritti del soggetto processuale denominato “persona offesa” (più comunemente vittima) che quasi sempre coincide con la parte civile nel processo, non esistono.

L’eccessiva durata del processo danneggia  l’imputato (forse, perchè io non ho mai sentito dire di un colpevole frettoloso di sentirsi condannare), ma non certo quando le lungaggini dipendono dalla strategie difensive da lui adottato. Al contrario danneggia sempre e sicuramente la vittima, sia che essa dipenda dalle carenze strutturali del Tribunale, dalle strategie della difesa o dalla neghittosità dei magistrati e del personale giudiziario ausiliario.

Ma di ciò nessuno si cura e si arriva ad accettare l’idea che un cittadino danneggiato da un reato debba subire, oltre all’offesa di una durata eccessiva del procedimento (ben superiore ai sei anni anche quando sarà in vigore la legge in oggetto per via dei tempi morti fra i diversi gradi di giudizio), la beffa di una sentenza di proscioglimento per eccessiva durata di una singola fase processuale, con grande gioia del colpevole che può deriderlo per tutta la vita, godendosi i vantaggi del reato commesso.

Ma nemmeno i membri della cosiddetta opposizione sembrano rendersene conto, né i giornalisti non allineati. Ci si concentra solo su Berlusconi e sul fatto che si tratterebbe di una legge ad personam. In realtà è una legge contro tutti noi, ma soprattutto contro le vittime dei reati. Cittadini ormai di serie B, anzi C, anzi Z.


Processi brevi.

Novembre 11, 2009

Leggo che il “lodo Fini-Ghedini” sul processo breve prevederebbe dei limiti di tempo per la celebrazione dei diversi gradi di giudizio: tre anni per il processo di primo grado, due anni per quello di appello, uno per il giudizio di Cassazione. Rifletto: ma cosa è il processo di primo grado? Quella parte di procedimento che va dall’udienza preliminare (o dalla prima udienza di apertura del dibattimento) fino alla sentenza del Truibunale.  Analogamente il processo di appello è la parte di procedimento che va dalla prima udienza in corte di appello alla sentenza di secondo grado. Però va detta una cosa: il procedimento penale comincia con l’iscrizione del reato nell’apposito registro (registro delle notizie di reato) e prosegue con l’indagine preliminare, che può durare fino a due anni, salvo proroghe. Ma il processo di primo grado non inizia automaticamente al momento della chiusura dell’indagine preliminare, poichè gli atti vanno notificati alle parti provate (imputati e persone offese) e perchè  il Tribunale, avendo da smaltire enormi arretrati, mette in coda il fascicolo finchè non si trova un buco. In realtà fra la fine delle indagini e l’inizio del primo grado passano uno, due o anche tre anni. Lo stesso accade fra la fine del primo grado e l’inizio dell’appello e fra la sentenza d’appello e giudizio di cassazione. Quindi limitare la durata dei singoli “tranci” processuali non garantisce affatto la speditezza del procedimento complessivo. Insomma stiamo parlando di vaccate belle e buone. Vaccate, solo vaccate!

 


Ma quali sentieri? Ma quali pensieri?

Novembre 11, 2009

Da diversi giorni non scrivo sul blog. Ogni tanto ripeto a me stesso di commentare almeno le ultime novità in materia di giustizia. Ovvero le proposte di legge sul “processo breve” e sul ritorno all’immunità parlamentare. Ma cosa volete mai che scriva? Cosa volete mai che pensi? Come è già stato scritto da autorevoli commentatori, le proposte sono degli insulti al buone senso, prima ancora che delle vittime dei reati, soggetti della cui esistenza i nostri politici si sono improvvisamente accorti.

Non sto nemmeno a ripetermi: non ci sono nè sentieri nè pensieri da riferire. Solo insulti e bestemmie.  Ecco, forse dovrei aprire un nuovo blog “Insulti e Bestemmie” più idoneo alla temperie politica e culturale che stiamo vivendo.

A presto.


Ho deciso.

Ottobre 23, 2009

Domenica prossima andrò al gazebo del pd, verserò i due euro, e deporrò scheda bianca nell’urna per l’elezione del segretario nazionale.

Non voglio tediarvi, dico solo due parole per spiegare le ragioni di questa scelta.

E’ fuori discussione che nel momento in cui viviamo è necessario dare un segnale chiaro alla maggioranza di governo, ma soprattutto a noi stessi, che non tolleriamo lo scempio della Repubblica che si sta facendo da Palazzo Chigi-Palazzo Grazioli. Manifestare il nostro sostegno al principale partito di opposizione è doveroso.

