La piazza contro un giudice.

Ottobre 5, 2009

La pellicola “Il caimano” si chiudeva con le immagini allusive di una rivolta di piazza dei seguaci del presidente del consiglio in carica contro il tribunale che aveva appena emesso una sentenza di condanna nei suoi confronti. Una scena lugubre ed inquietante, che tutti noi abbiamo tentato di esorcizzare.

Ma in questo autunno 2009 la premonizione morettiana sembra materializzarsi sotto forma di una evocata manifestazione di piazza contro la sentenza del tribunale di Milano (sezione civile) che ha condannato la Fininvest a risarcire con 750 milioni di euro il danno patito dalla Cir di De Benedetti in conseguenza della corruzione giudiziaria che fruttò al Cavaliere il controllo della Mondadori.

E qui una prima riflessione si impone. La causa civile appena conclusa (in primo grado) non ha stabilito le responsabilità delle persone coinvolte, ma ha solamente quantificato il danno. Le responsabilità furono accertate dal tribunale penale che condannò Previti come corruttore ed il giudice Metta come corrotto. Silvio Berlusconi fu prosciolto per intervenuta prescrizione dalla Corte d’Appello di Milano e per questo cantò vittoria: “assolto”; “dimostrata la persecuzione giudiziaria della procura…”, “finalmente provata la mia innocenza!..” e via di questo passo. Ora: è una ben strana razza di innocente quello che viene condannato a pagare alla vittima millecinquecento miliardi di lire.  Basterebbe questo a sbugiardare il Cavaliere su quella che è stata la sua linea in materia giudiziaria. Neppure le bugie sulle frequentazioni femminili superano il livello di menzogna raggiunto da Berlusconi sui suoi processi al tribunale di Milano. Dovrebbe ora essere evidente a tutti che il suo impero economico riposa sul crimine, in questo caso la corruzione giudiziaria.

E capisco anche il suo nervosismo, perché millecinquecento miliardi di lire liquidi, sull’unghia, non sono una bazzecola, e possono mettere in difficoltà anche un gruppo come il suo, senza contare che si tratta dei soli danni patrimoniali. La quantificazione dei danni non patrimoniali è stata rimessa ad altra causa che dovrà iniziare ora.

Senza dubbio Fininvest chiederà la sospensiva e leggo che “presumibilmente, vista l’entità dell’importo, la corte d’appello la concederà” (Il Fatto). Sarà, ma un simile argomento potrebbe anche essere ribaltato: considerato che De Benedetti fu scippato illegalmente della Mondadori nel 1991, ed avendo dovuto sottostare ad un calvario giudiziario durato quasi dieci anni per vedere riconosciuta (almeno in parte) la verità, la corresponsione del risarcimento dovrebbe essere disposta senza indugio.

Ma il punto non è qui: la spregiudicatezza di Berlusconi e dei suoi non si fa scrupoli di chiamare in piazza il Popolo delle Libertà contro una sentenza (per di più di natura civile), un episodio mai accaduto. Mai si sono viste manifestazioni di piazza contro decisioni dei giudici. Pure in un paese come il nostro, insofferente alla giurisdizione, dove il concetto di “legalità” viene largamente evocato ma scarsamente praticato, non si era mai arrivati a tanto. Processi in televisione ne abbiamo visti, in piazza mai.


Seicentomila miliardi di lire.

Ottobre 3, 2009

E’ l’equivalente nella nostra vecchia valuta dei capitali detenuti all’estero da italiani, secondo le stime del governo e che esso intende far rientrare con lo scudo fiscale appena approvato dal Parlamento. Un patrimonio pari ad un quinto del debito pubblico nazionale.

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Non c’è due senza tre.

Maggio 9, 2009

Giovanni Falcone ci lasciò poco dopo aver pronunciato la seguente frase: “Cosa Nostra sta per entrare in borsa”. In realtà sappiamo ora che c’era già entrata; usò una formula semi-ipotetica per non creare troppo allarme. Anni dopo l’allora ministro Lunardi disse che “bisogna abituarsi a convivere con la mafia”. In realtà ci conviviamo e ci convivevamo anche all’epoca, ma anch’egli usò un’espressione prudente. Ieri il Presidente Napolitano ha detto che “la mafia potrebbe approfittare della crisi” per impadronirsi di aziende in crisi economica. Che conclusione dobbiamo trarre?


Lettera aperta al Partito Democratico.

Aprile 15, 2009

1. Premessa.

Due mesi alle elezioni europee, sette al congresso. Che fare?

La politica ha come primo compito quello di affrontare i problemi del paese e pertanto si ha il dovere, innanzitutto, di individuarli e di elencarli in ordine di importanza, stabilendo quindi cosa la politica può fare e cosa no.