Cionondimeno non mi sento di manifestare, simultaneamente, adesione ad un partito che ha gravissime responsabilità per la situazione che vive l’Italia. A chi obietta che il pd esiste da soli due anni rispondo che il punto sta proprio qui: nominalmente è così, ma i dirigenti sono al potere (partitico e politico) da svariati lustri.

Il vizio di fondo del partito democratico sta proprio alla sua origine: è l’unico partito che ha scelto i propri dirigenti prima di nascere, e ciò determina la sua cronica incapacità di attrarre consenso. Non a caso nelle parole dei candidati segretari sento solo parlare di “recupero” degli elettori delusi, e non già di conquista di nuovi sostenitori.

Aggiungo che la presentazione di liste bloccate per l’elezione delle convenzioni nazionali e regionali accresce la mia rabbia (si strepita contro la legge Calderoli perché non prevede le preferenze ma non si ha il coraggio di introdurle nemmeno nelle primarie) così come la buffonata delle quote rosa. Due risvolti che, di per sé, mi indurrebbero a non votare affatto.

L’unico modo per manifestare il mio disagio per un partito nel quale ripongo aspettative ma che ritengo del tutto inadeguato al suo compito storico è di votare scheda bianca, e così farò.

In molti sostengono che Ignazio Marino dovrebbe rappresentare il cambiamento ai ceti dirigenti dei partiti cofondatori, e che pertanto va preferito a Franceschini ed a Bersani. Un discorso che ho sentito fare anche in favore  dei “piombini” come Civati o per l’astro nascente Serracchiani, campioni del rinnovamento del partito contrapposti all’apparato, appunto. Sarà, ma non posso fare a meno di osservare che questo terribile apparato stritolatore non ha impedito a Marino di diventare (giovanissimo) senatore della repubblica, a Serracchiani e a Civati di diventare parlamentare europea e consigliere regionale. In altre parole la presunta cesura mi pare più proclamata che reale, e va sottolineato che la capacità di costoro di conquistare consensi al di fuori del recinto del pd è tutta da dimostrare.

In attesa quindi che il pd capisca che la vera rifondazione passa per un vero dibattito nel paese e per una vera apertura alla società civile (formula abusata, ma tutt’altro che vuota), e non nelle stanze e nelle stanzette dove i dirigenti ed i sottodirigenti discutono di poltrone e di poltroncine, porterò i miei due euro per deporre la scheda bianca. Amen.


Incostituzionalità del lodo Alfano/2.

Ottobre 7, 2009

Fra le tante sciocchezze che circolano in queste ore (Di Pietro e Berlusconi avanti a tutti di svariate lunghezze) ho sentito anche una cosa con qualche elemento di verità: la Corte ha smentito se stessa.

E ciò perchè, secondo gli estensori, il lodo Alfano sarebbe stato scritto apportando al suo antesignano lodo Schifani le modifiche indicate dalla sentenza della Corte che lo dichiarò incostituzionale. Scrissi qui che la Corte usò con il lodo Schifani la mano di velluto, apprezzandone lo spirito ispiratore ma bocciandolo per questioni, per così dire, secondarie. Probabilmente i giudici dell’epoca non potevano immaginare che una maggioranza parlamentare potesse essere così sfrontata da ripresentare in fotocopia una legge già bocciata. Per tale motivo i giuristi del Cavaliere trovarono gli spiragli per riproporre l’immunità per le alte cariche. E allora (faccio un’ipotesi, perchè si dovranno attendere le motivazioni) la Corte ha voluto probabilmente stabilire senza esitazioni due cose: 1) l’articolo 3 della Costituzione stabilisce un principio fondamentale, non è stato scritto per ragioni estetiche; 2) riproporre una legge già giudicata incostituzionale non è cosa gradita ai giudici supremi. Insomma, ci avete rotto le scatole con i vostri intrighi e col vostro diritto infantile, improvvisato e farlocco.

Per inciso, a difendere questo lodo Alfano c’era l’immancabile avvocato Pecorella, già autore della incostituzionale “legge Pecorella” sull’inappellabilità delle sentenze da parte del Procuratore Generale e già candidato a far parte della stessa Corte.  Complimenti.