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Le grandi denunce di Striscia la Notizia.

Aprile 1, 2009

Nella puntata del 1° aprile (e non credo che sia uno scherzo) è andata in onda una delle brillanti denunce di sperpero di denaro pubblico. Questa volta il bersaglio è l’azienda municipale per la raccolta dei rifiuti di Palermo. Una corrispondente di giallo vestito elenca le nequizie del caso: servizio pessimo, tariffe alte, ma soprattutto un bilancio dissestato al limite del fallimento. E per quali motivi? Nessun dubbio: assunzioni clientelari di parenti di politici, consulenze d’oro agli amici ed agli amici degli amici, spese insensate. Insomma: una gestione delle finanze aziendali dissennata. Al punto, ci si dice, che la Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta. Ma, ci informa sempre la brillante signorina, l’indagine verrà sicuramente archiviata perché servirebbe la querela del sindaco di Palermo, in qualità di socio unico dell’azienda municipale. Ed essendo gli amministratori responsabili del dissesto (così ci fanno capire) nominati dalla politica così come il sindaco stesso, la querela non c’è stata.

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Incentivi auto.

Gennaio 29, 2009

Il governo annuncia misure in favore del settore automobilistico. Mi aspetto un’impennata delle pubblicità FIAT sulle reti mediaset.


Cento miliardi di euro.

Gennaio 22, 2009

Filtrano le prime notizie e sarebbe questo il costo (ma pare che sia una sottostima) del cosiddetto “federalismo fiscale” tanto caro alla Lega. In un paese indebitato fino al collo, direi che non c’è male.


Come l’Argentina.

Dicembre 4, 2008

Abbiamo appena finito di sentire il nostro presidente del consiglio esortarci a consumare, a spendere. E ci ha ha anche spiegato che se le cose vanno male la colpa e’ della sinistra e dei giornali che a forza di ripeterlo fanno andare male le cose. Un concetto eziologicamente un po’ strano, ma siccome il capo e’ lui, bisogna credergli. Quindi bisogna essere ottimisti, credere in un futuro roseo e spendere spensieratamente.

Mi e’ capitato pero’ di leggere sui giornali che il ministro Sacconi (ministro del governo Berlusconi) ha dichiarato che lo Stato italiano e’ a rischio bancarotta e che l’Italia potrebbe fare la fine dell’Argentina. Alla faccia dell’ottimismo.

Ma se cosi’ e’, valeva la pena sperperare miliardi di euro pubblici per Alitalia?


Report e il nucleare.

Novembre 3, 2008

Come ogni domenica, la puntata serale di Report mi ha inflitto il consueto pugno allo stomaco. Agghiaccianti le parole di Scajola sul nucleare, che riporto a memoria ma quasi letteralmente: “sara’ il privato che vuole costruire la centrale nucleare a scegliere il sito dove farla fra quelli indicati dalla commissione scientifica governativa”. E l’intervistatore aggiunge che la legge prevede che il governo possa commissariare gli enti locali che si oppongono alla costruzione sul proprio territorio delle centrali medesime. Tartufescamente il ministro afferma di non ricordarsi di quella norma. Strani ministri che abbiamo: scrivono leggi e decreti ma non ne conoscono mai esattamente il testo. Abbiamo comunque appreso due cose:

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Più Stato meno Mercato.

Ottobre 12, 2008

Mentre il Partito Comunista Cinese sta costruendo nell’omonima Repubblica Popolare il più gigantesco sistema capitalistico di tutti i tempi, o forse proprio per questo, sembra che i paesi occidentali, dal Regno Unito alla Germania, dagli Stati Uniti alla Francia, riscoprano la centralità economica dello Stato.

Abbiamo ancora nelle orecchie lo slogan “meno stato più mercato” che risuona dai primi anni novanta ed in nome del quale sono state “privatizzate”, chiuse, vendute, svendute le grandi imprese pubbliche nazionali. Ma sembra che ora si faccia marcia indietro. Si comincierà presumibilmente con le banche, e siccome sono esse a detenere i pacchetti di maggioranza delle grandi imprese, il circolo si chiude in fretta.

D’altronde il sistema economico nazionale basato sulle partecipazioni statali fu costruito con consapevole saggezza nel dopoguerra, guardando al vicino esempio sovietico. Va infatti sottolineato che, contrariamente a quanto ci è sempre stato detto, nel ventennio successivo alla fine della guerra, l’economia pianificata sovietica crebbe a ritmi superiori a quelli dei paesi occidentali (eccezion fatta per Italia e Germania che, essendo semidistrutte, non potevano che crescere). In altre parole l’URSS era la Cina di adesso, con l’equivalente di quello che è il PIL che cresceva a ritmi doppi o tripli rispetto a quello della Francia e del Regno Unito. In Italia si prese esempio. Forse l’Europa sta riscoprendo quella strada?

Una cosa va però tenuta a mente. I regimi che ho menzionato (URSS, Cina e Russia di oggi) hanno fatto o fanno a meno di due elementi: la democrazia e la libertà individuale; ad onta di quegli economisti illusi (e sono stati la maggioranza) che hanno sempre sostenuto che benessere economico, libertà d’impresa, capitalismo, libertà individuale e democrazia sono elementi imprescindibilmente interconnessi, cosicchè venendo meno uno di essi, vengono meno tutti.

Anche a noi toccherà lo stesso destino?


L’emendamento salva manager (ladri).

Ottobre 9, 2008

“Art. 7-bis. – (Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare). – Le dichiarazioni dello stato di insolvenza a norma dell’art. 4, comma primo, e dell’art. 3, comma terzo, del presente decreto e dell’art. 3 e dell’art. 82 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, sono equiparate alla dichiarazione di fallimento ai fini dell’applicazione delle disposizioni dei capi I, II e IV del titolo VI della legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267 e successive modificazioni ed integrazioni) solo nell’ipotesi in cui intervenga una conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell’ammissione alla procedura”».

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Tenete le azioni! (mediaset?)

Ottobre 9, 2008

Con queste parole Corriere.it sintetizza il messaggio lanciato dal presidente del consiglio agli italiani. Si tratta sicuramente del suggerimento del buon padre di famiglia ai suoi figlioli-sudditi, non v’è dubbio.

Anche se qualche riflessione andrebbe fatta. Per esempio va detto che sono pochi i risparmiatori che investono direttamente in azioni, dal momento che, dopo il sisma del 2001, quasi tutti si sono rivolti al risparmio gestito e cioè ai fondi. Fondi che, come si sa, sono gestiti dalle banche. Le quali banche sono i veri soggetti a rischio in questo momento di crisi di liquidità. Quindi mi sento di azzardare che il suggerimento del cavaliere è indirizzato prima di tutti ai gestori di risparmio (cioè dei fondi comuni delle banche), cui egli chiede di non mettere sul mercato i portafogli azionari. Al contempo lo stesso cavaliere annuncia un piano di salvaguardia per le banche stesse, che, par di capire, saranno messe al riparo da eventuali crisi di liquidità che potrebbero porle a rischio fallimento.

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La pantomima Alitalia.

Settembre 22, 2008

La tragicommedia della cosiddetta compagnia di bandiera si arricchisce ogni giorno di nuovi esilaranti seppur drammatici elementi. Se il ministro Sacconi sosteneva che i tempi per la trattativa sarebbero scaduti ineluttabilmente entro giovedì scorso, l’Enac fa sapere che Alitalia ha due o tre giorni di tempo per far pervenire un piano finanziario di risanamento. Ciò non impedisce al commissario straordinario Fantozzi di pubblicare un avviso di trattativa privata, dando nove giorni di tempo a “chiunque sia in grado di garantire la continuità nel medio periodo del servizio di trasporto, la rapidità dell’intervento nonché il rispetto dei requisiti previsti dalla legislazione nazionale, ivi compresi i Trattati di cui è parte
l’Italia, a presentare manifestazioni di interesse per l’acquisto di uno o più rami di azienda di Alitalia Linee Aeree Italiane S.p.A. in a.s., di Alitalia Airport S.p.A. in a.s., di Alitalia Express S.p.A. in a.s., di Alitalia Servizi S.p.A. in a.s. e di Volare S.p.A in a.s., anche non preesistenti.
Tali manifestazioni dovranno pervenire presso gli uffici del Commissario Straordinario,
in via Marchetti, n. 111, 00148 Roma, entro il 30 settembre 2008, ore 12.00, unitamente
a tutta la documentazione che ne consenta la valutazione al fine di avviare l’eventuale
trattativa.”

Resta da chiedersi come sia possibile concludere una tale trattativa in tali condizioni, con la minaccia di revoca della licenza di volare incombente da un giorno all’altro.

Chiunque abbia fatto un acquisto appena più impegnativo della spesa quotidiana, ha idea di come sia difficile, lungo e laborioso, valutare la stipula di un contratto. Fermo restando che le minacce ultimative inducono chiunque a ritrarsi da qualsiasi trattativa.

Credo che un giorno si sveleranno i tratti di questo gigantesco bluff, di questa colossale messinscena, e chi ne sono stati i beneficiari ed i danneggiati.