E comunque una cosa si può dire: Napolitano avrebbe dovuto rifiutarsi di firmare in prima istanza la legge Alfano. Essendo la copia di un testo già bocciato, poteva permetterselo e obbligare la maggioranza a riproporlo forzosamente. Tante delle critiche che si fanno al Capo dello Stato sono immotivate, infondate ed inopportune. Ma su questo punto fu troppo filogovernativo, anche perchè, forse, si era ad inizio legislatura, in piena “luna di miele” fra premier ed elettorato.


La piazza contro un giudice.

Ottobre 5, 2009

La pellicola “Il caimano” si chiudeva con le immagini allusive di una rivolta di piazza dei seguaci del presidente del consiglio in carica contro il tribunale che aveva appena emesso una sentenza di condanna nei suoi confronti. Una scena lugubre ed inquietante, che tutti noi abbiamo tentato di esorcizzare.

Ma in questo autunno 2009 la premonizione morettiana sembra materializzarsi sotto forma di una evocata manifestazione di piazza contro la sentenza del tribunale di Milano (sezione civile) che ha condannato la Fininvest a risarcire con 750 milioni di euro il danno patito dalla Cir di De Benedetti in conseguenza della corruzione giudiziaria che fruttò al Cavaliere il controllo della Mondadori.

E qui una prima riflessione si impone. La causa civile appena conclusa (in primo grado) non ha stabilito le responsabilità delle persone coinvolte, ma ha solamente quantificato il danno. Le responsabilità furono accertate dal tribunale penale che condannò Previti come corruttore ed il giudice Metta come corrotto. Silvio Berlusconi fu prosciolto per intervenuta prescrizione dalla Corte d’Appello di Milano e per questo cantò vittoria: “assolto”; “dimostrata la persecuzione giudiziaria della procura…”, “finalmente provata la mia innocenza!..” e via di questo passo. Ora: è una ben strana razza di innocente quello che viene condannato a pagare alla vittima millecinquecento miliardi di lire.  Basterebbe questo a sbugiardare il Cavaliere su quella che è stata la sua linea in materia giudiziaria. Neppure le bugie sulle frequentazioni femminili superano il livello di menzogna raggiunto da Berlusconi sui suoi processi al tribunale di Milano. Dovrebbe ora essere evidente a tutti che il suo impero economico riposa sul crimine, in questo caso la corruzione giudiziaria.

E capisco anche il suo nervosismo, perché millecinquecento miliardi di lire liquidi, sull’unghia, non sono una bazzecola, e possono mettere in difficoltà anche un gruppo come il suo, senza contare che si tratta dei soli danni patrimoniali. La quantificazione dei danni non patrimoniali è stata rimessa ad altra causa che dovrà iniziare ora.

Senza dubbio Fininvest chiederà la sospensiva e leggo che “presumibilmente, vista l’entità dell’importo, la corte d’appello la concederà” (Il Fatto). Sarà, ma un simile argomento potrebbe anche essere ribaltato: considerato che De Benedetti fu scippato illegalmente della Mondadori nel 1991, ed avendo dovuto sottostare ad un calvario giudiziario durato quasi dieci anni per vedere riconosciuta (almeno in parte) la verità, la corresponsione del risarcimento dovrebbe essere disposta senza indugio.

Ma il punto non è qui: la spregiudicatezza di Berlusconi e dei suoi non si fa scrupoli di chiamare in piazza il Popolo delle Libertà contro una sentenza (per di più di natura civile), un episodio mai accaduto. Mai si sono viste manifestazioni di piazza contro decisioni dei giudici. Pure in un paese come il nostro, insofferente alla giurisdizione, dove il concetto di “legalità” viene largamente evocato ma scarsamente praticato, non si era mai arrivati a tanto. Processi in televisione ne abbiamo visti, in piazza mai.


Seicentomila miliardi di lire.

Ottobre 3, 2009

E’ l’equivalente nella nostra vecchia valuta dei capitali detenuti all’estero da italiani, secondo le stime del governo e che esso intende far rientrare con lo scudo fiscale appena approvato dal Parlamento. Un patrimonio pari ad un quinto del debito pubblico nazionale.

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La sentenza Mills.

Settembre 25, 2009

Salvo questo articolo da “Il Fatto Quotidiano” di oggi.

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Senza memoria.

Settembre 16, 2009

Dopo l’ignominiosa puntata di ieri sera di Porta a Porta, leggo articoli sull’immagine appannata del premier. Tutti i commentatori non allineati al capo del governo indugiano a definire un Berlusconi in affanno ed in crisi, presagendo lo svanire del suo proclamato consenso come un fatto epocale dopo lustri di dominio incontrastato della politica e della comunicazione.