Fallimento di Alitalia.

Settembre 18, 2008

Perdonatemi se mi permetto di copincollare quanto scrissi sulla vicenda il 18 marzo 2008 (si veda il post “Alitalia e il fallimento”).

Ammettiamo come valida la tesi del giornalista, secondo cui la SEA preferirebbe il fallimento della compagnia. Cosa significherebbe? Innanzitutto che gli attuali azionisti (il governo per il 49,9% ed i piccoli per il resto) perderebbero il valore delle loro azioni e qualsiasi potere sulla sorte della società. Inoltre i “sindacati romani” vedrebbero annullate le prerogative derivanti dalle clausole contrattuali sottoscritte coi manager del gruppo. Però, come dice la Moratti, ciò non comporterebbe che gli aerei smettano di volare; in altre parole il fallimento di Alitalia non significherebbe la fine di tutto, e quindi nemmeno delle trattative. Infatti la legislazione fallimentare consente ad una società fallita di continuare ad operare, grazie a varie formule già più volte sperimentate (legge Prodi, concordato preventivo, concordato fallimentare) anche per grandi gruppi come per esempio Parmalat o Cirio. Il cambiamento radicale sarebbe quello di sottrarre al governo il potere di decidere le sorti dell’azienda, che finirebbero nelle mani del Tribunale fallimentare e della curatela. A quel punto tutte le trattative condotte fino ad ora verrebbero azzerate, aprendo orizzonti del tutto nuovi. Mi chiedo se sia questa la strategia del centrodestra: bloccare la vendita ai francesi facendo leva sulla vertenza con la SEA, per portare la compagnia alla declaratoria di insolvenza e poi pilotare la procedura fallimentare a vantaggio di un acquirente gradito, escludendo il governo.

Saremmo davanti all’ennesimo caso di supplenza della Magistratura rispetto alla politica, ovvero di uso politico della Giustizia. Avremmo uno Stato (e qui va sottolineata la assoluta e colpevole inerzia del governo Berlusconi per un lustro intero) che abdica perfino alla gestione dei suoi beni, lasciando che a liquidarne le spoglie sia un giudice delegato del Tribunale.

Probabilmente sono solo mie fantasie senza fondamento. Ma sarebbe una tappa ulteriore nella saggezza con la quale la nostra politica ha gestito l’immenso patrimonio delle imprese pubbliche: chiuse, vendute, svendute, regalate ed ora portate scientemente al fallimento per poterne sbranare i resti.

Forse erano solo mie fantasie, e le cose possono ancora cambiare; vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Ma secondo voi, a occhio e croce, di quanto ho sbagliato?


Il pastrocchio Alitalia.

Settembre 1, 2008

Nel giudicare un piano che nei dettagli non è pubblico occorre cautela. Va bene. Però qualche cosa la si è capita e cerchiamo di capire come è stata “risolta” la questione Alitalia dal governo.

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Nucleare?

Giugno 21, 2008

Sul progetto del governo di avviare la costruzione di alcune centrali nucleari copio e incollo dal sito sinistra-democratica.it un intervento di Giorgio Parisi* che condivido in toto.

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L’ici, Berlusconi e la “luna di miele”.

Maggio 27, 2008

La nozione viene dagli Stati Uniti: il Presidente neoeletto gode, all’inizio del mandato, di una sorta di franchigia concessa dagli elettori che gli perdonano ogni suo errore, accettano ogni sua decisione e assecondano quasi acriticamente le sue idee. Ma tale condizione dura settimane, mesi al massimo; un periodo detto appunto “luna di miele”, trascorso il quale il senso critico torna a prevalere sull’entusiasmo iniziale.
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Alitalia e il fallimento/bis.

Aprile 3, 2008

Ha ragione Di Pietro.

Marzo 22, 2008

Da repubblica.it

12:18 Di Pietro: “Su Alitalia Berlusconi fa insider trading”

“Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere contrariamente al vero che c’è qualcuno che vuole comprare Alitalia”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e leader dell’Italia dei Valori rispondendo a una domanda dei giornalisti su Alitalia durante un giro tra gli elettori in un mercato di Milano. “Queste operazioni prima si fanno poi si annunciano – ha aggiunto – annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale”.

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Alitalia e Berlusconi.

Marzo 20, 2008

Nella vicenda Alitalia, che fa da sfondo alla campagna elettorale (o forse è più giusto dire il viceversa), si stanno riversando tutti i mali della nostra pessima politica e della nostra economia malata. Il risultato è una specie di pochade, un vaudeville politico finanziario dai contorni amari e grotteschi.

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