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11 domande sull’11 settembre.

Settembre 12, 2009

Undici domande rivolte ad un cittadino statunitense a caso, facciamo Barack Obama.

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L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

Settembre 10, 2009

Non sono uno che ama le manifestazioni. Ed in effetti non sono mai andato ad un corteo in vita mia. Non critico né esalto chi lo fa, semplicemente sono iniziative inconciliabili con il mio carattere. O forse sono solo un infingardo, un timido, un pavido, un menefreghista. Non lo so.

Tuttavia quando Salvatore Borsellino ha annunciato sulla sua bacheca che avrebbe organizzato per il 26 settembre a Roma una replica della manifestazione “Agenda Rossa” tenutasi a Palermo il 19 luglio scorso, non ho indugiato a dare la mia adesione e ci sarò.

Molti amici di facebook sanno che si terrà, ma non tutti ne conoscono il significato.

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Mavalà.

Settembre 5, 2009

Il facilismo (copyright Indro Montanelli)  non è solo una caratteristica del berlusconismo. Leggo troppo spesso che la vera grande colpa del centrosinistra sarebbe stata quella di aver varato una legge sul conflitto di interessi. Da lì – secondo una vulgata comune – discenderebbero tutti i guai del paese. Mavalà, mi viene da rispondere.

Supponiamo che nel corso della legislatura 1996-2001 la maggioranza avesse votato una “ferrea legge sul conflitto di interessi” (come usa dire oggi) che rendesse incompatibili le cariche di governo con la titolarità, in senso lato, di concessioni pubbliche, in modo da rendere inaccessibile a Berlusconi la presidenza del consiglio.

Che sarebbe accaduto? Niente di particolare. Il Cavaliere avrebbe comunque vinto le elezioni del 2001 ed avrebbe fatto nominare presidente del consiglio, che so, Gianni Letta, per il tempo necessario (un mesetto) a modificare un comma della ferrea legge sul conflitto di interessi (basta un Ghedini o un Ghedoni che trovi il cavillo) in modo da eliminare l’incompatibilità. Quindi si sarebbe insediato e tutto sarebbe andato come sappiamo.

I problemi sono ben altri.


Ho fatto un sogno.

Settembre 1, 2009

Ho fatto un sogno. Ho sognato il congresso del pd.

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E parla Genchi.

Luglio 26, 2009

di Claudia Fusani – 26 luglio 2009
Tratto da: l’Unità

Genchi: «Ancora indizi utili»
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Parla l’avvocato di Riina.

Luglio 26, 2009

E’ il momento di leggere e non di scrivere. Quindi copio e incollo da antimafiaduemila.

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Una speranza di arrivare alla verità?

Luglio 17, 2009

Repubblica.it di oggi ci informa della riapertura delle indagini (in realtà mai chiuse, ma la notizia va comunque salutata con favore) sugli attentati mafiosi del 1992 (Capaci e via d’Amelio) e del 1993 (via Georgofili a Firenze, via Fauro, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, via Palestro a Milano). Fatti per i quali sono stati condannati gli esecutori ed i mandanti “interni” a Cosa Nostra ma non i mandanti “esterni” od “occulti” la cui esistenza (ma non l’identità) è asserita nelle sentenze definitive che hanno inflitto svariati ergastoli ai componenti della Cupola.

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Riaperte le indagini sulle stragi del 1992 e del 1993.

Luglio 17, 2009

Per mia memoria, prima che sparisca. Da repubblica.it.

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La congiura.

Luglio 15, 2009

E’ stato lo stesso Silvio Berlusconi a parlare di un complotto ai suoi danni, ma non e’ dato sapere quanto ci sia di vero. Certo e’ che da tempo si rincorrono voci secondo cui sarebbero in molti a muoversi contro il Cavaliere, e non dalle parti dell’opposizione parlamentare. In tanti sospettano che le foto compromettenti di Villa Certosa siano opera dei servizi segreti e non di un paparazzo qualunque, in molti dubitano che una escort qualsiasi possa entrare nella camera da letto del Capo del Governo con registratore e videocamera. La stampa internazionale ed il Vaticano non mancano di lanciare segnali ostili, piu’ o meno espliciti, ogni giorno.

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Parla Massimo Ciancimino.

Luglio 15, 2009

Copio e incollo da repubblica.it prima che sparisca.

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